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L'INTERVISTA

Scarpa rompe il silenzio: «Parma ha perso un'occasione»

Pd: dopo due settimane l'ex candidato sindaco si toglie qualche sassolino...

di Francesco Bandini -

09 luglio 2017, 07:00

Dopo un silenzio durato due settimane, interrotto solo da un paio di post su Facebook, il candidato del centrosinistra sconfitto da Pizzarotti, Paolo Scarpa, torna a parlare e lo fa con una lunga intervista rilasciata alla Gazzetta di Parma.

Perché questa lunga pausa?

Amo sempre riflettere molto sulle cose. Ovviamente una sconfitta è una cosa che fa male sul piano personale e che induce a pensare. La campagna elettorale è un'orgia comunicativa fagocitante, per cui avevo bisogno di interrompere un ritmo forsennato in cui ero stato introdotto.

Sapeva che vincere sarebbe stata dura, ma si aspettava una sconfitta di queste proporzioni?

Ho riflettuto molto. Credo che si debba partire dal risultato del primo turno, dove siamo arrivati al ballottaggio con una percentuale altissima che nessuno si aspettava. Quel risultato l'abbiamo raggiunto soprattutto in virtù del contributo delle liste indipendenti che hanno sostenuto la mia candidatura, che hanno portato a un risultato che ha alzato il livello di aspettativa: perché senza le liste indipendenti rischiava di andare al ballottaggio la Cavandoli e la lista che porta il mio nome, in particolare, ha ottenuto un incredibile 14%. A quel punto abbiamo cominciato a pensare di potercela fare, ma poi la tradizionale onda del centrodestra di Parma, che vota massivamente contro chiunque sia dall'altra parte, ha fatto sì che ci fosse questa vittoria netta di Pizzarotti. Mi ero illuso che in realtà si potesse invertire questa tendenza che a Parma va avanti ormai da vent'anni, in virtù del fatto che non sono uno di partito e che ho fatto una campagna elettorale molto orientata sui temi della città, ma questo non è stato capito e comunque l'elettorato ha votato Pizzarotti. Poi c'è stato un altissimo tasso di astensionismo, che ha colpito soprattutto noi. Questo 55% di astensione penso sia il dato politico più eclatante: la città si è disinteressata a queste elezioni. Ma c'è stata anche una componente, sia pur minoritaria, di fuoco amico, che dal primo al secondo turno è passata dal Pd a Pizzarotti.

All’indomani della sconfitta lei si è assunto le sue responsabilità. Ma alla fine chi è che ha perso di più? Paolo Scarpa? Il centrosinistra? Il Pd?

Ho già detto che è una mia sconfitta personale, perché mi ero messo in gioco a livello personale al di fuori degli schemi tradizionali dei partiti. Dovendo dire chi ha perso di più, verrebbe da dire che ha perso la città, anche se mi rendo conto che va contro il sentire della maggioranza di chi ha votato. Diciamo che c'è una parte di Parma che ha perso una buona occasione per il cambiamento.

Pensa di avere commesso errori in questa campagna elettorale?

Sul piano personale ho dato di tutto e di più. Nelle ultime due settimane però avrei voluto incontrare di più la gente, invece mi sono messo in un angolo in una serie infinita di scontri con Pizzarotti, che mi hanno impedito di avere un rapporto forte con la città. Volevo fare una campagna non contro, ma per una visione di città, ma nei quindici giorni prima del ballottaggio è stato tutto come un talk show televisivo, in cui non si riesce ad articolare un ragionamento. Per me non ci sarà una seconda campagna elettorale, ma se dovessi riavvolgere il nastro la farei in modo diverso.

Cosa le rimarrà di questa esperienza? E cosa invece vorrebbe proprio dimenticare?

Dimenticare nulla, perché è stata un'esperienza importante. Di positivo credo ci sia quello che abbiamo seminato come idea di città e sistema di valori, che spero possa contagiare questa amministrazione, anche se non so quanto possa essere permeabile.

Lei aveva promesso, in caso di sconfitta, di rimanere in consiglio comunale per tutto il mandato. Lo conferma?

Sì, rimarrò e sarò capogruppo di Parma protagonista, che ha avuto un successo straordinario, anche se conto di rappresentare i valori di tutta la coalizione che mi ha sostenuto.

Come sarà l’opposizione di Paolo Scarpa?

La parola opposizione non mi piace, preferisco minoranza. Comunque non sarà un'opposizione a prescindere, ma è chiaro che dipenderà dall'altra parte e da quale sarà la loro disponibilità nei nostri confronti. Conoscendoli, penso che non avranno una grande disponibilità. Ma mi piacerebbe continuare a lavorare nella città, insieme a tutti gli altri sette consiglieri di Parma protagonista, Pd e Parma unita, per una battaglia su quell'idea di città che abbiamo e che è diversa da quella di Pizzarotti. Il consiglio comunale è importante, ma la minoranza non conta molto: può presidiare, controllare, incidere se gli altri la lasceranno incidere

Lei ha scritto: «Parma è Pizzarotti». È una critica alla città per dire (in negativo) che ha il sindaco che si merita?

No, non me lo permetterei mai. È una presa d'atto: Parma ha scelto Pizzarotti e quindi si identifica in lui, così come si era identificata in Vignali nel 2007 (anche la percentuale è la stessa), salvo poi buttare Vignali giù dalla rupe. Sono convinto che ci sia una continuità politica netta nell'impostazione su alcuni temi (soprattutto nel rapporto pubblico-privato) che va dall'ultimo Ubaldi a Vignali a Pizzarotti: un'impostazione che tende a una dismissione progressiva di tutto ciò che è pubblico a vantaggio di ciò che è privato.

Ha molto colpito una frase che lei ha scritto su Facebook: «Oggi il mio amore per Parma esce fortemente ridimensionato». Si può amare la propria città solo se ti fa vincere?

Penso sia una cosa umanamente comprensibile. Se una città ti dice di no in questo modo, le voglio molto bene lo stesso (e infatti continuo a lavorare per lei), ma certamente la passione sfrenata che c'era ha subìto un lieve raffreddamento. Ma al di là della questione personale, dispiace soprattutto una cosa: l'indifferenza, che poi si esprime nell'astensionismo. Parma è stata sostanzialmente indifferente a questa competizione politica, e questo colpisce negativamente in una città che ha avuto una grande sensibilità democratica. Ovviamente è colpa anche nostra e di quella componente del centrosinistra che ha perso il radicamento nella società.

Cosa risponde all’ormai ex segretario provinciale del Pd Serpagli, che le ha rinfacciato di avere prima tenuto il partito lontano e poi di avergli dato la colpa della sconfitta?

Non entro in polemica con Serpagli, che ritengo comunque un amico e al quale parlerò a quattr'occhi. Comunque la domanda giusta da porsi è: spettava a me o al Pd farsi carico di tenere il candidato legato al partito? Forse spettava al Pd, che ha i propri organismi! È il Pd che non ho visto molto presente in questa campagna elettorale.

Lei ha scritto che il Pd nazionale e quello regionale «hanno adottato e cullato Pizzarotti» in chiave anti-Grillo. Quindi secondo lei il partito, almeno a certi livelli, ha remato contro?

Ciò che ho scritto è stato confermato il giorno stesso dal presidente della Regione Bonaccini, che ha detto che si doveva fare un laboratorio con Pizzarotti, e dal sindaco di Bologna Merola, che ha detto che il candidato era Pizzarotti. Sono convinto che la nostra idea di città sia diversa da quella di Pizzarotti e che quindi fosse giusto essere suoi antagonisti.

Lorenzo Lavagetto ha detto che dopo le primarie «non c’è stata vera unità d’intenti». Quanto hanno pesato la litigiosità e i regolamenti di conti interni?

Non hanno giovato.

Cosa risponde ai segretari dei circoli cittadini del Pd, che si sono dimessi in blocco e le hanno rinfacciato l’alleanza con ex esponenti della giunta Vignali e una campagna elettorale autoreferenziale?

Non entro in polemica nemmeno con loro. Sono dinamiche interne al Pd. Comunque il Pd era a pieno titolo nella competizione insieme a me e questa battaglia l'abbiamo combattuta insieme. Purtroppo è stato proprio il risultato troppo magro del Pd a rendere molto più ardua la nostra possibilità di vittoria.

Il suo impegno proseguirà?

Adesso intendo portare avanti le cose che abbiamo seminato in questi mesi, cioè un lavoro che vorrei fare con gli altri sette consiglieri della coalizione. Nella speranza da una parte di incidere sulle politiche dell'amministrazione, dall'altra di continuare un dialogo con la città. Per quanto riguarda me, è del tutto ininfluente quello che farò. Andrò avanti in consiglio comunale perché 27mila persone mi hanno votato, ma è chiaro che non mi ricandiderò.

La sua lista indipendente «Parma protagonista» avrà un futuro?

Certo, avrà un futuro, che non sarà legato solo a me ma a tutte le persone che ci hanno lavorato. Abbiamo un programma corposo che forse non siamo stati capaci di comunicare abbastanza alla città. Noi ripartiamo da lì.