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VIA EMILIA EST

Maxi inchiesta anti-evasione, sequestrate le quote societarie di «Arte&Gusto»

Il tribunale: "Soldi in un trust per non pagare il Fisco"

24 ottobre 2017, 07:03

Maxi inchiesta anti-evasione, sequestrate le quote societarie di   «Arte&Gusto»

Georgia Azzali

Era lunga la lista di imprenditori e commercianti alla «corte» di Wally Bonvicini, la presidente dell'associazione antiusura Federitalia ancora dietro le sbarre. Clienti (spesso) con un unico obiettivo: nascondere capitali al Fisco. Un folto gruppo, sparso su tutta la penisola, tra cui - secondo la procura - anche i gestori del ristorante-pizzeria «Arte&Gusto» di via Emilia Est 87. Sotto inchiesta, per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, erano finiti Immacolata, Mario e Arcangela Francese, Marco Abbruzzese e Cecilia Simeone. Il debito con l'Erario? Poco più di 347mila euro, maturati negli anni da Mario e Arcangela Francese, oltre che dalla Simeone. Ma ora il tribunale del Riesame ha sequestrato, confermando il provvedimento del gip, il 100% delle quote di Arte e Gusto srl, la società proprietaria del locale. Che rimane aperto, però è nelle mani dell'amministratore giudiziario Alessandro Sabatino, nominato dal giudice. «Congelato» anche il 100% delle quote di altre due società: la F.8 Group e la Francese srl in liquidazione. I sigilli, inoltre, sono scattati per una casa di Tramonti, in provincia di Salerno, e per i 3/4 di proprietà di un immobile di Parma.

E' tra marzo e maggio del 2016 che va in scena l'operazione finita nel mirino degli uomini della Finanza, coordinati dal pm Emanuela Podda. Una serie di passaggi societari, tipico del «fenomeno Bonvicini», come lo aveva definito il gip Mattia Fiorentini nell'ordinanza di custodia cautelare. Il 7 marzo, davanti al notaio savonese Domenico Rossi, i familiari cedono tutte le proprie quote di Arte e Gusto a Immacolata Francese, che diventa unica titolare del capitale sociale. Lo stesso giorno, sempre grazie alle cessioni dei familiari, la donna acquisisce l'intera proprietà della F.8 Group, mentre la Francese srl viene ceduta alla Cibiex, società senegalese rappresentata dalla Bonvicini.

Nulla di illegale, ma questi sono i passi necessari in vista della mossa che - secondo gli inquirenti - ha poi permesso ai gestori del ristorante di via Emilia Est di nascondere i soldi al Fisco. Il 18 aprile, infatti, sempre davanti allo stesso notaio, Immacolata Francese istituisce il trust Aristotele, nominando come «trustee» (gestore) la Bonvicini e come guardiano Marco Abbruzzese. E proprio in Aristotele finiscono tutte le partecipazioni societarie di Arte e Gusto e di F.8 Group. Sempre lo stesso giorno la sede della società Francese srl viene trasferita a Terranuova Bracciolini, in provincia di Arezzo. Ma la girandola di trust non è finita: a fine maggio 2016, Mario e Arcangela Francese creano Nives, per farci confluire dentro l'immobile di Tramonti, e nominano come «trustee» sempre la Bonvicini. Lo stesso giorno viene istituito anche Ginevra, l'altro trust in cui Mario, Immacolata e Arcangela Francese, oltre a Cecilia Simeone, fanno finire la proprietà immobiliare di Parma. E il gestore è ancora lei, la presidente di Federitalia.

Per gli inquirenti - e per il giudice - non ci sono dubbi: tutte le operazioni sono state fatte per nascondere i patrimoni al Fisco. «Un'opera di schermatura patrimoniale», aveva sottolineato il gip dando poi il via al blocco dei beni. E su quella ricostruzione non hanno dubbi i giudici del Riesame, che hanno rigettato la richiesta di dissequestro presentata dalla difesa. «In definitiva, allo stato degli atti pare plausibile la prospettazione accusatoria - si legge nell'ordinanza del tribunale -: tutti i titolari contribuirono alle operazioni che portarono a segregare l'intero compendio societario... e gli immobili..., così conferendo un simulacro di legittimità a condotte in astratto fraudolente».

E la difesa? Incassa, ma rilancia: «Il sequestro è intervenuto dopo molti mesi di indagini per le quali sono stati impiegati molti uomini e risorse - sottolineano gli avvocati Matteo Ferroni e Alessandro Nizzoli -. Non meraviglia di non essere riusciti, nel brevissimo tempo a disposizione, col procedimento di riesame, a scardinare le accuse formulate dal pm (che per quanto riguarda i clienti riguardano unicamente la sottrazione al pagamento di imposte). Non dubitiamo tuttavia, sfruttando il tempo che ci separa dal giudizio, di raccogliere gli elementi che ci permetteranno di dimostrare l'estraneità dei clienti ai reati contestati e ottenere il dissequestro dei loro beni».

Intanto, il locale andrà avanti sotto il controllo dell'amministratore giudiziario.