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Via Trento

La rivolta dei residenti contro l'open shop

17 ottobre 2017, 07:02

Luca Pelagatti

«Di giorno la clientela va e viene. E quindi non ci sono particolari problemi. Ma col buio tutto cambia: si incontrano, litigano, urlano. E ci rendono la vita difficile. Ma sia chiaro: non sono clienti. Sono spacciatori e balordi».

Via Trento ancora senza pace. Dopo le ripetute denunce di bivacchi e spaccio dai residenti arriva un nuovo grido d'allarme: l'open shop che si trova all'inizio della strada da fastidio. E con l'arrivo dell'autunno, con le giornate che si accorciano, molti abitanti non nascondono la preoccupazione.

«La situazione si trascina da tempo - spiega un residente della via - Quello che era un negozio e ora è stato attrezzato a self service è diventato ormai un punto di ritrovo per personaggi che rendono difficile la nostra vita. Non serve attrezzare chissà quale punto di osservazione per rendersene conto. E' sufficiente passare per la strada o affacciarsi dalle finestre».

Secondo gli abitanti del primo tratto di via Trento infatti a partire dalle 19 quel negozietto al civico 21 ora pieno di macchinette e distributori automatici si popola di una piccola folla di habituè: sempre gli stessi, quasi sempre molesti. «Nella migliore delle ipotesi parlano a voce molto alta, sbraitano rendendo il sonno difficile. E spesso a notte fondo veniamo svegliati». Questo «l'inquinamento» sonoro. A rendere difficili poi la convivenza un altro tipo di «commercio» che si svolge davanti e intorno. «Che venga usato come luogo di spaccio è evidente», prosegue una commerciante che sa bene cosa accade durante il giorno. «Dello smercio posso testimoniare. Di quello che accade di sera e di notte so poco perché, ovviamente, il mio punto vendita è chiuso». Ma a sentire chi vive a due passi dal sottopasso quel tratto di strada andrebbe bonificato. Anche se non è facile capire come. «Seduti sul bordo della strada, appollaiati sulle transenne stanno sempre dei giovani di colore che senza neppure dissimulare vendono droga». Anche se poi, a sentire un secondo commerciante, qualcosa sembra cambiato nell'ultimo periodo. «Le recenti operazioni delle forze dell'ordine nella vicina area della stazione in qualche modo devono aver modificato la mappa: i soliti volti sono stati sostituiti da facce nuove». E pare siano comparse anche lineamenti mai visti prima. Dell'est Europa e non africani.

«Abbiamo chiesto che a quell'open shop venisse applicato un orario ridotto, che dopo una certa ora venisse chiuso. Ma non abbiamo ottenuto risposte. Sarebbe già un segnale e una risposta al nostro bisogno di tranquillità». Una domanda che fa il paio con quella arrivata, ad esempio, da via Bixio e di cui la «Gazzetta» ha parlato più volte. In Oltretorrente si è poi arrivati a provvedimenti drastici: chi abita in via Trento la speranza è che il modello possa essere esportato anche qui. «Loro hanno trasformato quell'open shop in una base, in un punto di ritrovo. A rimetterci è chi abita qui intorno. E' davvero impossibile fare tornare questo pezzo di città un luogo normale e tranquillo?».

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