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La storia

«Nessun lavoro per mia figlia disabile»

02 ottobre 2017, 07:00

«Nessun lavoro per mia figlia disabile»

Laura Frugoni

Silvia ha 45 anni e non riesce a trovare un lavoro. Embeh, dov'è la notizia? Pazienza per ancora un paio di righe: manca qualcosa per comprendere meglio la frustrazione e l'angoscia incollate a quest'attesa. Una sedia a rotelle: Silvia vive seduta da più di quarant'anni, ne aveva quattro quando un incidente stradale le cambiò per sempre la vita. In piedi mai più. Ma la vita di Silvia è comunque andata avanti, ricca e piena. Ora da troppo tempo qualcosa s'è inceppato. E lei non cerca compassione, non un sostegno di alcun tipo. «Solo» un lavoro.

E' stata sua madre a scrivere una lunga lettera al nostro giornale. «... Silvia, dopo tanti anni di onesto lavoro presso una multinazionale, si è dovuta licenziare, rinunciando al suo posto di lavoro, con grande dispiacere, causa trasferimento aziendale - scrive Donatella Bondani -. In questi anni ha inviato il suo curriculum a tutte le medie e grandi aziende di Parma e Provincia, con pochissime risposte e tutte negative, ma la maggioranza non si è degnata neanche di un riscontro negativo. Mi chiedo come mai le persone siano diventate così incivili, ottuse e maleducate».

Il resto ce lo siamo fatti spiegare a voce. Per capire meglio questo silenzio. E perché il lavoro di prima non c'è più. «Mia figlia è corrispondente in lingue estere e segretaria d'azienda - spiega Donatella - è stata lei a licenziarsi nel 2015. Una scelta obbligata: l'azienda in cui lavorava, dove peraltro si trovava benissimo, si è trasferita a Modena. Troppo lontano per lei. Per un anno ha mandato in giro curriculum a tappeto: niente. Poi finalmente una concessionaria di auto l'ha presa: contratto a tempo determinato che tuttavia, alla scadenza dei 12 mesi, non è stato rinnovato». Motivo? «Per i costi. Mia figlia ha 45 anni, non potevano farle quei “contrattini” che fanno ai ragazzi. Avrebbero dovuto assumerla a tempo indeterminato».

Donatella ha un cruccio, un pensiero: ogni giorno pesa un po' di più. «Ma lo sa che non ci dormo la notte? Silvia vive in casa con noi, io e mio marito siamo pensionati, abbiamo quasi settant'anni, è vero che l'aspettativa di vita si è allungata... ma ormai al futuro bisogna pensarci. Silvia ha un bisogno disperato di lavorare per mantenersi: come farà quando non ci saremo più?. Ha lavorato per tanti anni in un'azienda: non ha mai avuto ostacoli, né a livello umano né materiale».

L'avvocato del diavolo farebbe notare: in questi tempi grami trovare un lavoro è un'impresa per tutti, a cominciare dai giovani, per non parlare della fascia tra i 40 e i 50. Pensa davvero che la sedia a rotelle sia un freno in più? «Da come vanno le cose sinceramente non riesco a non pensarlo - si sfoga Donatella - abbiamo bussato a tutte le porte: possibile che non ci sia nessuno che ha bisogno di una segretaria?. E poi neanche si prendono il disturbo di risponderti... Mia figlia è disabile sì, ma è una donna intelligente, brava, onesta e lavoratrice. Non lo dico solo io, perché le referenze ci sono. Chiunque la vorrà assumere non se ne pentirà».

Per le assunzioni dei disabili la legge impone obblighi precisi e prevede sanzioni per chi non le rispetta. «Vero - ribatte Donatella - ma c'è anche chi preferisce pagare le multe o magari mettere a tacere la coscienza facendo un po' di beneficenza. E' possibile che nel 2017 ci siano aziende ancora non in regola con l'abbattimento delle barriere architettoniche e con le assunzioni obbligatorie? Noi non vogliamo beneficenza: per tutta la vita abbiamo sempre fatto con le nostre forze, ora è il momento che qualcuno ci aiuti. O devono essere aiutati solo gli extracomunitari, che poi alla fin fine vediamo che risultati danno... Forse, non dovrei dirlo, ma a questo punto ci sta».

Silvia come la vive? «Ci piange. Amava il suo lavoro, non ha mai avuto problemi con i colleghi. Non si arrende, ma è stanca. Umiliata. Le persone disabili hanno diritto di lavorare, hanno la voglia di farsi conoscere e integrarsi nel mondo del lavoro come tutti gli altri. Il lavoro non ti dà soltanto di che vivere. Il lavoro è dignità».

Un lavoro per Silvia, dunque. Chi pensa sia una cosa buona e giusta si faccia vivo. «Magari qualcuno che avendo già letto il suo curriculum si metta una mano al cuore», azzarda la mamma. O magari qualcuno che fino a poco fa non sapeva nemmeno chi fosse, questa Silvia. Ma ora lo sa.

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