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L'inchiesta

Una notte a San Leonardo tra una dose e un gelato

16 luglio 2017, 07:02

Michele Ceparano

Questo è un luogo dove, di notte, quasi tutto va veloce. Dopo le 22 di un caldo venerdì di luglio, in via Trento e via San Leonardo, di gente a piedi se ne incontra poca. C'è invece un via vai di giovani uomini di colore in sella alle loro biciclette. Sono i famigerati «cavallini», gli spacciatori in bici, soldati di un esercito illegale, alimentato anche da clienti italiani. A San Leonardo, lungo la via principale che va verso l'autostrada ma anche nelle strade laterali, questi ragazzi sono una legione. Qui, nelle ore notturne, gli stranieri non sono certo loro, ma chi si trova a passare a piedi. Tutta gente, quella poca che si incontra, che tira dritto. San Leonardo, in questo, fa rima con velocità: in bici o a piedi. Chi ci «lavora» non sta quasi mai fermo. Ma anche chi ci deve passare. I «cavallini» escono dal buio annunciandosi con il campanello della bici e uno sguardo più eloquente di mille parole. Significa: «Ti serve qualcosa?». Qualcosa che è facile intuire. San Leonardo è un quartiere che inizia dal cavalcavia di via Trento e il suo biglietto da visita è l'ex cinema Trento, poi Astoria. «Mi ci portava mio nonno negli anni Settanta» ricorda uno incrociato per strada. Fasti passati. Adesso è rimasta solo un'insegna, «Il Pendolino». Un altro particolare che richiama la velocità. La stessa di un'auto nera che sfreccia e dal cui finestrino vengono lanciate offese contro un gruppo di ragazzi di colore. Loro non ci fanno neppure caso. In via Trento, ci sono locali etnici ed edifici che hanno conosciuto tempi migliori. Qualche «oasi», comunque, si trova ancora. Nel «Noodles&Sushi» giapponese la clientela è addirittura tutta parmigiana. Dopo le 23 però da queste parti si serve il deserto. Oltre i camioncini che raccolgono i rifiuti, in strada sono rimasti solo loro: i «cavallini». Proseguendo il tour notturno si arriva in via San Leonardo, il cuore del quartiere. Chi passa sosta un attimo, davanti al numero 21, dove Patience e la sua figlioletta Maddy sono state uccise. I fiori, i lumini e i messaggi davanti all'ingresso gettano una luce in una notte che più si prosegue, più diventa scura. San Leonardo non è però tutto così: se si getta un occhio sulla sinistra sembra di essere nella piazzetta di uno dei tanti paesi italiani con i giovani seduti ai tavolini a gustarsi un gelato. Una scena che sembra d'altri tempi. Poco più avanti ci sono altri bar e una pizzeria, avamposti di un quartiere che fatica a riconoscere se stesso. Qui, fortunatamente, tutto va un po' meno veloce. Ma, come ricorda chi ci vive, di posti come San Leonardo ormai a Parma ce ne sono tanti. Basta fare un salto in stazione, davvero a pochi passi. Ma non solo: anche nel centro «snob» in alcune sere bisogna essere rapidi. Camminare veloci senza guardarsi troppo in giro. Idem in viale Piacenza o in viale Vittoria. A San Leonardo, comunque, più si prosegue e meno gente si incontra. O meglio, a fare compagnia a chi sceglie di camminare su un marciapiede che sembra sempre più stretto, ci sono sempre loro: gli immancabili «cavallini». Intorno all'Interspar e all'Euro Torri, sono una presenza costante: bici e telefonino in mano. Si avvicina mezzanotte e le loro facce fanno capolino da via Prampolini, via de Ambris, via Rosselli. Nel giardinetto fra via Amendola e via Puzzarini, a pochi passi da qui, fino a non molto tempo c'era un loro ritrovo. Poi si sono spostati. Ma, pare, non di molto. Un abitante del quartiere fa infatti notare che «nel parcheggio di fianco a via Amendola c'è spesso un gran brutto via vai». Entra nei dettagli: «Li vedo dalla finestra: nascondono nelle siepi la droga». Indica anche un «passaggio» nella stessa siepe che userebbero per fuggire. Dopo mezzanotte a San Leonardo cala il silenzio. Non si sente volare una mosca, ad esempio, in via Rastelli dove a settembre sarà operativo un nuovo presidio della polizia municipale dalle 7 alle 19. «Magari - sospirano da queste parti -, fosse operativo qualche ora in più». Per il momento, in questa strada, nello stesso stabile due cartelli annunciano l'apertura di altrettanti centri di aggregazione. Già, aggregazione. Potrebbe essere una parola magica. Come legalità, ordine, convivenza civile. Adesso, però, anche su questo versante del quartiere ci sono solo ombre furtive. A piedi o a cavallo di una bicicletta. Ombre che vanno veloci.

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