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Rigoletto al Regio

Jessica Nuccio: «Vi svelo la mia Gilda»

08 gennaio 2018, 06:00

Jessica Nuccio: «Vi svelo la mia Gilda»

Ilaria Notari

Nucci lui, Nuccio lei. Il grande baritono bolognese e il giovane soprano palermitano saranno rispettivamente Rigoletto e Gilda nell'opera verdiana che aprirà la Stagione Lirica del Regio venerdì 12 gennaio nello storico allestimento firmato da Samaritani. Insieme a loro il tenore Stefan Pop. Sul podio dell'Orchestra dell'Opera Italiana il maestro Francesco Ciampa.

Leo Nucci e Jessica Nuccio, sono una coppia di interpreti già collaudata per il capolavoro verdiano che hanno già interpretato insieme a Verona. Un affiatamento, quello tra i due, che semplifica il lavoro, visto l'inserimento nel cast solo pochi giorni fa della Nuccio in sostituzione dell'indisposta Maria Mudryak. Per Jessica, fresca del successo in Rigoletto a Liegi, questo è un ritorno al Regio dove ha già cantato L'elisir d'amore di Donizetti e Il corsaro di Verdi, un ritorno con un titolo che ha lentamente maturato in questi anni cantandolo a Macerata, il debutto nel 2015, poi al San Carlo di Napoli, a Seul, all'Arena e appunto a Liegi.

Jessica, torna davanti al pubblico del Regio con Rigoletto che insieme a Il corsaro, La traviata e Otello costituisce il suo percorso verdiano. Ama la scrittura di Verdi?

«Sono emozionata per questo ritorno a Parma con un titolo verdiano così amato. Spero di far bene e che il pubblico mi voglia bene. Rigoletto è tra le mie opere predilette insieme a Lucia di Lammermor e La traviata. Amo Verdi perché è sincero, predilige la parola, il fraseggio, c'è un gusto di espressioni. Ogni volta che senti Verdi sei catapultato con la testa dove lui vuole. Musicalmente senti tutto. Verdi è Verdi. Insostituibile».

All'Arena lei ha già condiviso il palco con il grande Leo Nucci sempre in Rigoletto. Com'è cantare al fianco di un artista così acclamato? C'è il rischio di sentirsi in secondo piano, di essere “schiacciati” da tanto carisma?

«E' un piacere lavorare con lui. A Verona si festeggiavano i suoi 40 anni di canto all'Arena e condividere il palco è stato emozionante. Nucci è un artista incredibile, completo, con grande carisma e umanamente delizioso. Fin dalla prova musicale ha iniziato a darmi consigli tecnici e anche di regia. E' bello vedere questo atteggiamento di guida verso chi è più giovane perché capisci che c'è voglia di condividere e trasmettere l'esperienza di una vita. Cantare con un collega così ti fa sentire il peso, l'importanza di quello che stai facendo. Ti insegna moltissimo e non mi sento affatto schiacciata dalla sua fama e bravura. Quando si sale sul palco si fa musica e lo si fa insieme ognuno con le sue qualità. Ognuno, in quel momento, è indispensabile e importante a pari livello degli altri».

Per lei, soprano lirico d'agilità con voce piena, il ruolo non presenta particolari problemi. Per il resto che Gilda vedremo?

«Tre Gilde. Nel primo atto, bambina, sorridente, solare e positiva. Nel secondo già vediamo una Gilda più matura provata dagli avvenimenti, così come accade nella vita di tutti. Il terzo è concepito come l'atto in cui prende coscienza di sé, di quello che sta accadendo e si immola per amore. Vocalmente affronto il ruolo con molta tecnica, con gli accenti e con la parola così come Verdi richiede».

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