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VACANZE

Alla scoperta delle «spiagge» in Appennino

16 luglio 2017, 07:00

Alla scoperta delle «spiagge» in Appennino

BEDONIA

Monica Rossi

Nel 2014, Margaret Chan, direttore generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nel «Report globale sugli annegamenti» («Global report on drowning-preventing a leading killer») ebbe a dire che, nelle località di balneazione in generale, «ogni ora di ogni giorno più di 40 persone perdono la vita per annegamento».

Due anni dopo, il Rapporto Istisan 2016 «Incidenti in acque di balneazione: verso una strategia integrata di prevenzione degli annegamenti», a cura dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss) e della Società Nazionale di Salvamento, denunciò che il numero di annegamenti nei fiumi della nostra regione era ancora troppo alto per essere accettabile (salvo che possa essere accettabile anche un solo annegamento).

Cronache alla mano, dopo la tragedia avvenuta il 24 giugno dello scorso anno quando a perdere la vita nelle acque dell'Enza (tra le località Currada e Compiano di Canossa) fu una 24enne e dove, appena due giorni dopo, altri tre giovani rischiarono di annegare se non fosse stato per un tempestivo intervento, le morti per annegamento nei nostri fiumi continuano a far parlare sé.

L'ultimo in ordine di tempo a colpire l'opinione pubblica, l'annegamento del 17enne nel canale Vacchelli in quel di Crema, vittima si presuppone di una corrente insidiosa che, come i sifoni e i colini, possono trascinare sott'acqua rendendo molto difficile la risalita. Ora che l'estate è finalmente scoppiata, caldo e afa stanno raggiungendo i classici picchi stagionali: non tutti possono o vogliono andare al mare o in piscina e allora i fiumi si ripopolano di bagnanti in cerca di refrigerio. E le alti valli del Taro e del Ceno non fanno eccezione, disseminate come sono di spiaggette e anse immerse nel verde fra laghetti, fondoni e dighe. Fra le più celebri, il Groppo di Tornolo, la Diga di Borgotaro, le «Casette in Canada» in località Borio di Bedonia, il Gotra di Albareto, il suggestivo «Profondo» del fiume Ceno di Masanti di Sotto, la diga di Ponte Lecca, fra i Comuni di Bedonia e Bardi.

Fra tutte queste località, l'unica oggi a richiamare un pubblico che nei numeri avrebbe poco da invidiare a una piscina comunale o una struttura balneare costiera è il Groppo di Tornolo. E non perché sia la più bella, semplicemente perché offre ampie possibilità di parcheggio, è circondata da un grande prato ed è attrezzata di bar e poi perché la Diga di Borgotaro è chiusa causa lavori per il metanodotto. Nonostante le proteste dei bagnanti valtaresi affezionati alle spiagge del territorio, il sindaco Diego Rossi ha interdetto il passaggio per motivi di sicurezza pubblica.

Grande e affollata o piccola e quasi sconosciuta che sia, tuttavia, il problema delle spiagge sui fiumi è sempre lo stesso: non esiste prevenzione. Nessuna località è dotata di cartellonistica che metta in guardia da eventuali pericoli: servirebbero in più lingue, visto che l'alto Appennino parmense d'estate vanta una forte presenza di inglesi, olandesi, francesi, molto dei quali figli di emigrati che non parlano l'italiano. E, nonostante i moniti dell'Istituto Superiore di Sanità, le amministrazioni comunali non accennano ad approntare un servizio di vigilanza balneare come avviene invece in molte località costiere, dove da qualche anno sulle spiagge libere sono all'opera bagnini professionisti. Vero è che, a detta della Croce Rossa di Bedonia, il Taro non presenta particolari criticità, ma è anche vero che «da un anno all'altro un fiume può cambiare la propria morfologia all'insaputa di chi lo frequenta».

Diverso invece il Ceno, che scorre in aree più accidentate e che potrebbe nascondere insidie. Una cartellonistica in queste località sarebbe più che mai auspicabile.

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