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SPOPOLAMENTO DELLA MONTAGNA

Bore, nessun alunno in prima elementare

30 novembre 2017, 06:00

Bore, nessun alunno in prima elementare

Silvia Calici

Lo spopolamento dei paesi rimane uno dei gravi problemi della nostra montagna. Basti pensare che, quest'anno, per la prima volta, non c'è la classe prima classe elementare per mancanza di bambini.

Troppi, poi, i negozi nei piccoli paesi di montagna che negli ultimi anni hanno chiuso. E tanti sono a rischio di chiusura. «Valutiamo la possibilità di creare una cooperativa, proprio come si è fatto a Succiso, borgo dell’appennino reggiano, dove è nata la cooperativa Valle Dei Cavalieri un nome che ricorda quello di una favola - è l'appello del sindaco Fausto Ralli - La storia di questa cooperativa è una storia di grande innovazione sociale che nasce quando nel paese aveva abbassato la serranda anche l’ultima bottega. E si sa, quando in un paese non ci sono più né un bar né un negozio, quel paese è destinato a morire».

Questi ragazzi della proloco di Succiso si sono rimboccati le maniche e, in nove amici, hanno costituito la cooperativa. Hanno investito i propri soldi e, risistemando la vecchia scuola del paese, ormai diroccata, è stato aperto un bar e una bottega di alimentari, dove oggi arrivano clienti pure dai paesi limitrofi, vendono pane preparato secondo le antiche tradizioni. Diversi sono i servizi che svolge la cooperativa per la comunità: oggi è formata da 33 soci , lo stipendio medio è sui 1.000 euro al mese, il fatturato è di circa 700 mila euro all’anno.

«Ovviamente - aggiunge il sindaco - il sostegno delle istituzioni è fondamentale per valorizzare un territorio, bisogna conoscere bene, e soprattutto amare, le sue particolarità, perché ogni luogo è unico. Ultimamente si è parlato di legge sulla montagna, ma 100 milioni di euro destinati ai paesi di montagna, ripartiti in tre anni, destinati a cinquemila comuni sono uno schiaffo alla dignità. Con questo non voglio dire che non sono ben accetti, ma si parla di circa un euro per cittadino del comune. I problemi della montagna vengono da lontano, e non sono mai stati affrontati, dalla cura del territorio, alla gestione dei servizi. La chiusura dei negozi è evidente, quando una situazione decresce, quindi l’economia di un’apertura da delle morse anche in questioni fiscali, parametri, studi di settore, affitto, utenze, porta un antieconomicità della gestione. Alcune attività del comune hanno chiuso perché i proprietari hanno una certa età e i figli hanno fatto scelte diverse».

Il sindaco lancia un appello: «Chi frequenta i paesini delle aree interne per una giornata di relax, si fermi ad acquistarli nel negozio della piazza di questo magnifico paese immerso nella natura e che ha tanto da offrire, dove si possono trovare anche prodotti tipici locali. Si fermi, pensi ,al grande valore del suo gesto. Chi vive nei piccoli comuni, si faccia due calcoli e scelga la dimensione sociale vera, il negozio del paese, che conosce benissimo sia i prodotti che vende sia il proprietario che li offre. Negli ultimi cinque anni, secondo i dati di confesercenti, hanno abbassato la saracinesca almeno 100 mila negozi, con la conseguente perdita di 250 mila posti di lavoro.

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