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IL CASO

L'ex moglie smaschera il marito dalle mille identità

21 ottobre 2017, 07:01

L'ex moglie smaschera il marito dalle mille identità

Passare dal calcio al (quasi) pugilato fu questione di un attimo. Il marito, un ivoriano allora quarantenne, si avventò come una furia sulla moglie, una coetanea parmigiana, in cerca della borsa degli allenamenti nella quale il figlio, calciatore dodicenne, teneva scarpini, divisa e necessario per la doccia. «Dov'è? Dov'è?» continuò a gridare a quella donna che stava diventando la sua ex. Lei, la borsa l'aveva già portata nella casa dell'amica che le aveva offerto ospitalità in quei primi tempi di separazione: il ragazzino sarebbe rimasto con lei, ed era logico che i suoi effetti lo accompagnassero.

Così, prima di prendere un'altra porta in faccia, come era appena avvenuto, la donna si trincerò in bagno. Furioso, il consorte sferrò qualche pugno impotente all'uscio sbarrato, prima di andarsene. Quando fu certa che lui si fosse davvero allontanato, uscì anche la donna. La distanza tra la casa che stava lasciando e quella dell'amica, lei la percorse con una sola domanda in testa: «Che cosa c'è in quella borsa?»

Poteva essere la scena dell'ennesimo litigio di una coppia che non ce la fa più. Un caso come tanti, come troppi . E invece fu il prologo dei guai giudiziari per quell'ex marito. Non il primo, in realtà, perché lei aveva deciso di lasciarlo a causa delle sue esplosioni d'ira che non sempre si limitavano alle parole. Già era partita una prima denuncia per maltrattamenti: a casa a quell'ora (erano le 6,30: la donna era appena uscita da un turno di lavoro) lei era rientrata solo per prendere qualcosa dimenticato fino a quel momento.

Non appena rientrata dall'amica, così, la donna aprì la borsa da calcio del figlioletto. La sorpresa stava sul fondo. Sotto braghette e scarpini, due permessi di soggiorno con generalità di altrettanti sconosciuti e due carte d'identità: una intestata a un cittadino del Burkina Faso e una a un immigrato del Togo. Diversi i documenti, ma sempre identico il ritratto: la foto tessera era quella del marito. Ad aumentare l'angoscia della madre, il fatto che sui documenti fosse segnato il nome del figlio (il padre aveva più volte minacciato di portare il ragazzino oltre confine). I carabinieri riconobbero che carte d'identità e permessi di soggiorno erano falsi, ma confezionati molto bene. La casa dell'uomo venne perquisita: si scoprì un patrimonio di documentazione bancaria e postale relativa alle identità dei documenti falsi. La donna scoprì che quell'uomo non aveva soltanto una seconda identità (quella violenta), ma chissà quante altre. Scattarono denunce per possesso di documento falso valido per l'espatrio e per falsità materiale. Ieri, l'ivoriano è stato giudicato in tribunale. Il pm Laila Papotti ha chiesto la sua condanna a due anni e sei mesi, il giudice Maria Cristina Sarli gli ha inflitto due anni. Ma l'imputato, nel frattempo, chissà dove è andato a vivere. Sotto chissà quale nome.rob.lon.

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