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Stangata alla mensa per contrattisti e borsisti

05 gennaio 2018, 06:01

Stangata alla mensa per contrattisti e borsisti

Monica Tiezzi

Stangata sui pasti per i contrattisti e borsisti che lavorano all'ospedale Maggiore, liberi professionisti che hanno un contratto a termine o una borsa di studio con l'azienda ospedaliero-universitaria. La quota per un pasto standard (primo, secondo, contorno e frutta) alla mensa dell'ospedale gestita dalla Camst è infatti passata per loro, dal primo gennaio, da un euro e tre centesimi a 6,50 euro: una cifra più che sestuplicata. La novità ha scatenato critiche e proteste dal gruppo di collaboratori che godevano della tariffa agevolata al pari dei dipendenti, per i quali le detrazioni per i pasti sono incluse in busta paga e ammontano a circa 1,20 euro per un pasto standard. «Non siamo stati avvertiti, non c'è stato modo di far valere le nostre ragioni o di trattare» denunciano i contrattisti. «Abbiamo inviato a tutti gli interessati la comunicazione sulle novità» ribatte la direzione ospedaliera. Il rincaro sui pasti, spiegano ancora dall'ospedale, è la conseguenza del regolamento, entrato recentemente in vigore, per i contratti libero professionali. Una serie di norme redatte a livello di Aven (Aria vasta Emilia Nord), l'associazione delle sei aziende sanitarie delle province di Piacenza, Parma, Reggio Emilia e Modena, per rendere omogenei i percorsi amministrativi. Regole che non prevedono nulla rispetto ai pasti agevolati per contrattisti e borsisti. La deduzione è che «non si può sostenere con fondi a carico del bilancio aziendale la fruizione della mensa a queste categorie», spiegano dall'ospedale. Nonostante questo, aggiungono da via Gramsci, l'azienda ha ottenuto un prezzo di favore dalla Camst «che è la metà del prezzo per un pasto standard, senza alcun tipo di convenzione». «Prezzo di favore? Chiamiamola invece batosta - ribatte un gruppo di contrattisti che si sta organizzando per protestare, intenzionata a coinvolgere i sindacati - Contestiamo il merito del provvedimento e anche il metodo. Nessuno è stato informato, abbiamo saputo della novità a cose fatte, quando siamo andati a comprare i buoni pasto: già dal 29 dicembre non erano più disponibili i vecchi voucher». L'Azienda ospedaliera ribatte che le lettere che informano sulla novità sono state spedite a tutti i professionisti coinvolti a fine anno e che anche i dirigenti dei reparti sono stati avvertiti. «Noi non abbiamo ancora ricevuto nessuna lettera - dicono in coro quattro lavoratori interessati - e possiamo assicurare che anche il nostro dirigente era all'oscuro di tutto». Anche sul numero dei lavoratori coinvolti nella querelle c'è disaccordo fra azienda e lavoratori. Per i vertici dell'ospedale si tratterebbe di una cinquantina di persone, poichè «diversi liberi professionisti a contratto lavorano nei loro studi e non hanno l'esigenza di mangiare nella mensa aziendale». Per contrattisti e borsisti sarebbero invece coinvolte un centinaio di persone. «Questo provvedimento è come sparare sulla Croce Rossa - dice una contrattista da diversi anni in ospedale - Si penalizza una categoria che ha già mille problemi, primo fra tutti il precariato. Sono infuriata». «È la ciliegina sulla torta in una situazione già disagiata: siamo qui tutto il giorno, proprio come i colleghi dipendenti, ma abbiamo spese enormi per le assicurazioni contro gli infortuni e professionali, per la partita Iva, per i contributi pensionistici» dice un'altra contrattista. «A fine mese, tolte spese e tasse, restiamo con meno di mille euro - dice un trentenne da pochi mesi a contratto in ospedale - E oltretutto la spesa per il pasto, con la nuova modalità, non è neppure scaricabile. D'ora in poi saremo costretti a portarci il panino da casa».

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