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ZIBELLO

Palazzo Pallavicino, spunta l'inghippo burocratico

08 gennaio 2018, 06:00

Palazzo Pallavicino, spunta l'inghippo burocratico

Paolo Panni

Un classico «pasticcio all'italiana», frutto dei nodi contorti della burocrazia, complica e tinge di «giallo» l'acquisizione, da parte del Comune di Polesine Zibello, dei tre lotti dello storico Palazzo Pallavicino, finiti all'asta. Una vicenda approdata sui banchi del consiglio comunale e che si appresta anche ad avere risvolti legali. Come noto tre lotti dell'antico immobile, simbolo indiscusso di Zibello, sono finiti al centro di un'asta giudiziaria e il Comune non ha mai fatto mistero di volerli acquisire, esercitando il diritto di subentro nella migliore offerta, previsto dalla legge. Da qualche settimana, in paese, circolavano voci secondo le quali il Comune sarebbe arrivato fuori tempo massimo nell'offerta per il primo lotto. Voci smentite nel corso dell'ultima seduta del consiglio comunale, durante la quale è stato deliberato l'esercizio dell'opzione di subentro all'offerta di acquisto per il secondo lotto. Replicando alle voci che si erano rincorse, il vicesegretario, che negli ultimi mesi ha mantenuto contatti sia col ministero sia con lo studio notarile che si occupa dell'asta, ha spiegato, parlando del primo lotto, che il Comune può esercitare il diritto di subentro solo una volta che la miglior offerta del privato acquirente è stata saldata, e solo dopo averne ricevuto comunicazione ufficiale da parte del ministero. Ma, complici un messaggio di posta certificata inviato all'estinto Comune di Zibello (quindi errata) e un'«inesperienza procedurale di altri soggetti» (indicata dal vicesegretario rimarcando che in Regione, in oltre quarant'anni, solo due volte un ente pubblico aveva esercitato questi diritti) sono trascorsi alcuni giorni, sufficienti a intricare la questione e a far sì che lo studio notarile incaricato procedesse con il trasferimento del primo lotto al nuovo proprietario. Decreto al quale il Comune, forte anche della prima delibera consigliare con cui subentrava all'offerta per un importo di 38mila euro, ha subito fatto opposizione, incaricando anche un legale.

Sia il vicesegretario che il sindaco Andrea Censi hanno tenuto quindi a rimarcare che «il Comune ha finora messo in campo tutti gli strumenti necessari, in modo corretto e in assoluta buona fede». Ora non resterà che attendere la soluzione dell'«inghippo», che richiederà probabilmente tempi non brevi e non poche carte «bollate». Nel frattempo è stata deliberata l'acquisizione del secondo lotto, che comprende un negozio e un laboratorio, per un totale di 108mila euro. A riguardo il sindaco Censi ha auspicato «che non ci siano ulteriori sorprese» rimarcando con forza la ferma volontà del Comune di ottenere tutti e tre i lotti per un importo che dovrebbe aggirarsi sui 200mila euro. «Se servirà una azione legale - ha detto il sindaco - si farà. Se questa non dovesse andare a buon fine allora ci saranno anche azioni politiche nei confronti di chi ha commesso errori». Dai banchi dell'opposizione, Manuela Amadei si è detta «preoccupata per questo groviglio di competenze tra enti pubblici» e ha espresso sostegno all'azione del Comune e del sindaco invitandolo, qualora fosse necessario, anche ad intraprendere una trattativa diretta con l'acquirente. Unico astenuto, il consigliere di maggioranza Pio Zantedeschi che ha chiesto di «evitare le strumentalizzazioni della volta precedente» rimarcando che la sua opposizione non aveva riguardato l'iniziativa in sé ma il modo auspicando che le questioni vengano discusse e chiarite maggiormente prima di essere votate. Ha inoltre ricordato che, rispetto al prezzo d'acquisto, tra spese burocratiche e successive opere di recupero i costi che il Comune dovrà sostenere saranno importanti.

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