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SPETTACOLI

Rigoletto, Elisabetta Brusa: «Rispettiamo la tradizione»

10 gennaio 2018, 06:00

Rigoletto, Elisabetta Brusa: «Rispettiamo la tradizione»

Lucia Brighenti

La tradizione ci viene consegnata dal passato: noi dovremmo aggiungerci la nostra firma, nel rispetto di quanto è stato, per tramandarla a chi viene dopo di noi con un senso di continuità». È l'idea di Elisabetta Brusa, regista che è stata assistente di Pier Luigi Samaritani e che, dal 1994, porta in scena un Rigoletto che di Samaritani conserva ancora scenografie e costumi. Un concetto di tradizione che si adatta perfettamente a questo allestimento, nato nel 1987 per il Teatro Regio di Parma, modificato dallo stesso Samaritani nel 1994 quando, già malato, ridisegnò la scenografia del secondo atto, ambientandolo in un teatro di corte. Non fece però in tempo a metterlo in scena e affidò la regia a Elisabetta Brusa che, da allora, ha portato lo spettacolo in tournée in tutto il mondo. Da venerdì (ore 20) «Rigoletto» torna nella sua città natale, opera di apertura della Stagione Lirica 2018 del Teatro Regio. Nel cast Leo Nucci (Rigoletto), Jessica Nuccio (Gilda), Stefan Pop (Duca di Mantova), il Coro del Teatro Regio di Parma e l'Orchestra dell'Opera Italiana diretti da Francesco Ivan Ciampa. «Nella tradizione ci sono passato, presente e futuro. – prosegue la regista Brusa – Spesso si mettono in polemica tradizione e innovazione ma quest'ultima non vuole dire tradire il passato, significa piuttosto arricchire la tradizione con i nostri mezzi, con le nuove tecnologie. Se si tradisce il passato, la causa è solo la mancanza di studio».

Come si è evoluto questo spettacolo nel tempo?

«Ormai lavoro molto liberamente, ma sempre con rispetto per Samaritani, scenografo e poeta. Sento la sua poetica molto vicina a me, appartiene al mio linguaggio. Provengo da un lavoro teatrale, e do molta importanza alla drammaturgia, alla narrazione: mi piace raccontare. Per far questo l'uso del corpo oggi è essenziale, poiché c'è una sensibilità visiva più sviluppata di un tempo. Credo molto nella teoria degli affetti, che nasce nel barocco e mette assieme tre aspetti fondamentali: insegnare, commuovere e dilettare. Se tutto questo funziona, si crea un momento di grazia, lo puoi quasi toccare ma subito lo perdi e devi ricominciare a lavorare per ritrovarlo».

Il cast è formato da cantanti di grandissima esperienza, come Leo Nucci, e giovani talenti... che energia danno allo spettacolo questi interpreti?

«Leo Nucci è una garanzia, fa parte del concetto di tradizione che diventa innovazione: ci mette il suo essere passato e presente che si apre al futuro, trasmettendo la sua esperienza alle nuove generazioni di cantanti».

Questo Rigoletto è stato messo in scena in tutto il mondo: come cambiano le reazioni del pubblico?

«Possono essere molto diverse. Prendendo come esempio due estremi opposti, in Messico il pubblico lo ha accolto in maniera solare, con tanti applausi, con più fisicità, mentre a Tokio la reazione di una sala colma di 1800 persone è stato un silenzio tombale, una vera commozione, espressa e trattenuta al tempo stesso. La cosa straordinaria è che, pur con modalità molto diverse, il risultato è stato sempre un successo».

Per informazioni e biglietti: tel. 0521 203999, biglietteria@teatroregioparma.it, www.teatroregioparma.it.

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