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MENSA

Padre Lino, quei pasti che scaldano i cuori

18 luglio 2017, 07:02

Padre Lino, quei pasti che scaldano i cuori

Luca Molinari

La mensa di Padre Lino ospita in media oltre 100 persone al giorno, dal lunedì al sabato. Circa il 10 per cento sono italiani. A questi vanno aggiunte le famiglie (una sessantina, di cui la metà parmigiane) che ricevono un pacco alimentare due volte la settimana e tutti quelli (una cinquantina) che bussano quotidianamente alla porta della mensa per ricevere “le sportine” ricche di generi alimentari.

Sono questi i “numeri” della mensa di Padre Lino, gestita dai frati dell'Annunziata assieme a un team di una decina di volontari. «Senza il lavoro silenzioso dei nostri volontari – spiega padre Andrea Grossi, guardiano dell'Annunziata – non potremmo garantire un servizio sempre più essenziale per coloro che bussano alla nostra porta. La maggior parte dei nostri ospiti sono stranieri, soprattutto africani, ma non mancano le persone dell'Est e gli italiani. Nell'ultimo periodo abbiamo assistito a un grande cambiamento delle persone che vengono alla mensa. Probabilmente in molti hanno deciso di spostarsi altrove per cercare delle opportunità che qui faticano a trovare».

L'economia della mensa si regge sulla Provvidenza e tutto è improntato sulla gratuità e sul dono. «Non riceviamo soldi – precisa padre Grossi – ma ogni giorno sperimentiamo la Provvidenza». Mettendo insieme il tempo che, ogni giorno, i volontari “regalano” alla collettività, si arriva ad un totale di 13.500 ore di carità. Tra loro ci sono anche alcuni italiani che vengono ospitati all'interno del convento perché si trovano in temporanea difficoltà. «In questo momento abbiamo nove ospiti – spiegano i frati - La maggior parte sono italiani che in precedenza dormivano in strada o sui vagoni fermi in stazione. Quattro di loro ci aiutano a gestire la mensa e sono diventati una forza indispensabile per mandare avanti questo servizio; senza di loro e senza i nostri preziosi volontari “storici”, non riusciremmo ad andare avanti».

Claudio è un 56 enne italiano che dal dicembre dello scorso anno vive negli spazi messi a disposizione dai frati dell'Annunziata. «Prima di essere alloggiato qui vivevo sulla strada – racconta – Ricordo che quando padre Andrea mi ha proposto di venire all'Annunziata c'era molto freddo ed era difficile trovare un riparo. In quel periodo vivevo in una casa abbandonata con altre persone, ma proprio in quei giorni ci hanno mandato via. Così ho accettato subito, ma ho cercato di ripagare in qualche modo l'ospitalità ricevuta». Claudio si è proposto subito come volontario della mensa. «Anche in passato ho lavorato gratis – osserva – Lo trovo giusto, è il mio modo per dire “grazie”».

Fare il volontario alla mensa del povero non è sempre facile. «La difficoltà più grande – confessa Claudio - è che ti trovi a che fare con persone spesso arrabbiate, molto irascibili. Purtroppo questi comportamenti, in molti casi, sono legati alle difficili condizioni in cui vivono. Il caldo di questi giorni poi non è certo di aiuto».

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