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EDITORIALE

Altro che e-mail. Vuoi mettere la magia di una lettera?

di Patrizia Ginepri -

15 luglio 2017, 14:56

Altro che e-mail.  Vuoi mettere la magia di una lettera?

Cari nativi digitali pre e post millennials, cosa vi siete persi. Neanche ve lo immaginate. Siete sempre iper connessi, comunicate in tempo reale da un capo all'altro del mondo pigiando tasti mignon. Avete l'opportunità di viaggiare, di fare esperienze all'estero, ogni giorno scaricate una nuova app, affamati di tecnologia, fagocitati dalla realtà virtuale, forgiati da una conoscenza sempre a portata di clic. Ebbene, nella vostra vita moderna e multitasking, vi manca qualcosa di speciale: non proverete mai l’emozione di trovare una lettera tutta per voi nella cassetta della posta. Che sarà mai, direte voi, oggi ci sono le e-mail. Credetemi, non è la stessa cosa. E qui chiamo a raccolta tutti i nostalgici della parola vergata con la stilografica. Il digital pensiero? Un misero accrocco lessicale che sta alle Ultime lettere di Jacopo Ortis come l'ultimo modello di PlayStation 4 sta al vecchio videogame pac-man. Le lettere portano vere tracce, profumano, lasciano intravedere stati d’animo, trasmettono sensazioni più coinvolgenti rispetto alla fredda posta elettronica. Gli armadi di molte case conservano ancora missive ingiallite dal tempo. Per chi si trova a leggerle ora, a quaranta o cinquant’anni di distanza, sono come fotografie di un mondo che vediamo per la prima volta, fotogrammi di vita quotidiana, di amori di marzapane, freschi e leggeri. Allora per esprimere sentimenti e stati d'animo non si usavano gli smile o le abbreviazioni tipo xche nn o tvtttb. Le parole correvano irregolari sul foglio bianco, libere dal sempiterno «Times New Roman» corpo 12. Qualche giorno fa mia madre mi ha restituito una scatola colma di lettere che appartengono alla mia adolescenza. Un tuffo al cuore, un salto a piè pari negli anni Settanta. Ricordo quando correvo in camera mia, aprivo la busta e leggevo la lettera appena recapitata tutto d’un fiato. Poi la rileggevo con calma, più e più volte, fino a impararne addirittura certi passi a memoria.
Ho iniziato a scartabellare in quel piccolo tesoro di emozioni del passato e al primo impatto mi è sembrato di aver condiviso l'adolescenza con i dinosauri. Erano soprattutto le amiche a scrivermi: da Piacenza, Reggio Emilia, Viadana e anche da qualche comune del parmense. Lettere colorate, disegnate, talvolta con qualche foto polaroid allegata a suggellare momenti spensierati. E poi, il vero salto di qualità per quei tempi. La corrispondenza con Sandy, una coetanea di Bristol in Virginia, un contatto attivato dall'insegnante di inglese delle scuole medie. Che gioia vedere per la prima volta una sua immagine con la famiglia. Non scherziamo, arrivava dall'America. Quando le scrivevo sapevo che sarebbe stata lunga l'attesa di una risposta, tempi tecnici per quelle buste di carta sottile con la scritta «airmail» che facevano tanto cosmopolita. Nella scatola ci sono anche decine di fotografie, perlopiù dalla riviera romagnola, ma anche da Marina di Massa e perfino da Berceto. Alcune sono kitsch, con ricami e particolari in rilievo. Che tenerezza. Vabbè, non c'è tempo per gli amarcord. Ricarico il telefonino, controllo il wi-fi e guardo con circospezione la cassetta della posta sperando di non trovare la solita bolletta da pagare.

pginepri@gazzettadiparma.net