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IL DISCO DELLA SETTIMANA

I 40 anni dei "Lupi” di Ivan Graziani

di Michele Ceparano -

15 luglio 2017, 11:54

I 40 anni dei

Ivan Graziani è stato un grande della canzone d'autore italiana. E' un giudizio di cui questa rubrica si assume la piena responsabilità. Già, perché non sempre all'artista abruzzese prematuramente scomparso nel 1997 ad appena 51 anni, è stato concesso di poter anche soltanto aspirare a far parte dell'Olimpo dei grandi della musica italiana. Per dirla in parole povere, essere annoverato tra gente come De André, Guccini, Battisti, De Gregori e Dalla o Gaber e Paolo Conte. E dire che alcune sue canzoni sono tra le perle della canzone d'autore italiana, da “Lugano addio”, ad “Agnese” per arrivare alla fantastica “Paolina” o a “Signora bionda dei ciliegi” o “Cleo”, in cui Graziani canta che “una ragazza greca discende dagli dei”. Ma anche a ballate dure e dolenti come “Dada” o graffianti come “Maledette malelingue” che l'artista non ebbe alcun timore di cantare a Sanremo.
Le sue canzoni sono opere d'arte scandite da una voce in falsetto capace di far vibrare le corde più profonde dell'anima e da una chitarra che ruggisce. Perché Graziani non è stato solo un grande cantante e autore ma anche un talentuosissimo musicista (non tutti i “grandi” lo sono invece stati), un virtuoso della chitarra (ascoltare, a questo proposito, “Pigro”). Oltre a essere stato un bravissimo disegnatore. Stessa “sorte” di Graziani l'hanno avuto anche altri, a partire da Pierangelo Bertoli ed Eugenio Finardi, “giganti” della canzone italiana non sempre considerati come avrebbero dovuto essere.
Quest'anno, comunque, compie quarant'anni “I lupi”, quinto album in studio che Graziani pubblicò nel 1977. Fu il suo primo lp a ottenere un certo successo, soprattutto grazie al pezzo forte, “Lugano addio”, che vendette parecchio come 45 giri. La prima parte dell'lp è un omaggio di Graziani alla sua terra, a quell'Abruzzo a cui lui, teramano, canterà tutto il suo amore anche nel 1982 con “Gran Sasso” nell'album del 1983 “Ivan Graziani”, che contiene altre meraviglie come “140 kmh”. Un Gran Sasso, appunto, a metà tra il paesaggio dell'anima e il far west. Ne “I lupi” invece l'Abruzzo è invece raccontato nella canzone che dà il titolo all'album - il lupo, assieme all'orso, è uno dei simboli di questa regione - e a “Ninna nanna dell'uomo”, in dialetto. Sono i punti più alti del lato A. Il B invece è monopolizzato da “Lugano addio”, una canzone che solo apparentemente narra di un ragazzo e una ragazza. E' un brano invece carico di vitalità e significati, oltre che di riferimenti a quella storia, in particolare la Resistenza, che spesso fa capolino nelle opere dell'artista abruzzese. Anche “Eva” e “Il topo nel formaggio” possono regalare suggestioni a chi non conosca ancora a fondo i lavori di questo straordinario poeta e musicista la cui chitarra e i cui occhiali colorati mancano da troppo tempo a chi ama la canzone italiana.