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Il caso

Nessun rimborso per la videoteca distrutta dall'alluvione

di Chiara Pozzati -

04 agosto 2017, 07:03

Nessun rimborso per la videoteca distrutta dall'alluvione

«La mia vita è stata cancellata dal fango. Il mio futuro dalla beffa dei mancati rimborsi».

Occhi asciutti, piglio pragmatico, Marcello Musiari arriva in Gazzetta con un faldone sotto braccio. Dentro c’è tutto il suo calvario. La sua storica videoteca “Video Incantesimo”, dal ‘94 al civico 15/a di via Po, è stata letteralmente spazzata via dalla maledetta alluvione del 13 ottobre 2014. «Ho tentato di tirare avanti e proseguire con l’attività, ma sono sprofondato nei debiti per risanare i danni provocati dall’esondazione del Baganza».

Soldi veri prosciugati a lui e ai genitori anziani, «così mi sono arreso: ho dovuto abbassare le serrande».

NESSUN RIMBORSO

Ma l’ultima e più bruciante sconfitta l’ha ricevuta tre giorni fa: «Non ho diritto a nessun rimborso. Secondo una direttiva del Consiglio dei ministri, il risarcimento per le attività produttive spetta solo a quelle che rimangono aperte dopo la calamità».

Eccola qua l’incredibile storia del 50enne parmigiano che si aggrappa alla denuncia: «So che non potrò cambiare le cose, ma almeno voglio che la gente sappia. E che le istituzioni, a cominciare dal Comune, si rendano conto di quanto le normative ci abbiano messo in ginocchio». Il plurale maiestatis è riferito «a tutti i commercianti che come me, si trovano in questa situazione aberrante».

121MILA EURO DI DANNI

Dal faldone spuntano le foto della videoteca devastata: «Ho subito danni per oltre 121 mila euro – scuote il capo, troppi zeri da digerire -. Si è trattato di un piccolo tsunami di fango che ha invaso la mia attività distruggendo distributori e dvd». La marea nera si è riversata nel magazzino sotterraneo della videoteca, la pressione dell’acqua era tale da sbriciolare una parete, sfondata completamente.

VIDEOTECA STORICA

Poi, dalla tromba delle scale, è toccato alla videoteca. Una di quelle storiche in città, «che si era guadagnata un articolo in una rivista specializzata – dice con quel pizzico d’orgoglio che gli rimane -. Era considerata una delle più fornite e attrezzate d’Europa».

In effetti i sei distributori avveniristici offrivano 4.800 film disponibili 24 ore su 24. «Ma in quel fango ho perso le garanzie necessarie, anche davanti alla legge, per dimostrare l’autenticità dei prodotti. Parlo delle fascette della Siae andate irrimediabilmente distrutte».

Il 50enne ha seguito, passo a passo, ogni fase successiva al disastro. «Ho presentato le autocertificazioni e le perizie necessarie ai rimborsi entro le date precise, tanto che ho potuto accedere ai contributi offerti dalla Camera di Commercio – tira un lungo e sospiro e sbotta -. Si tratta di diecimila euro su cui ho dovuto pagare le tasse». Ma non è bastato per tamponare l’emorragia di contanti suoi e dei familiari. Così la decisione più sofferta: chiudere definitivamente. A far traboccare un vaso ormai colmo è stata però la pubblicazione del bando regionale. L’Agenzia regionale per la sicurezza territoriale e la Protezione civile si è avvalsa della società Ervet (Emilia-Romagna valorizzazione economica territorio) per l’ottenimento dei risarcimenti legati alle attività produttive: «Si tratta di oltre 60 pagine scritte nel più puro, incomprensibile burocratese. – dice sventolandole a mo’ di prova -. In cui viene stabilito che occorre avvalersi di un tecnico perito ufficiale per presentare la domanda di richiesta rimborsi in base ai danni subiti. A prescindere dal fatto che dal 27 luglio al tre settembre è un periodo quantomeno difficile per intercettare gli esperti, è tutto fuorché comprensibile». Tant’è che Musiari si è attaccato prima al telefono e poi alla tastiera: «Dopo le prime telefonate da Ervet mi hanno detto che per avere delucidazioni accettavano solo le mail e non rispondevano al telefono. Al primo messaggio virtuale mi hanno girato un link che mi rispediva esattamente al bando. Poi, quando ho mandato una mail avvertendoli che mi sarei avvalso della stampa, mi hanno finalmente risposto». Niente rimborsi a chi ha chiuso l’attività.