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TERREMOTO

A Fornovo tra la gente: «Mi tremavano le gambe»

20 novembre 2017, 06:02

A Fornovo tra la gente: «Mi tremavano le gambe»

Laura Frugoni

«Altroché se ho avuto paura. Avevo le gambe che facevano giacomo-giacomo. Abito in una mansarda, quando è arrivata la scossa più forte è anche caduto un vaso. Avevamo appena finito di mangiare e mi sono precipitata giù per le scale con mia zia e mia mamma, neanche un minuto e ne è arrivata un'altra...».

A Fornovo - il paese che ieri ha «ballato» di più - la gente non si fa pregare a raccontare il batticuore post-terremoto. Le gambe con la tremarella erano quelle di Zita Alberti, 17 anni: a metà pomeriggio la incontri seduta un bar del centro insieme a un'amica. Chiacchierano, ridono: nel locale una piccola folla d'età variegata dove trovi anche chi minimizza, esorcizza la paura, annega l'inquietudine in un calice di malvasia.

Il colpo d'occhio sulla vallata conferma gli aggiornamenti continui delle agenzie: non ci sono crolli né disastri da scovare, per fortuna. Solo quello stato dell'anima - come fosse sospesa - che resta incollato addosso per un tempo indefinito, giorno e notte. Già: di solito è peggio quando arriva il buio: non si dormirà mica per strada? «Io vorrei stare fuori tutta la notte - annuisce Zita - ho una paura allucinante, ma vedrai che mi toccherà tornare a casa».

La scossa di cui tutti parlano - che ha fatto trasalire la città e l'intera provincia, avvertita diffusamente anche in Liguria, Lombardia, in una parte del Piemonte, del Veneto e della Toscana. - è stata quella delle 13,37: magnitudo 4,4 e profondità 32 chilometri (proprio laggiù nelle viscere della terra anziché in superficie: per questo s'è sentita meno) ma lo sciame sismico era cominciato già domenica notte e i «tremori» sono andati avanti fino a tardi: 17 scosse si contavano ieri sera, numero in continuo aggiornamento.

A Fornovo - come del resto a Parma - quando finalmente gli occhi si sono staccati dal lampadario e il battito cardiaco è tornato a un livello accettabile, parecchia gente s'è attaccata al telefonino: valanga di chiamate ai vigili del fuoco, che si sono messi in moto anche dall'alto. Un elicottero decollato da Bologna ha sorvolato la Valtaro: un colpo d'occhio aereo sul panorama sottostante per verificare che fosse tutto come prima.

«L'epicentro è stato a Ricco», «No, a Citerna», le voci nel bar s'accavallano, ognuno con il suo personale sussulto. Un signore dice che a Ozzano s'è sentito parecchio. Un altro non ne ha voluto sapere di lasciare diventar freddo il bendidio del pranzo domenicale «Quando sono a tavola non mi schiodo. Intorno a me sono tutti spariti, ma io sono rimasto a finire di mangiare», ride il più spiritoso della compagnia («le svelo solo il nome d'arte: Clint») a cui evidentemente gli scossoni della terra mettono appetito: ora è davanti a una pizza fumante. «Vuole favorire? Oppure vuole un tè caldo, un caffè?».

Luciano Franchi era fuori che trafficava in cortile, «e non me ne sono nemmeno accorto». Greta Cavalca, diciassettenne come l'amica Zita, stava ancora beatamente sotto le coperte. Di domenica ci sta. «Ma ero sveglia, in camera c'era anche mia madre. Ho pensato fosse lei che stava muovendo il letto. La scossa s'è sentita forte, mia mamma ha cominciato a urlare e ci siamo precipitate in strada. Per precauzione, la casa è molto vecchia...».

Il vice sindaco di Fornovo, Paolo Valenti, sta facendo un giro con i tecnici del Comune nelle scuole. Ora sono alla materna di Riccò, lasciata per ultima perché era quella che preoccupava di meno. Dentro è tutto a posto. «Anche nelle altre cinque scuole» conferma Valenti, che aveva raggiunto il municipio poco dopo la scossa delle 13,37. «C'è stato un boato che sembrava un tuono, come me molti l'hanno sentito. Per fortuna qui a Fornovo non abbiamo una storicità di terremoti devastanti, la posizione è diversa rispetto a Borgotaro, che si trova proprio a ridosso della faglia».

Ormai è buio da un pezzo e in giro a Fornovo conti poche anime. Invertiamo la rotta verso Parma: dalla prefettura arrivano notizie rassicuranti. Protezione civile e forze dell'ordine mobilitate, verifiche dall'esito negativo («anche se qualche magagna potrà saltare fuori nei prossimi giorni»). Dovrebbe bastare per una buona notte, anche senza camomilla.

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