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Finti vigili urbani tentano una truffa: anziana urla e li fa fuggire

E' accaduto a San Michele Tiorre

28 ottobre 2017, 07:03

Finti vigili urbani tentano una truffa: anziana urla e li fa fuggire

Luca Pelagatti

«Quel delinquente si è presentato dicendo di essere un vigile urbano e di essere venuto per comunicarmi che l'acqua del mio rubinetto era avvelenata. Ma io ho capito subito che c'era qualcosa di strano. E ho reagito».

Marisa ha passato gli ottanta ma in quanto a vigore può dare lezioni a molte giovanissime. Così, dalla sua casa di San Michele Tiorre racconta e si accalora. Anche se alla fine lo ammette: «A ripensarci adesso però mi tremano ancora le gambe».

Ed è normale che sia così perché l'altra mattina Marisa si è trovata davanti quell'uomo vestito come un vigile. E con la faccia di chi non ha voglia di scherzare. «Ho aperto pensando che fosse mio figlio e invece ho trovato quell'uomo. Era non molto alto e parlava italiano senza accento. E ha iniziato ad intortarmi con le sue storie».

Bugie già sentite ma sempre efficaci: «c'è stata una contaminazione dell'acqua e dobbiamo controllare. Ci faccia entrare a vedere i rubinetti».

Ma Marisa, l'abbiamo detto, non è di quelle che cedono. E invece di aprire la porta ha iniziato ad inveire. «Mi sono chiusa la porta alle spalle e ho cominciato a gridare che avevo capito tutto, che si trattava di una truffa, che volevo chiamare i carabinieri».

Insomma, se il balordo sperava in un colpo facile ha sbagliato bersaglio. E così ha rilanciato. «A quel punto è comparso un complice che ha provato, a sua volta, a cercare di convincermi del pericolo, a chiedermi di entrare». Ma Marisa, niente. Lei è rimasta a presidiare la sua casa, a cercare un modo per farli scappare. «Tuttavia uno due è riuscito ad infilarsi dentro, ad arrivare alle camere. Ma, visto che io urlavo, poco dopo è scappato fuori senza riuscire a prendermi nulla». Insomma, colpo fallito e fuga con la coda tra le gambe per i due che non potevano immaginare di che pasta sia fatta Marisa che conclude con un sorriso: «Io non mi fido. E faccio bene».

Si sono purtroppo fidati invece i due anziani, di 81 e 77 anni, derubati in via Taddei alcuni giorni fa. La coppia è stata avvicinati da due uomini che si sono presentati come tecnici che dovevano verificare un non meglio precisato abbassamento di tensione in zona.

La scusa era ovviamente strampalata ma gli anziani ci sono cascati: e addirittura il marito ha accompagnato i malviventi nelle cantine a controllare i contatori. O meglio: uno dei due in questo modo ha distratto l'uomo mentre l'altro si è occupato di beffare la moglie usando uno strumento con cui ha fatto finta di effettuare delle misurazioni.

E subito dopo è arrivata la trappola definitiva: «Si, come temevamo. Qui si sta verificando un grosso calo di elettricità. Per poter intervenire occorre che lei stacchi i quadri dalle pareti e soprattutto che riponga tutti i i gioielli che ha in casa sotto il cuscino del divano. E questo per evitare interferenze agli strumenti».

Non era vero nulla, non c'era nessun calo di potenza e nessuna macchina da far funzionare. C'erano solo due malviventi che hanno per l'ennesima volta sfruttato l'ingenuità di persone per bene e coi capelli bianchi.

I due uomini così, dopo aver distratto di nuovo il marito, sono entrati entrambi in casa e dopo pochi minuti hanno trionfalmente riferito di avere risolto il guasto. E se ne sono andati a passo svelto. Quando pochi minuti dopo le vittime hanno cercato i gioielli sotto il cuscino la doccia gelata: non c'era più nulla. E non c'è stato altro da fare che allertare la polizia e maledire quei due. Che ora saranno chissà dove a cercare altri anziani. A cui raccontare nuove frottole per portargli via un pezzo di vita.

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