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RIQUALIFICAZIONE

Ex Star, tra passato e futuro: il progetto del giovane architetto Nicola Riccò

L'idea in una tesi di laurea

18 dicembre 2017, 06:02

Ex Star, tra passato e futuro: il progetto del giovane architetto Nicola Riccò

Enrico Gotti

Da ex Star a StarT, da stabilimento dismesso a centro di produzione e ricerca dell’agroalimentare. Da fabbrica chiusa a fabbrica aperta alla comunità, senza cambiare la destinazione urbanistica dell’area, che è quella produttiva. È l’idea di un giovane architetto parmigiano, Nicola Riccò, che ne ha fatto una tesi di laurea magistrale all’università di Parma. Il suo progetto vuole dare un’identità nuova, che affonda le radici nel passato, alla grande fabbrica abbandonata della frazione di Corcagnano e a tutto il quartiere di Vigatto.

La sua ricerca è durata più di un anno ed è stata condotta insieme a Paolo Giandebbiagi, con correlatori Marco Maretto, Tiziano Di Bernardo e l’architetto Flavio Franceschi. Dopo aver visto l’articolo sulla riqualificazione dell’ex Star, ha contattato la «Gazzetta» per presentare la sua idea, che vuole trasformare la struttura chiusa dal 2005 in una nuova fabbrica agro-alimentare. La sua tesi di laurea è datata 2014, prima che sorgesse a Bologna il parco agroalimentare F.i.c.o. L’idea di Riccò, StarT, condivide l’idea di aprire i saperi e le produzioni agricole alla comunità, ma è allo stesso tempo qualcosa di completamente diverso: è una fabbrica innovativa, un centro di ricerca e studi sull’innovazione agroalimentare, legati ai nuovi metodi di coltivazione utilizzati in questo nuovo impianto: un ulteriore passo in avanti alle innovazioni agricole che nella storia hanno visto come protagonista questo territorio. La zona di Vigatto, infatti, ha visto la rivoluzione della coltivazione e trasformazione del pomodoro, con la nascita delle prime ditte e le innovazioni a partire dall’800, con l’agronomo Carlo Rognoni.

L’area coperta dell’ex Star di Corcagnano è grande 32mila metri quadrati. «Tanto quanto l’area occupata dalle abitazioni della frazioni», dice Riccò. L’idea è di riqualificare l’ex stabilimento facendolo diventare una grande serra per produzioni con la coltivazione fuori suolo, come è stato fatto con lo «sky green» a Singapore o più vicino a noi con l’impianto Sabar a Novellara, con una parte commerciale di vendita a km zero. Ma non solo: la finalità è di trasformarlo in un luogo con funzioni pubbliche, con una parte dedicata alla ricerca e alla didattica, in collaborazione con l’università.

«È un modo per mantenere la vocazione agroalimentare di questa parte di città, e di non trattarla come periferia. Ora ci sono tanti cantieri abbandonati, fabbriche dismesse. Possono diventare qualcosa di più che altri quartieri residenziali - sostiene Riccò, classe 1988 -: la conversione dell’area in residenziale, con la successiva realizzazione di una distesa di condomini premia solo le finalità del maggior guadagno, dimenticando come questi interventi possano essere interpretati come volano sociale, culturale e innovativo per la società e per il contesto in cui sono inseriti. Ad oggi non sappiamo ancora precisamente come sarà il progetto presentato dalla proprietà, seguito dal Comune, che comporterà una variante del piano strutturale comunale. L’obiettivo della mia ricerca è riconsegnare alle persone un insieme di spazi integrati con il luogo in cui sono inseriti».

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