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INCHIESTA

Stu Pasubio, indagine chiusa. Ecco le accuse della Procura

22 agosto 2017, 07:03

Stu Pasubio, indagine chiusa. Ecco le accuse della Procura

La vendita della Stu Pasubio a Remilia? Pizzarotti avrebbe dovuto - e potuto - evitarla. Non una questione di «opportunità» ma di legge, secondo la procura. Perché il sindaco avrebbe «ricevuto più comunicazioni anche per iscritto dai dirigenti dei settori interessati (contratti e urbanistica) che lo notiziavano ufficialmente del contenuto degli accordi con la società Unieco/Remilia, consapevole pertanto delle collusioni tra il Comune e la società». Eppure, il sindaco dette il via libera a quella vendita, «pur avendo, in ragione del suo ufficio, il potere di non aggiudicare - senza penali - la cessione». E' quanto sta scritto nell'avviso di conclusione delle indagini che Pizzarotti, insieme all'ex commissario straordinario del Comune Mario Ciclosi e ai sette consiglieri d'amministrazione della partecipata comunale in carica nel 2012, ha ricevuto alla fine dello scorso mese. Tutti sono indagati in concorso per turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, il reato che prevede fino a 5 anni di pena per chi «con violenza o minaccia, o con doni, promesse, collusioni o altri mezzi fraudolenti, turba il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando o di altro atto equipollente al fine di condizionare la modalità di scelta del contraente da parte della pubblica amministrazione».

Quelle scadenze differite

La procura non ha dubbi: il bando per la cessione del 52% della quota comunale della Stu Pasubio, la società per la riqualificazione del comparto della zona di via Pasubio, fu costruito su misura per la reggiana Remilia, l'azienda del gruppo Unieco che si aggiudicò la gara nell'ottobre 2012. Gli accordi illeciti sarebbero stati stretti tra Ciclosi e gli allora membri del cda della Stu Pasubio, da una parte, e da un rappresentante di Remilia, dall'altra. Ma, secondo la procura, Pizzarotti, eletto da pochi mesi, non si sarebbe limitato a portare avanti il disegno del suo predecessore, ma «si rendeva parte attiva - si legge nell'atto di conclusione delle indagini - concedendo per ben due volte con deliberazioni di giunta del 19/7/2012 e del 4/10/2012 la proroga del termine per presentare l'offerta d'acquisto, alterando così nuovamente il procedimento amministrativo diretto a stabilire il contenuto del bando».

LE CLAUSOLE «CONTRATTATE»

Ma quali furono gli accordi sottobanco con Remilia? Una serie di clausole inserite nel bando dopo diversi incontri riservati organizzati in Comune. A quei colloqui, Dario Ibattici (non indagato), in rappresentanza della società reggiana, avrebbe chiesto e ottenuto - secondo gli inquirenti - «oltre all'evidente vantaggio della rinuncia in favore della stessa Pasubio da parte del Comune a un credito di 5.335.000 euro, anche il pagamento di 3.831.873 euro, subordinato all'approvazione di varianti urbanistiche a priori irrealizzabili, nonché un aumento di circa 1.600 metri quadrati di superficie lorda utile rispetto all'originario progetto e non destinati, come previsto, ad uso esclusivamente pubblico».

NESSUNA CONFERENZA DEI SERVIZI

Insomma, qualche variante e - soprattutto - più spazio per costruire, anche ad uso privato, oltre alla rinuncia al credito milionario: questi sarebbero stati gli accordi pattuiti con Remilia. Non solo. Anche le «raccomandazioni» della Regione sarebbero state ignorate. Secondo la procura, infatti, nell'aprile 2012 Ciclosi avrebbe chiesto alla Regione il via libera per la cessione della quota comunale della Stu Pasubio. Da Viale Aldo Moro arrivò una risposta possibilista, ma allo stesso tempo si precisò che per eventuali modifiche rispetto all'accordo di programma del 2003 sul piano di riqualificazione dell'area, «vi era la necessità di provvedervi solo a mezzo conferenza dei servizi», si sottolinea nell'avviso di conclusione delle indagini. Ma nessuna conferenza fu mai convocata. E il 19 ottobre 2012 le azioni della Stu Pasubio furono cedute a Remilia, unica società partecipante al bando.

«Continuo ad essere tranquillo, perché so che il risultato è stato salvaguardare l'interesse dei parmigiani», ribadisce Pizzarotti facendo riferimento a ciò che aveva scritto sul suo profilo Facebook, a fine luglio, annunciando la chiusura dell'indagine. Ma ora spetterà al pm Paola Dal Monte, titolare dell'inchiesta, decidere se chiedere il rinvio a giudizio o archiviare le accuse, dopo aver interrogato gli indagati che desidereranno farsi avanti.

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