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ANIMALI

Nessun accordo per il recupero dei selvatici

11 gennaio 2018, 06:00

Nessun accordo per il recupero dei selvatici

Chiara De Carli

Più puntuale del brindisi di capodanno, dalla mezzanotte del 31 dicembre 2017 è scaduta la convenzione regionale che copriva il servizio di recupero dei selvatici e, naturalmente, sono riprese le lamentele da parte di chi si è trovato a chiamare i numeri di soccorso ricevendo quasi sempre risposte negative. Tassi, ricci, lepri e caprioli in difficoltà sono stati abbandonati al loro destino dall’assessorato all’agricoltura regionale, da cui dipende la tutela della fauna selvatica, e, per salvarli, i cittadini hanno dovuto fare ricorso ad una buona dose di pazienza e al buon cuore di veterinari e volontari dei Cras. L’ultimo, in ordine di tempo, è stato un capriolo che domenica mattina è finito sotto le ruote di un’auto tra Noceto e Medesano.

L’animale era rimasto ferito gravemente ma l’autista del mezzo ha tentato ugualmente il tutto per tutto chiamando i Rescue Dogs, che fino alla fine del 2016 hanno gestito i recuperi per la provincia di Parma, i carabinieri, impossibilitati al trasporto, Parmasoccorso, che dal 1 gennaio si trova però a non avere più un riferimento sul territorio. Alla fine la telefonata è «rimbalzata» fino al dottor Gianmaria Pisani che dallo scorso mese di settembre e fino a gennaio ha garantito la copertura del servizio attraverso un’apposita convenzione con la Regione. «Purtroppo l’animale presentava numerose fratture: gambe, sterno e mandibola avevano danni troppo gravi per poter essere messo sotto i ferri e quindi l’unica soluzione per non farlo soffrire inutilmente è stata quella di abbatterlo». Una decisione che ha deluso chi si era fermato lungo la strada per aiutare il povero animale ferito e che, dopo venti minuti di attesa dei soccorsi, ha visto svanire le sue speranze. Delusione che è condivisa dallo stesso Pisani ma per un motivo ben diverso: quello della gestione del servizio da parte degli uffici regionali che fanno capo a Simona Caselli. «Dal mese di settembre mi è stato affidato l’incarico dopo che, per mesi, avevo risposto alle chiamate di richiesta di soccorso in maniera del tutto gratuita come volontario. Alla firma della convenzione mi è stato detto che non avrei avuto diritto ad alcun rimborso, nemmeno forfettario, per gli interventi precedenti in quanto non era prevista la retroattività. A metà novembre è stato emesso un nuovo bando che prevede uno stanziamento di 300mila euro per tutta la Regione e che non considera alcune problematiche già emerse l’anno scorso come, ad esempio, la non apertura e non reperibilità h24 di diversi Cras del territorio».

«Sono un professionista e sentirmi prendere in giro non mi va, quindi ho comunicato alla regione che non avrei presentato la manifestazione d’interesse». A preoccuparsi della piega che stavano prendendo i fatti, già nelle scorse settimane, erano state anche le associazioni animaliste che hanno scritto direttamente alla Caselli chiedendo un interessamento particolare per il parmense ma l’unica risposta ottenuta è stata quella della proroga dei termini per la presentazione dei documenti fino al 12 gennaio: un dejà vu che fa temere che la vicenda non si risolverà in tempi brevi. Nel frattempo un altro servizio rimane vacante: quello del recupero e smaltimento delle carcasse. Il bando è infatti stato vinto da una ditta di Forlì che non sembra aver ancora provveduto atrovare un riferimento operativo in zona.