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CARA SPESA

Ora si pagano anche le borsine per frutta e verdura. Debutto fra i mugugni

di Vittorio Rotolo -

03 gennaio 2018, 06:00

Ora si pagano anche le borsine per frutta e verdura. Debutto fra i mugugni

Anno nuovo... tassa nuova.

A carico dei consumatori, naturalmente.

Dal 1° gennaio dell'anno appena cominciato, infatti, è entrata in vigore la norma che prevede il pagamento obbligatorio dei sacchetti ultraleggeri utilizzati per contenere gli alimenti sfusi, frutta e verdura in particolare.

Shopper che, per legge, devono essere ora biodegradabili e compostabili. E con il prezzo di vendita riportato sullo scontrino fiscale.

Una novità che riguarda non soltanto la grande distribuzione, ma anche i piccoli negozi. Tutti obbligati a farle pagare le «bustine», pena il rischio di una sanzione pesantissima.

E così pure nella nostra città, passato il Capodanno, chi è andato a far spesa, ieri, ha trovato un bel cartello che segnalava l’applicazione della normativa con allegato il prezzo della singola busta, senza dimenticare di specificare un'altra importante «postilla»: per motivi igienici, non è possibile utilizzare - per il confezionamento di frutta e verdura - sacchetti di proprietà del cliente.

Nessuna possibilità di aggirare il nuovo obbligo di pagamento, insomma. E i primi mugugni sono arrivati subito. «Dicono che si tratta di una norma finalizzata alla salvaguardia dell’ambiente. A me, invece, sembra soltanto un pretesto per imporre un nuovo balzello ai cittadini, come se non bastassero già tutte le tasse che paghiamo» protesta il signor Aldo, pensionato.

«Non è stata affatto una sorpresa, per me: ero al corrente di questa novità» afferma un’altra cliente, Clara, intenta a imbustare alcune mele senza perdere di vista, nel frattempo, la nipotina che gironzola tra gli scaffali. «Personalmente – aggiunge - non trovo giusto che si debbano far pagare i sacchetti per la frutta e le verdure, ma non è mica colpa dei negozianti. Dobbiamo adeguarci».

Addetti alle vendite e responsabili dei supermercati ascoltano con pazienza le lamentele e, quasi scusandosi, allargano le braccia: «Siamo costretti a farveli pagare, i sacchetti: ce lo impone la legge» è la risposta, più o meno identica dappertutto, che viene servita ai clienti.

Al cronista che si avvicina per chiedere un commento, il responsabile di uno dei punti vendita spiega ancora meglio come stanno le cose: «L’unica cosa che possiamo fare è contenere il prezzo di ciascun sacchetto, in modo da non riversare sul consumatore la totalità dei costi. Perché è chiaro che queste buste noi le paghiamo, ai fornitori. Anzi, le abbiamo sempre pagate. Anche quando per i clienti erano gratis...».

Il giro di ricognizione in alcuni punti vendita dislocati in città diventa utile per confrontare i prezzi. L’ipotesi al vaglio della grande distribuzione, nei giorni scorsi, era quella di fissare il prezzo dei sacchetti ultraleggeri all'interno di una forbice compresa fra uno e 5 centesimi. Impegno che, a Parma, sembra rispettato: per un sacchetto, Esselunga e Conad fanno pagare solo un centesimo; Coop e Sigma, invece, due centesimi.

«Forse andrò controcorrente, rispetto al pensiero diffuso, ma ritengo questo provvedimento giusto, perché delinea un processo virtuoso e innovativo, a beneficio dell’ambiente» osserva Matteo, studente universitario. «Questi shopper – prosegue il giovane - potranno essere, ad esempio, riutilizzati per i rifiuti umidi».

Già. Ma al supermercato, occorrerà utilizzare un sacchetto per ogni genere alimentare, dato che non possono essere mischiati prodotti che vanno pesati e che hanno prezzi differenti.

«Il costo del singolo sacchetto è contenuto: obiettivamente, non credo sposti più di tanto gli equilibri del budget che una famiglia destina all’acquisto delle provviste alimentari - evidenzia Laura, una giovane mamma. - Parlare di stangata sulla spesa, mi sembra eccessivo».