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Inchiesta

Guardasone, tante luci e qualche ombra

11 novembre 2017, 06:00

Guardasone, tante luci e qualche ombra

TRAVERSETOLO

Bianca Maria Sarti

È il nucleo storico più antico di Traversetolo: abitato continuativamente già dall'età del bronzo, da qui il Podestà controllava il feudo ancora prima che esistessero il Municipio e il grande paese a valle, oggi capoluogo.

Sulle cime delle colline, tra rive boscose e campi ordinatamente coltivati, la frazione di Guardasone cela i suoi tesori: i resti della Guardiola trecentesca sul monte Lugolo, il castello dei Baratti, la chiesa secentesca di San Lorenzo, da poco riaperta al culto, e tanti altri gioielli storici e paesaggistici, tutti da scoprire.

Ma più prezioso di tutti, stando ai residenti, è quel senso di pace che regalano la natura e la vista impagabile, una sensazione che ripaga di ogni scomodità. «Ogni finestra che ho è un quadro – dice Mario Guidetti –: i tramonti, i castelli di Rossena e Canossa, persino le Alpi innevate: con questa vista non servono le tende». Mario vive con la famiglia accanto a un grande uliveto: «Abbiamo piantato oltre 300 ulivi, anche per prevenire il dissesto idrogeologico. La gente qui tiene molto all'ambiente, i campi sono coltivati in modo egregio; vorrei che l'amministrazione comunale percepisse questa cura del territorio e ci aiutasse a tutelarlo, garantendo una viabilità adeguata ed evitando che diventi una foresta di antenne».

A Guardasone sono presenti circa sette antenne, di cui sei su terreni privati. Anche se di recente Arpae ha assicurato che le emissioni sono in regola, il tema è sentito. Caterina Bruschi, originaria di Guardasone, dopo aver vissuto diversi anni in Inghilterra, è tornata qui con la sua famiglia.

«Vivere qui è un dono, è un ritorno alle origini. La mia priorità è l'ambiente – dice –, i campi sono curati e il Comune ha sistemato strade e fossi, ma la preoccupazione per le antenne resta».

Trasferirsi da una metropoli come Birmingham a una frazione di provincia con due figli non è semplice. «È stata una scelta di “scomodo” – scherza Caterina – ma soprattutto di qualità della vita: i servizi sono lontani, serve organizzazione e impegno, ma i figli sono a contatto con la natura e comprendono questa ricchezza».

Anche Ada Pezzut, di origini milanesi, 30 anni fa ha seguito il marito Enrico Cesari a Guardasone e non nega le piccole e grandi scomodità di vivere in collina. «Ci vuole lo spirito giusto per stare qui – ammette Enrico – ma i servizi di assistenza, specie per anziani soli, ci sono. E poi finalmente ha riaperto la chiesa, dopo circa 25 anni di inattività, e di questo voglio ringraziare in particolare don Giancarlo Reverberi. Restaurata è bellissima e sempre piena la domenica».

La chiesa è importante anche per Giovanna Barili: «Qui mancano le occasioni di incontro, ma la chiesa aperta unisce le persone. Peccato per il ristorante chiuso. A Guardasone sono sempre stata bene, c'è quiete e la libertà che dà la campagna; anche la strada, che era il problema principale, è stata sistemata. Gli unici problemi sono due: la sicurezza, perché si sono verificati diversi furti, non solo in casa; e la cura dei boschi, che tra infestanti e caprioli sono in pericolo e vanno curati».

Non riesce proprio a trovare nemmeno un difetto, invece, Danilo Grassi, direttore d'orchestra di Soragna dal 2001 a Guardasone: «Qui siamo fuori dal caos, è un luogo di riposo meraviglioso, anche in inverno. Non mi sposterei mai».

Vincenzo Sangermano, di Parma, ha scelto di trasferirsi definitivamente nella casa di villeggiatura a Guardasone, a ridosso di Vignale. «Qui la strada è più trascurata e l'illuminazione è inesistente, ma la natura e la vista ripagano, siamo convinti della scelta, Parma non era più a misura d'uomo».

A ben vedere, però, qualche problema in paradiso c'è: a Gavazzo, verso Castione, tre anni fa si è aperta una grande frana che ha comportato investimenti massicci. «La frana mi ha divorato il giardino, la casa ha crepe e si è svalutata – dice Giuseppe Mazza – ma il monitoraggio è costante e non è mai mancata l'attenzione dalle amministrazioni, dalla Protezione Civile e dalla Regione. A Guardasone c'è un problema di sicurezza, mi piacerebbe che il sindaco portasse le videocamere anche nelle frazioni».

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