Sei in Archivio bozze

SALSO

Cercò di strozzare la moglie con il filo del telefono: condannato

11 novembre 2017, 06:01

Cercò di strozzare la moglie con il filo del telefono: condannato

Roberto Longoni

Ai carabinieri non doveva nemmeno più dare l'indirizzo. Lei chiamava e loro accorrevano: sapendo già dove e perché. Anche se a volte comporre il 112 era un bel problema. Un rischio. Accadde una volta che lui, vedendo la moglie al telefono terrorizzata per le sue minacce, le strappò la cornetta di mano, per passargliela dietro la testa: il filo si strinse attorno alla gola della donna, fino a quando la figlia non si mise a gridare. Cadde a terra, la ragazzina, in preda a una crisi di panico. Bastò a creare un diversivo. Ma fino a un certo punto.

L'uomo volle essere l'unico soccorritore della figlia: la moglie venne da lui tenuta a distanza a suon di male parole. Se non altro, per quel giorno la donna non ricevette altri pugni né altri calci. Poco dopo, il Tribunale dei minori di Bologna costrinse quell'uomo, un artigiano di origini campane, a uscire dall'abitazione di famiglia.

Una storia di ordinaria violenza che si è trascinata per almeno un anno dietro la porta di una casa salsese, tra il 2012 e il 2013, fino a quando la donna ebbe la forza di sopportare («soprattutto per i miei tre figli») le angherie alla quale era sottoposta. Aggressioni ispirate da un'immotivata gelosia o, ancora più inspiegabilmente, da un modo rabbioso di prendere anche i minimi spigoli della vita.

Come per la storia dell'armadio. Lui si ostinava a cercare al suo interno cose che non c'erano, frugando soprattutto tra gli effetti personali della moglie. Bastava quello, per scatenare la rabbia dell'uomo, oggi cinquantenne. In un caso, i calci e i pugni e le solite strette ai polsi della moglie non dovettero sembrargli sufficienti: l'uomo cercò di far cadere l'armadio della discordia addosso alla consorte. Altre volte la scintilla era fornita dall'auto di famiglia. Lui la voleva trovare con la benzina sufficiente alle proprie necessità all'interno. Se no erano guai. E i guai a volte si concretizzavano nelle botte documentate (anche con fotografie delle ecchimosi) dalla figlia dei due che ieri ha testimoniato in aula, davanti al giudice Maria Cristina Sarli e al pm Massimiliano Sicilia.

In tribunale la giovane, che ora ha 22 anni e vive altrove con la madre e i fratelli, ha raccontato la storia di quel marito violento diventato un padre assente (non avrebbe versato un centesimo per il sostentamento della famiglia lasciata alle proprie spalle). Un uomo spesso nervoso che, se non passava alle vie di fatto, minacciava la moglie più giovane di quattro anni, a sua volta di origini campane, con frasi di questo tenore: «Dai tuoi, non ti ci porto né ora né mai». Oppure: «Sparisco con i nostri figli: non li vedrai mai più».

E' sparito lui. E ora è inseguito da una condanna. Il giudice gli ha inflitto due anni di reclusione: un mese in più di quanto richiesto dal pm.

La sospensione condizionale della pena, come proposto da Sicilia, sarà subordinata al risarcimento entro un mese di una provvisionale di cinquemila euro. Tanto per cominciare: poi, si vedrà quali saranno i danni riconosciuti dalla causa civile.

Abbonati per leggere l'articolo integrale pubblicato sulla Gazzetta di Parma in edicola e accedere alle altre notizie esclusive del giornale di oggi

Costo: 6€/mese

Se sei già un utente abbonato a Gweb+

L'abbonamento a Gweb+ consente l'accesso alla versione integrale degli articoli più interessanti del quotidiano oggi in edicola.Il costo è di solo 6 euro al mese Iva inclusa (invece di €8) utilizzando come modalità di pagamento PayPal