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Personaggio

Del Rossi, in pensione ma con il bisturi in mano

10 gennaio 2018, 06:00

Del Rossi, in pensione ma con il bisturi in mano

Roberto Longoni

Carmine Del Rossi il primario ha appeso il camice al chiodo. E Carmine Del Rossi il chirurgo l'ha indossato, per continuare a operare all'Ospedale dei bambini del Maggiore. Puoi essere il bisturi preciso ed esperto che vuoi, ma amputare di netto dall'esistenza la tua professione-missione può risultare un intervento impossibile. Ancora di più quando la tua vita s'intreccia con quella di decine di piccoli (con famiglie annesse) affidati a te. Si rischia il trauma a uscire dall'oggi al domani dal reparto nel quale per anni sei stato il motore. «C'erano bambini in lista d'attesa per un mio intervento: ci tenevo a occuparmi di loro. E tenevo a esserci ancora per quelli che ho operato fino all'ultimo giorno da direttore di Chirurgia pediatrica. L'amministrazione mi ha permesso di rimanere, i colleghi erano contenti e io anche». E così Del Rossi resta nel reparto ora affidato a Emilio Casolari, per 30 anni al suo fianco: un professionista di grande esperienza, molto stimato, primus inter pares «in un gruppo valido e capace in grado di portare avanti la qualità assistenziale a cui c'eravamo abituati». Per l'ex primario ora c'è il contratto libero-professionale almeno per un anno. A titolo gratuito: in questo caso per fare volontariato non deve imbarcarsi su un aereo per l'Asia o per l'Africa. Ciò non toglie che presto partirà per il Bangladesh, il suo Bangladesh. Sarà la ventiseiesima missione nel Paese delle maree, dopo lo stop per motivi precauzionali lo scorso anno, causato dalla strage di Dacca. E intanto si attendono notizie dall'Africa: Kigali ha proposto a Del Rossi di avviare corsi di formazione di giovani chirurghi pediatrici. Quanto siano necessari lo dicono i numeri: in Italia, dove nel 2016 sono nati 450mila bambini (per 60 milioni di abitanti) ci sono oltre 250 specialisti. In Ruanda, dove le nascite sono state 750mila (per 12 milioni), non ce n'è uno: sembra che toccherà all'ex primario del Maggiore formare i primi. All'estero a capo di una scuola, dopo esserci stato a lungo da studente. Ma una chiamata è arrivata anche dall'Italia, dall'Università di Perugia che ha offerto un incarico da tutor... Tutto partì da Parma, oltre 40 anni fa. Il pescarese Del Rossi, allora universitario a Siena, se ne innamorò durante una gita. «Era la primavera del 1973. I profumi, i ritmi di vita, le vie piene di biciclette: fu un colpo di fulmine». E così l'anno dopo, era al Maggiore, specializzando in Chirurgia generale. Un breve periodo a Bologna, e il 15 agosto del 1978 era di nuovo a Parma, tra gli assistenti di Cesare Ghinelli, l'allora primario di Chirurgia pediatrica. «Ci spronava ad andare a studiare nei migliori ospedali di Chirurgia pediatrica del mondo». Tra i vari periodi di formazione, i sei mesi al Sick Children di Toronto e i due a Boston, al Children Hospital. «Se oggi il reparto vale, è anche merito della lungimiranza di Ghinelli». Non è un caso che nel reparto del quale Del Rossi è stato primario dal 2001 vengano ad affinarsi specializzandi di Chirurgia generale del Maggiore o, per sei mesi, i bisturi pediatrici di altre province. In 40 anni, l'ex primario ha visto crescere centinaia di colleghi ed è stato fondamentale nella crescita di tanti piccoli pazienti. «Quanti ne ho operati? Ventimila: 17mila a Parma e tremila all'estero». In Iraq, dove Del Rossi ha svolto quattro missioni prima delle Twin Towers, e in Ruanda (con due sessioni operatorie in due anni). Ma soprattutto in Bangladesh, con la prima partenza. Era il 1991: la Guerra fredda era appena finita, nei paesi musulmani divampava un po' ovunque una «Pace rovente» tra Occidente e fondamentalisti. Erano i tempi di Desert Storm. Il chirurgo parmigiano partì lo stesso: un bisturi come un fiore nei cannoni dell'intolleranza e del sospetto. I primi anni, operò in un ambulatorio nella giungla, seguendo i battitori nell'erba infestata dai cobra. Ma intanto i saveriani costruirono il Santa Maria Hospital di Khulna, ora punto di riferimento dell'ex primario e delle altre équipe della solidarietà medica parmigiana nel Paese dei grandi fiumi. «Sono orgoglioso di aver coinvolto tutti i miei collaboratori nelle missioni - sottolinea Del Rossi -. Queste attività, oltre a dare visibilità al reparto all'estero, hanno insegnato a tutti ad affrontare particolari complicanze chirurgiche». Una sfida allargata al di là di Parma. Sono una quarantina i chirurghi pediatrici di tutt'Italia coinvolti, 11 i primari: ora non più solo colleghi di altre province, ma compagni di squadra. «Anche chirurghi americani hanno aderito alle nostre campagne» ricorda Del Rossi, che nel 2016 ha ricevuto un'onorificenza a Providence (in Rhode Island) per il suo contributo allo sviluppo della Chirurgia pediatrica. Da padre, ha trasmesso ai figli il proprio sguardo senza confini: Michael, il primogenito, vende ceramiche per la Marazzi in tutto il mondo, Giulia lavora ad Amsterdam, in un'azienda di farmaci omeopatici. «Eleanora, 17 anni, frequenta la seconda liceo classico - sorride lui -. Vuole fare il medico». Indossare il camice che il padre non vuole abbandonare: perché il riposo, anche se «meritato», non sempre è gradito. «Non mi tremano né le mani né il cervello. Il mio bisturi può essere ancora utile».

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