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SPETTACOLI

Stefan Pop, da poeta a seduttore

Il tenore torna al Regio per il Rigoletto. Lo abbiamo intervistato

07 gennaio 2018, 06:00

Stefan Pop, da poeta a seduttore

Lucia Brighenti

Alcuni lo chiamano «il tenore di Mariella Devia», con cui ha già cantato Norma, Traviata, Roberto Devereux. Lui ne è felice, non ci dorme la notte, ma rimane con i piedi per terra, e studia ogni giorno perché, dice, «è l’umiltà che rende grandi». A Parma Stefan Pop ha fatto il suo debutto con successo nel ruolo di Rodolfo, in Bohème, lo scorso marzo. Ora, da poeta innamorato si trasforma in seduttore: nel Rigoletto che venerdì aprirà la Stagione lirica del Teatro Regio 2018, sarà infatti il Duca di Mantova, a fianco di Leo Nucci (Rigoletto) e Jessica Nuccio (Gilda). Ricordando l’impatto con il pubblico parmigiano, alla prima di Bohème, Pop racconta: «Dopo aver cantato due frasi, alla prima pausa, ho avvertito in sala un silenzio e un’attenzione che non avevo mai sentito in tutta la mia vita. Poi, quando ho terminato l’aria, c’è stato un attimo di sospensione che per me è stato lunghissimo, e poi dal loggione qualcuno ha detto “bravo” ed è partito un applauso. Non ho mai provato una soddisfazione tanto grande. Ho preso fiducia in questo pubblico».

Da poeta innamorato a seduttore: come sarà il suo Duca di Mantova?

«Il Duca è un personaggio che tutti reputano volgare: per lui le donne sono tutte uguali, fa tutto ciò che vuole... eppure quando incontra Gilda qualcosa lo tocca, gli apre un po’ il cuore. Nel primo atto canta “Questa o quella per me pari sono”, ma nel secondo intona “Ella mi fu rapita”, e qui diventa un po’ poeta, come Rodolfo. Poi nel terzo atto nuovamente canta “La donna è mobile”. C’è un cambiamento molto forte, attraverso queste tre arie, e io cerco di dare il massimo per metterlo in rilievo».

Quali sfide pone questo ruolo dal punto di vista vocale?

«La difficoltà più grande è che il tenore inizia ogni atto con l’aria, quindi con la voce un po’ fredda. La tessitura è alta e bisogna mantenere l’energia durante le lunghe pause: se esci dal personaggio un solo minuto sei perso. Ma se sei onesto davanti al pubblico e allo spartito, ne può uscire qualcosa di molto bello».

Quali sono i suoi modelli per questo ruolo?

«Amo molto Pavarotti, Placido Domingo (uno dei migliori Duca di Mantova di sempre, per musicalità e capacità attoriali) e, per la tecnica vocale, Franco Corelli e Carlo Bergonzi. Qui sono a casa di Bergonzi: cercherò di fare tutte le sue sfumature e morbidezze».

Questa è la seconda volta che canta a Parma e in marzo tornerà per interpretare Roberto Devereux... ci sta prendendo gusto?

«Tutti mi dicevano che il pubblico di Parma è difficile, ma secondo me non è proprio così. Il pubblico qui si aspetta sincerità: un belcanto puro, la vecchia scuola che dà importanza all’appoggio, al fraseggio, alla parola. Ai loggionisti non basta leggere il curriculum del cantante, prima vogliono sentire la voce. Il bello del Teatro Regio è che qui si impara molto. Lavorare con il pianista Simone Savina mi ha aiutato a capire il senso della parola, con lui sto lavorando su Rigoletto nota per nota, proprio come mi ha insegnato il Maestro Nello Santi, con cui ho già interpretato il Duca di Mantova a Napoli. Mi trovo molto bene anche con il direttore Francesco Ivan Ciampa e con l’Orchestra dell’Opera Italiana».

Sogni nel cassetto?

«Vorrei cantare Un ballo in maschera e il Requiem di Verdi: sarebbe bello farli anche qui a Parma...».

In attesa della prima di venerdì, domani alle 20 è in programma l'antegenerale per gli Under 30 (biglietti al prezzo speciale di 5 euro). Prova generale mercoledì alle 15.30. Per informazioni e biglietti: tel. 0521 203999, biglietteria@teatroregioparma.it, www.teatroregioparma.it.

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