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ATENEO

Colosso mondiale investe sui cervelli parmigiani

14 luglio 2017, 07:00

Colosso mondiale investe sui cervelli parmigiani

Andrea Del Bue

Questa è una storia di competenza, di una Parma che vince nel mondo, di passione.

Nel 2005 nasce Id Solutions, uno spin-off dell'Università di Parma, che cerca di mettere in pratica quella che era solo un'idea: Rfid (Radio Frequency Identification), identificazione a radio frequenza, in altre parole etichette intelligenti.

Siamo nell'ambito di Iot (Internet of things). Insomma: tag che vengono letti automaticamente, raccontano tutta la storia di un prodotto e ne rendono possibile la completa tracciabilità, per la tutela e soddisfazione del consumatore, per la crescita di fatturato e l'efficienza dell'impresa.

In un piccolo tag, c'è un mondo di informazioni: nella logistica si può tracciare ogni singolo istante della catena logistica, anche quella del freddo; in ambito sanitario limitare, in alcuni casi addirittura eliminare, l'errore umano con l'identificazione anche di un singolo filo di sutura; nell'ambito del commercio garantire soluzioni che annullano l'errore inventariale.

Sono solo esempi: la gamma di applicazioni della tecnologia Rfid è potenzialmente infinita.

L'azienda, fondata dal docente del dipartimento di Ingegneria e architettura dell'Ateneo di Parma, il professor Antonio Rizzi, che è anche il direttore del centro ricerche accademico Rfid Lab, cresce, si espande, conquista mercati, fino ad arrivare a 3 milioni di fatturato, 15 tra dipendenti e collaboratori, 700 lettori Rfid gestiti da remoto, 30 milioni di oggetti tracciati ogni anno, lavori in tutti i continenti, Africa esclusa.

In mezzo, ricerca continua di nuove soluzioni, riconoscimenti importanti e una crescita costante. Tra i clienti, ci sono grandi nomi: tra gli altri, Barilla e Grandi Salumifici Italiani per il food, Conad nel retail, GlaxoSmithKline Vaccines e Bayer nel pharma, Gruppo Marconi e Stef nella logistica, Johnson & Johnson Medical per l'healthcare, Max Mara Fashion Group e Luxottica nel fashion.

Oggi, la svolta: Id Solutions entra nel gruppo Murata. È un colosso giapponese dell'elettronica, eppure per chi non è del settore quel nome può dire poco: Murata, infatti, non fa prodotti finiti che arrivano nelle mani dei consumatori, ma componenti e moduli elettronici.

Per questa multinazionale parlano i numeri: oltre 10 miliardi di fatturato, 60mila dipendenti. Dentro gli oggetti tecnologici che usiamo quotidianamente ci sono centinaia di componenti; addirittura un migliaio dentro uno smartphone.

Pezzi piccolissimi, quasi invisibili, ipertecnologici. Questa azienda enorme, dal know how immenso, aveva a disposizione tutto il mondo per scegliersi un partner adatto, ma ha puntato le sue attenzioni su Parma, su Id Solutions.

Tutto nasce quando entrambe le aziende si trovano a lavorare per Luxottica: Id Solutions e Murata, Parma e Kyoto, creatività e precisione, ricerca e applicazione si incontrano. C'è da proteggere il marchio Ray-Ban; Murata ha un tag unico, che può essere inserito all'interno della montatura, ma il progetto ancora non decolla.

Manca il disegno completo della soluzione: quello che porta Id Solutions, che va oltre l'anticontraffazione e utilizza il tag anche per arginare il mercato parallelo, che crea danni milionari al produttore. Passa qualche mese e Murata capisce che ha bisogno dell'azienda parmigiana, spin-off del nostro Ateneo. Così l'acquisisce, senza privarla della sua identità: «Noi siamo come i catalizzatori di una grande reazione chimica – è la metafora del professor Rizzi -. Noi abbiamo bisogno di Murata e Murata ha bisogno di Id Solutions».

A Parma la scintilla, in Giappone la tanica di benzina: ora sono vicine. «Se Murata ha scelto noi per diventare il numero uno al mondo nella tecnologia Rfid – sottolinea Rizzi – è perché l'Università, in questi oltre dieci anni di lavoro e fatica, da zero è arrivata ad essere, grazie ad una ricerca di ottimo livello di un gruppo di cui sono orgoglioso, riferimento internazionale per questa tecnologia. Personalmente, provo grande soddisfazione nell'aver ripagato l'Università di Parma, che mi ha dato la possibilità di lavorare su queste tematiche e che ora beneficia anche economicamente di questa operazione».

E dall'Ateneo non può che arrivare un plauso; in particolare dal professor Gino Gandolfi, docente del Dipartimento di Scienze economico-aziendali e pro rettore allo Sviluppo delle relazioni d'impresa e con il territorio. «Come già fatto in passato con l'operazione Vislab-Ambarella, tutto quello che l'Ateneo di Parma ha guadagnato verrà reinvestito in attività a favore della ricerca e dei nostri studenti – assicura -. Anche in questo caso, dobbiamo essere grati al professor Rizzi e a Murata per aver deciso di rimanere a Parma e di intensificare la collaborazione con la nostra Università. Da tale partnership potranno derivare importanti ricadute anche per il nostro territorio e, di questo, siamo felici ed orgogliosi».

La nostra città, infatti, continuerà ad essere protagonista, come sottolinea Francesco Fantoni Guerci, amministratore delegato di Id Solutions: «Il centro di competenza tecnologica sarà a Kyoto, ma il centro di competenza applicativa Rfid per tutto il gruppo sarà a Parma. Id Solutions rimane a tutti gli effetti uno spin-off accademico, perché Murata è molto interessata ad avere rapporti con l'Università. Anzi, siamo interessati a riportare la sede di Id Solutions all'interno del campus, davanti a quel dipartimento di Ingegneria da cui siamo nati».

Questa storia, infine, insegna che competenza e caparbietà portano lontano: «Sono convinto che questo sia un messaggio di fiducia per chi ha voglia di fare – osserva Fantoni Guerci -. Murata, che è un gigante del settore, ci ha visto lavorare sul campo e ha capito che aveva bisogno di noi, scegliendoci tra altri concorrenti».

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