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Devincenzi: «Ancora fango contro di me»

15 novembre 2017, 06:01

Devincenzi: «Ancora fango contro di me»

Paolo M. Amadasi

«Ancora fango contro di me. Inutili menzogne sono state scritte per accusarmi ingiustamente di cose che non ho fatto e soprattutto per insinuare ancora che io abbia avuto un ruolo nella scomparsa di “Flori”». Il giorno dopo la presentazione dell'istanza nella quale i legali delle mamma e della sorella di Florentina Nitescu si oppongono all'archiviazione delle indagini, l'ex compagno Paolo Devincenzi passa all'attacco. E si sente offeso. «Non capisco - dice - perché siano state scritte cose così gravi contro di me. E credo senza una pur minima verifica. Perché io, dopo la scomparsa di Florentina, non sono mai stato in Romania e quindi mai avrei potuto minacciare chi si trovava nel suo appartamento di Bucarest per allontanarlo da quella casa».

Un'affermazione che Devincenzi vuole motivare.

«Al giorno d'oggi si può controllare tutto: le celle telefoniche, i biglietti del treno, degli aerei, per cui credo che se fossi stato veramente in Romania non sarebbe difficile dimostrarlo. Io, con l'attività che svolgo (è titolare di un'impresa di onoranze funebri) porto sempre il telefono con me e lo tengo sempre acceso. Non posso permettermi di staccarlo».

Ma sapeva dell'esistenza dell'appartamento?

«Certo. Ci sono anche stato in occasione di un viaggio in Romania insieme a Florentina. L'appartamento era vuoto. Ricordo che avrebbe voluto affittarlo, ma non trovava potenziali inquilini. Il fatto che fosse al piano terra lo penalizzava».

Lo potrebbe descrivere?

«Sinceramente no. Non mi ricordo più di tanto. E' un appartamento di 2-3 stanze, situato al piano terra di un edificio nella zona centrale di Bucarest».

Perché i familiari sostengono che lei sia andato là a minacciare gli inquilini?

«E' solo una invenzione. Ma fino a che lo dice Valentina (Valentina Stoica, nata Nitescu, sorella di Florentina), è un conto. Se lo scrivono gli avvocati in un atto giudiziario depositato in tribunale le cose cambiano. Hanno depositato un testo con affermazioni non vere. E credo sappiano che non sono vere. Avranno pur fatto degli accertamenti e si saranno accorti che non ci sono conferme. Sarei proprio curioso di sapere in quali giorni dicono che sarei stato là».

Per cui lei pensa di fare una denuncia? Di querelare qualcuno?

«Il mio legale (Devincenzi è assistito dall'avvocato Sandro Milani) mi ha suggerito di non fare nulla. Ha detto che eventualmente ci penseremo in un secondo momento. Prima dobbiamo vedere quale sarà il pronunciamento sulla richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero».

Potrebbero volerci settimane prima che il gip Sara Micucci si pronunci sulla questione. Potrebbe chiudere definitivamente il caso che vede Paolo Devincenzi come unico indagato, di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Oppure disporre una prosecuzione delle indagini, avallando di fatto l'istanza di opposizione all'archiviazione presentata dagli avvocati Giovanna Cavaciuti e Maria Elena Concarotti, del foro di Piacenza, che seguono gli interessi della mamma e della sorella di Florentina.

E dopo?

«Dopo potrebbero partire anche delle querele. Se sbaglio io, pago, ma se sbagliano gli altri, in un modo o nell'altro ci arrivo in fondo. Sono fatto così. Non posso accettare sempre affermazioni diffamanti contro di me. Io non ho minacciato nessuno».

Eppure lei potrebbe avere un interesse riguardo all'appartamento di Florentina. Potrebbe aver voluto i soldi dell'affitto.

«Se ricordo bene, Florentina non l'aveva mai affittato, per cui quell'appartamento avrebbe dovuto essere vuoto. Se dopo la sua scomparsa, qualcuno l'ha dato in affitto, non ne so nulla. Noi non avevamo nessuna carta che ci legava: quello che era suo, era suo, e quello che era mio, era mio».

Poi cambia tono.

«Guarda, ad essere sinceri, a me di quel c... di appartamento lì, a Bucarest, proprio non me ne frega niente. Mi auguro che gli avvocati che seguono così scrupolosamente gli interessi della famiglia di Florentina abbiano anche fatto presente che se affittano un appartamento non loro dovranno magari tenere una contabilità. O depositare i soldi su un conto. Perché se Florentina dovesse tornare, avrà diritto ad avere quei soldi. E se non dovesse saltar fuori, quei soldi sarebbero di mio figlio. Non miei. Di mio figlio».

Dice: “se dovesse saltar fuori”. Crede che sia ancora viva?

«Pensare che sia morta è sempre l'ultima. Speriamo che si presenti, ma se non si presenterà, ribadisco che l'appartamento e le eventuali rendite saranno di mio figlio. Solo che se si dovrà aspettare che sia maggiorenne, non so allora che ne sarà di quell'appartamento... Io non posso pretendere niente. Come ho detto non c'è nessuna carta che ci lega. Se si farà qualcosa, sarà solo per quel bambino. Quello sì, che ci lega. Non per altro. A me sembra invece che mamma e sorella di Florentina del ragazzino non si interessino tanto...».

Gli avvocati della famiglia Nitescu hanno sollevato anche la questione del maxi rifornimento di carburante effettuato la notte della scomparsa... Più che sufficiente per un viaggio andata e ritorno in Romania.

«Il problema sai qual è? E' che si vuole insinuare che io sia andato in Romania con un cadavere da occultare e 700 litri di carburante. Rischiando due volte: di farmi trovare con un cadavere e con così tanto carburante, che, tra l'altro, comprato là costerebbe molto meno. E' proprio una cosa incredibile. E poi, visto che la mia donna se n'era andata non avrei dovuto fare quell'operazione? Ma io in quei giorni ho anche lavorato! Come ho sempre detto, per me si era allontanata volontariamente, come aveva già fatto altre volte in passato. E io pensavo che poi sarebbe tornata. Nel frattempo ho condotto la vita di sempre. Non capisco cosa avrei dovuto fare? Sono tutte strumentalizzazioni. Meglio sarebbe scoprire qualcosa di più su quell'ultimo messaggio».

Il cellulare di Florentina, prima di risultare definitivamente spento, ricevette un messaggio da un numero di cellulare riconducibile a una scheda prepagata acquistata in Romania. Non è stato tuttavia possibile risalire al possessore di quel numero.

Secondo Devincenzi, il messaggio proveniente da un numero romeno avvalora l'ipotesi dell'allontanamento volontario, magari con un connazionale. Ma non solo un romeno avrebbe potuto possedere quella sim.

«E' vero - conclude l'ex compagno - ma comunque deve essere di qualcuno che in Romania ci è stato».

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