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«Temevamo di rimanere intrappolati tra le fiamme»

12 agosto 2017, 07:03

«Temevamo di rimanere intrappolati tra le fiamme»

Valentino Straser

«Posso portare la bimba a casa?». La richiesta era stata di un lavoratore di origini indiane dell’azienda agricola il Pozzo. Padre dopo tanti anni di attesa, nelle ore in cui il pericolo era più imminente, il suo primo pensiero era andato subito alla piccola. «È stata una grande emozione, mescolata all’emergenza e al timore che le fiamme potessero intrappolarci, essendo l’azienda raggiungibile solo da una strada, quella che si snoda dalla chiesa, a pochi passi dalla frazione di Case Gabelli», dice Fabrizio Arioli, responsabile dell’azienda dove sono allevati centinaia di capi. «Il timore che la situazione potesse precipitare c’era – prosegue –. Il fuoco lo sentivamo vicino, avanzare a tratti, con il fumo che rendeva l’aria irrespirabile. I lavoratori e i familiari sono stati trasferiti nella zona della chiesa in attesa dell’evolversi degli eventi. Abbiamo seguito con trepidazione ogni attimo per circa due giorni».

Dopo la prima notte di paura, prosegue Arioli, «la mattina di giovedì la speranza che il pericolo fosse rientrato si era fatta concreta per la presenza solo di qualche focolaio. La tregua, purtroppo, era però durata solo una mezz’ora, perché il fuoco si è riattivato, alimentato dal vento e dalla vegetazione del sottobosco, rinsecchita dalla stagione arida. Alla sera c’era stata una nuova speranza, quando l’incendio si è propagato in una zona impervia, lontana dalle abitazioni. L’intervento dell’aereo si è rivelato risolutore di una situazione che andava man mano facendosi problematica».

I timori hanno attanagliato anche alcune famiglie che si sono viste il fuoco a una ventina di metri dalle loro abitazioni. All’imperativo «spegnete il fuoco», pronunciato quasi all’unisono dagli abitanti, hanno risposto con grande efficacia i vigili del fuoco, i volontari della protezione civile, i carabinieri della stazione di Solignano con il comandante Mauro Bignami e tanti altri che, a vario titolo, hanno contribuito a ostacolare l’avanzata delle fiamme.

Drammatica anche la testimonianza di alcuni volontari che hanno dovuto imbibire le scarpe d’acqua per superare le zone incenerite dal rogo, con le braci mascherate dalla cenere. «Eravamo in un canalone e a fatica si riusciva a resistere dal caldo – spiega un volontario –. A quel punto è risultato proverbiale l’intervento di un'autobotte dell’azienda il Pozzo, che ha riversato l’acqua dove stavamo operando, consentendoci di proseguire gli interventi».

«Ero molto preoccupato – pone l’accento il sindaco Lorenzo Bonazzi – per il paese, per le abitazioni minacciate dalle fiamme e per l’azienda più volte insidiata dal fuoco. Da questo tunnel della paura è stato possibile uscirne grazie al lavoro encomiabile di tante persone».

E c’è stato anche chi ha atteso l’arrivo della pioggia in scooter, per festeggiare con una doccia fuori programma la conclusione di una brutta avventura.

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