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Il caso

«Ritiro la querela solo se il tassista mi chiede scusa»

06 gennaio 2018, 06:02

«Ritiro la querela solo se il tassista mi chiede scusa»

Laura Frugoni

«Ma secondo lei? Io, una donna sola all'una di notte in una piazza deserta, mi metto a discutere con un tassista per non dargli dieci euro? Non sono ricca, ma dopo una sera al ristorante con le amiche, che differenza fanno dieci euro in più o in meno nella mia vita? Il presidente del Radio Taxi ha detto che ci vedo poco: vero, sono miope. Ma allora tutti i miopi d'Italia hanno l'abitudine di cadere per strada da soli e per di più all'indietro?».

Non retrocede di un passo, Angela Signifredi, l'ex impiegata comunale di Collecchio che accusa un autista del Radio Taxi Parma di averla picchiata l'altra notte dopo averla accompagnata dal ristorante Parmigianino in zona Barilla Center dove era stata a cena fino a Collecchio dove risiede.

La vicenda ha sollevato - comprensibilmente - un nuvolone di parole. Sulla pagina Facebook di Angela, che giovedì mattina aveva postato la foto con il volto tumefatto e un vistoso cerotto sul naso, una pioggia di commenti: solidarietà, indignazione. E poi ci sono i tassisti, preoccupati di difendere la loro professionalità e la loro immagine senza macchia.

Il presidente del Radio Taxi Roberto Ravasini, interpellato dalla «Gazzetta», aveva assicurato l'intenzione di fare chiarezza - anche come cda - su quello che è successo l'altra sera, aggiungendo tuttavia che la versione del tassista sotto accusa è ben diversa: mentre Angela Signifredi sostiene di essere stata strattonata e colpita «a freddo» solo per aver chiesto la ricevuta, l'autista sostiene invece che avrebbero avuto un diverbio sulla tariffa («il tassametro segnava più di trenta euro, lei voleva pagarne solo venti... da quel che so è caduta» la versione raccolta e riferita da Ravasini). Lei dice di avergli dato trenta euro, lui assicura di non aver preso neanche un centesimo. E - cosa più importante - di non avere alzato un dito su Angela: la donna sarebbe «scivolata».

Ieri mattina, come aveva preannunciato, l'ex impiegata si è presentata nella caserma dei carabinieri del paese per depositare la querela.

«Sono stati gentilissimi. Ho portato il referto della dottoressa del pronto soccorso: quindici giorni di prognosi». Angela comincia a leggere: «trauma facciale con tumefazione in sede nasale... ferita escoriale alla base nasale... trauma cranico lieve per riferite percosse ad opera di terzi».

Adesso che succederà? «La querela io l'ho presentata, ho tempo novanta giorni per decidere se andare avanti o ritirarla. Nel primo caso bisognerà affrontare un processo, con tutto quello che comporta anche a livello di spesa. Io sono la parte lesa, posso anche presentarmi senza un 'avvocato mentre quel tassista dovrà scegliersene uno per forza o accettare il legale d'ufficio. In questi casi si va avanti un anno, un anno e mezzo. Io sono in pensione, di tempo ne ho. Ma lui? Non sono una sprovveduta, le lesioni che mi ha procurato sono minime: anche se venisse riconosciuto colpevole non prenderebbe più di tre mesi con la condizionale. In quel caso, tuttavia, potrei costituirmi parte civile e chiedere i danni morali, per tutte le balle che sono state scritte su questa storia. Certo, non è detto che le cose vadano così: prima devo vincerlo io, il processo. Ma quel signore sa queste cose? Se vuole affrontare tutto questo, faccia pure».

Vede anche un'altra strada, Angela. Una conclusione meno traumatica: accetterebbe di siglare una pace, con il taxi driver, senza strascichi giudiziari solo nel caso lui riconoscesse di avere sbagliato. «Ho saputo che ha avuto un grave lutto familiare. Potrebbe essere una persona che in questo momento non sta bene. Purtroppo guida un taxi, e anche se gli avessi dato del cretino - cosa che non è successa - per quello che ha fatto non c'è una giustificazione».

E s il presidente del consorzio tassisti facesse in qualche modo da «mediatore» tra le parti? «Non sono la regina d'Inghilterra, voglio solo che si riconosca che c'è stato un comportamento “non consono alla professionalità di un tassista nei confronti di una signora”. Se questo signore vuole fermare la querela, allora metta in piedi una situazione del genere».

Ribadisce che la sua non è una crociata contro la categoria dei tassisti («finora ho incontrato tutte persone gentili: ci sono perfino quelli che di sera illuminano con i fari il cancello per farti entrare in casa») ma anche la disponibilità verso una linea morbida non dev'essere intesa come un ripensamento: «Io sono una testona: se non mi chiedono scusa vado avanti. Altrimenti che senso avrebbe mettere le scarpe rosse il 23 novembre e andare a marciare contro la violenza sulle donne?».

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