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VALMOZZOLA

Il partigiano russo ritrovato

23 luglio 2017, 07:00

Valentino Straser

Storie di vita, di lotta partigiana, di amicizia si sono nuovamente intrecciate nella Val Mozzola grazie all’effetto catalizzatore dei ricercatori del museo della Resistenza, sempre attenti ai fatti umani e di guerra. I fili della memoria si sono riannodati dopo la visita al museo da parte di Giuseppe Alzapiedi, originario di Castagnorfa, frazione di Noveglia, un centro partigiano per eccellenza che ospitava numerosi gruppi partigiani. In una bacheca del museo, Giuseppe ha notato la testimonianza di Ivan Nanobashvili, che riconobbe in lui l’amico e partigiano russo «Giovanni». Dopo la guerra, Giuseppe e Ivan rimasero in contatto. Ivan era rimasto a Parma, dove aveva sposato una parmigiana conosciuta durante i viaggi che lei effettuava per conto di esponenti della Resistenza: dal loro matrimonio era nata Maria Rosa, ancora oggi residente in città. Il ricordo di Giuseppe vola all’8 Settembre ‘43, quando facce nuove, personaggi con divise mai viste comparvero nei sentieri e nei boschi della Val Mozzola, destando in tutti una grande curiosità. Molti di loro parlavano una nuova lingua, erano ex prigionieri inglesi fuggiti dai campi di Fontanellato e Veano nel Piacentino. Assieme a loro vi erano anche diversi ufficiali dell’esercito Jugoslavo che, nonostante la lingua diversissima, si fecero ben presto capire dagli abitanti locali. La famiglia Alzapiedi era apertamente schierata dalla parte di chi aiutava i ribelli e la loro casa di Castagnorfa era diventata un punto di incontro di molti cospiratori già dagli ultimi mesi del 1943. I mesi passavano ed il numero di personaggi forestieri che si vedevano nella valle divenne impressionante. Alcuni ex militari russi catturati dai tedeschi e portati al lavoro coatto a Genova, fuggivano verso i monti che separano la Liguria e l’Emilia per unirsi ai partigiani parmensi. Fra questi Ivan Nanobashvili e altri che trovarono ospitalità proprio a Castagnorfa. Ivan nacque il 24 di Ottobre 1914 nel tranquillo paesino di Gori presso la città di Tiflis, dove svolgeva l’attività di meccanico: la guerra lo colse come una tempesta improvvisa che cambiò tutto e tutti. La famiglia di Giuseppe e gli abitanti della zona prestarono opera attiva verso i partigiani russi e divennero loro amici, imparando anche un poco la loro lingua. La base di questi soldati veniva chiamata «la piccola Russia». Dopo la visita al museo, in Giuseppe è nato il desiderio di incontrare Maria Rosa Nanobashvili e di raccontarle di quei giorni di guerra partigiana. Giovanni il Russo visse per diverso tempo a contatto con la famiglia Alzapiedi, condividendo con loro i momenti duri del rastrellamento e i momenti felici del lavoro nei campi.

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