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Carabinieri

In manette la primula rossa dell'eroina

18 ottobre 2017, 07:00

In manette la primula rossa dell'eroina

Chiara Pozzati

«Abbiamo trovato quella pressa idraulica». Gli uomini che ascoltavano la telefonata di Hektor Kosturi si sono quasi abbracciati. Era la svolta. La frase che ha dato il via libera al blitz nel casolare di strada Traversante di Pedrignano, diventato la più grande raffineria di eroina a Parma. Una «macchina» che ingoiava droga e la risputava a mo’ di panetti avvolti nel cellophane. In quantità industriali. Uno strumento essenziale per i trafficanti, la prova definitiva per i carabinieri. Fino all’ultimo, infatti, il Nucleo Investigativo è stato dietro all’organizzazione italo albanese dal giro d’affari milionario.

Era marzo 2014, i chimici della «gang» furono catturati ancora al lavoro tra solventi, reagenti e una montagna di sostanza da taglio. Ma Kosturi, 30 anni e curriculum criminale di tutto rispetto, non c’era. E non venne trovato nemmeno nelle successive retate per smantellare l’organizzazione pezzo dopo pezzo. Fino ad oggi. «Tori», così era soprannominato, è stato catturato in Albania dopo tre anni di latitanza. Tutto grazie al lavoro dei nostri carabinieri e all’ufficio di collegamento italiano interforze di polizia in Albania.

Si nascondeva a Durazzo, così come un’altra «pedina» mancante: Erjon Shahini, 34 anni, uno dei «peones» dell’organizzazione. Attualmente Shaini, già estradato, si trova nel carcere di Rebibbia e oggi è atteso in aula per il via al processo. Sulla testa di Kosturi invece, ritenuto da sempre una figura di spicco della banda, pesa una condanna macigno: 8 anni e 22mila euro di multa.

Il pubblico ministero Giuseppe Amara, che ha coordinato l’inchiesta passo dopo passo, ne aveva chiesti tre in più. Il latitante, aveva comunque avuto modo di dare il proprio assenso alla scelta del rito abbreviato, che gli ha consentito di poter beneficiare dello sconto di un terzo della pena. Ora occorrerà attendere l’estradizione e i successivi passi della difesa.

Ma facciamo un passo indietro per capire la portata dell’operazione «Taglio». Obiettivo della banda italo albanese era importare brown sugar purissima, tagliarla e confezionarla per il mercato all’ingrosso dell’eroina da strada. Di Parma e Reggio Emilia, innanzitutto, ma anche di Rimini, Firenze, Asti e Trani. Decine e decine di chili: i carabinieri stimarono che nel solo mese di gennaio 2014 ne furono importati almeno una sessantina. Tutto per un fiume di denaro. Una ventina di milioni di euro che dal nostro Paese hanno fatto rotta verso la costa opposta dell’Adriatico.

Al timone dell’organizzazione Artur Bregu, 33 anni, residente a Brescello. La «mente» dell’organizzazione. Lavorava come operaio, nessuno sfarzo, niente appartamenti di lusso. Un’ombra. Eppure Bregu era uno capace di trattare a tu per tu con i capi dei cartelli e di farsi spedire la roba. Non ha fatto tutto quasi da solo, ma con l’appoggio di un poker di complici fidati, tra cui Kosturi, e della «bassa manovalanza». Kosturi secondo i giudici era un vero e proprio braccio armato, capace di occuparsi di logistica e trasferte. Un personaggio che incuteva timore, tanto che il Nucleo Investigativo dovette faticare non poco per inchiodarlo. Al suo nome i complici sbiancavano terrorizzati e l’interrogatorio spesso si trasformava in scena muta. Per il resto della banda una prima raffica di condanne fioccarono nel luglio del 2015: 33 anni in totale per sette imputati.

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