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Dopo l'alluvione

Colorno, la Reggia riapre ai turisti

21 dicembre 2017, 06:00

Colorno, la Reggia riapre ai turisti

Cristian Calestani

Sabato la Reggia di Colorno riaprirà ai turisti. È un altro passo verso la normalità ad una settimana di distanza dall’alluvione del torrente Parma che ha provocato danni per oltre 5 milioni di euro in paese. Sabato e domenica, infatti, la Reggia sarà aperta al pubblico con i seguenti orari di visita guidata: 10, 11, 15, 16 e 17 (inizio ultima visita guidata).

Si lavora anche per consentire agli abitanti del condominio allagato in via Roma di poter trascorrere il Natale al caldo. L’amministrazione comunale e i residenti si sono confrontati e, alla fine, si è deciso di far intervenire i tecnici affinché possa essere riparato l’attuale sistema di riscaldamento anziché, come ipotizzato in un primo momento, installare una caldaia esterna in via provvisoria.

«Il Comune - spiega il sindaco di Colorno Michela Canova - anticiperà la spesa necessaria per sistemare l’attuale caldaia, parliamo di una cifra di circa 15mila euro. Poi sarà prevista una rateizzazione tra i condomini in attesa che giungano i soldi del risarcimento legato all’approvazione della richiesta dello stato di calamità».

Nel frattempo si continua a lavorare anche in Reggia nei locali della biblioteca comunale Glauco Lombardi, ancora chiusa al pubblico. «Tutto dipende dalla ripartenza dell’impianto di riscaldamento della Reggia - spiega ancora il sindaco -, aspetto fondamentale per far asciugare le pareti». Il primo cittadino è poi tornato a parlare dei provvedimenti presi durante l’emergenza. «Negli occhi di tutti noi restano le immagini dell’acqua che entra nel cortile della Reggia ed invade la piazza, il giardino, i borghi del centro e via Roma. Ma una delle criticità maggiori l’abbiamo dovuta affrontare nell’area Penza, nel quartiere di Borgomaggiore. Proprio lì un volontario della Protezione civile, incaricato del monitoraggio degli argini, ha individuato una frattura nell’argine maestro, un vero e proprio buco passante non riconducibile all’azione delle nutrie. Da quel punto è iniziato ad uscire un vero e proprio fiotto di acqua. È lì che, durante la mattinata di martedì 12 dicembre, abbiamo dovuto fronteggiare il maggior pericolo utilizzando cinquemila sacchi di sabbia. Se l’argine avesse ceduto in quel punto sarebbero finiti sott’acqua tutto il quartiere di Borgomaggiore, Bezze e Torrile. In quel punto hanno lavorato incessantemente decine di volontari della Protezione civile e, a riprova della gravità della situazione, appena passata la piena Aipo ha dato inizio ad un intervento di sistemazione dell’argine. Come tutti sanno non si lavora mai sugli argini nel periodo invernale, viste le condizioni climatiche che rendono più difficile il compattarsi delle arginature. Ma in quel contesto la situazione si è mostrata così pericolosa che Aipo ha preferito operare nell’immediato su una ventina di metri dell’arginatura ricoprendo poi il tutto con dei teloni per garantire la sicurezza idraulica. L’area Penza, nel corso dell’emergenza piena, ad un certo punto è diventata la priorità. È lì che sono stati dirottati tutti i volontari in arrivo da Parma». Sempre apertissimo, in paese, il dibattito sulla necessità di chiudere le arcate della Reggia sul lato torrente, uno dei punti più deboli e nei quali è avvenuta la tracimazione della Parma. «Già dopo la piena del 2014 - ha ricordato il sindaco - avevamo fatto presente questo problema. Alla Protezione civile provinciale erano state segnalate due criticità. Una, sui muretti del ponte, per la quale siamo intervenuti, rafforzando la struttura, direttamente come Comune. L’altra, relativa alle arcate, segnalandola alla Provincia e alla Protezione civile provinciale che avevano chiesto i fondi alla Protezione civile regionale e al ministero per poter intervenire. Si era parlato di una doppia possibilità: chiudere le arcate con un muro oppure con un vetro adeguato che avrebbe garantito sicurezza, ma allo stesso tempo salvaguardato l’aspetto estetico di un bene di pregio. In quel contesto di crisi, però, la maggior parte delle risorse furono indirizzate al Modenese dopo la devastante piena del Secchia. Dell’assenza di finanze della Provincia, ente proprietario della Reggia, siamo tutti a conoscenza e così dopo il 2014 non c’è stato modo di dare attuazione a quel tipo di intervento».

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