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Siccità

Allarme: il Po precipita verso la magra record

19 luglio 2017, 07:03

Allarme: il Po precipita verso la magra record

POLESINE ZIBELLO

Paolo Panni

Il Po a mezzo metro dalla magra record. Continua inesorabilmente la discesa a picco del Grande fiume che, in questa estate 2017, ha già più volte superato, a Cremona (riferimento anche per la Bassa Parmense) i 7 metri sotto lo zero idrometrico. Poche settimane fa, lo ricordiamo, dopo forti temporali che avevano colpito il Nord Ovest, aveva guadagnato oltre 3 metri d’acqua, poi rapidamente persi. Qualche giorno fa un nuovo leggero aumento, dell’ordine di poche decine di centimetri. Poi il nuovo brusco calo che sta portando il fiume ad avvicinarsi alle quote record.

Gli anni passati alla storia, per le secche più importanti, sono il 2003 e il 2006. Nel 2003, a Cremona, il fiume era arrivato a 7 metri e 77 centimetri sotto lo zero idrometrico il 9 giugno mentre un mese e mezzo più tardi, il 23 luglio, era arrivato a meno 7 metri e 72 centimetri, sfiorando il record precedente. Nel 2006 si era fermato a meno 7,62.

Ieri il Po, ridotto a un «rigagnolo» nel primo pomeriggio, ha toccato quota 7 metri e 25 centimetri sotto lo zero idrometrico (con riferimento sempre a Cremona, fonte Aipo). Alle 6.30 del mattino era a meno 7,14; nell’arco della mattinata ha perso ancora una decina di centimetri ed il calo è andato avanti anche durante il pomeriggio. Se è vero che le quote di 2003 e 2006 sono ancora lontane, è altrettanto vero che quelle di quest’anno sono notevoli e l’estate è ancora lunga. La magra del maggiore dei corsi d’acqua italiani (che quest’anno, non ha fatto registrare alcuna piena primaverile mentre a fine novembre 2016 una piena aveva causato l’evacuazione delle golene aperte e messo a rischio il «November Porc» di Roccabianca) è uno dei simboli più evidenti di una siccità che, alla nostra provincia e in quella vicina di Piacenza, ha già causato danni per più di 100 milioni di euro. I disagi interessano soprattutto il settore agricolo e, in particolare, il pomodoro da industria, i cereali, la frutta, gli ortaggi, le barbabietole e la soia. Senza dimenticare gli altri 50 milioni di euro di danni causati da grandinate, nubifragi, trombe d’aria e vento forte. Si tratta di numeri che hanno indotto il governo a dichiarare lo stato di emergenza e presentati lunedì a Roma. Sono contenuti nel dossier della Coldiretti e sono stati illustrati dal presidente nazionale Roberto Moncalvo in occasione dell’assemblea che ha coinvolto agricoltori di tutta Italia per il primo focus incentrato sull’impatto che l’eccezionale situazione climatica ha avuto e sta avendo sull’agricoltura. Per Coldiretti ammontano ad almeno 2 miliardi le perdite causate alle coltivazioni e agli allevamenti da un andamento climatico del 2017 del tutto anomalo che lo classifica tra i primi posti dei più caldi e siccitosi da oltre 200 anni, ma segnato anche da disastrosi incendi e violenti temporali che si sono abbattuti a macchia di leopardo sull’intera penisola.

Lo stato del Grande fiume, che ha già superato abbondantemente la magra dello scorso anno, è «rappresentativo - afferma Coldiretti - della crisi idrica del Paese, anche perché dal bacino idrico del Po dipende il 35% della produzione agricola nazionale». «Siamo costretti ad affrontare una grave emergenza perché è mancata la programmazione - ha dichiarato il presidente Moncalvo -, in un Paese che è ricco della risorsa acqua, ma che deve fare i conti con cambiamenti climatici in atto. Aumento delle temperature estive, sfasamenti stagionali con autunno caldo e primavera anticipata, più elevato numero di giorni consecutivi con temperature estive elevate, ma soprattutto modificazione della distribuzione delle piogge e aumento dell’intensità delle precipitazioni con una forte perdita per scorrimento sono effetti dei cambiamenti climatici prevedibili che - ha concluso Moncalvo - richiedono interventi strutturali».

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