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Scattano i sequestri: «sigilli» alla ditta crotonese di Gigliotti

11 gennaio 2018, 06:02

Scattano i sequestri: «sigilli» alla ditta crotonese di Gigliotti

Georgia Azzali

L'ondata di arresti, nella notte tra lunedì e martedì. E ieri i «sigilli» a imprese, conti correnti e case: beni per un valore complessivo di oltre 50 milioni di euro. E' la fase-due della grande operazione «Stige». Che ha fatto finire sotto sequestro anche la G-Plast, la società che Franco Gigliotti aveva creato a Crucoli, suo paese natale, nell'autunno del 2015. Una ditta per il riciclaggio della plastica, ma soprattutto l'impresa che - secondo gli inquirenti - l'imprenditore parmigiano avrebbe messo in piedi per foraggiare la cosca ottenendo in cambio la possibilità di diventare leader nel settore e garantendosi l'«amicizia» del clan.

La G-Plast, che resta aperta ma è affidata agli amministratori giudiziari, è una srl controllata per il 70% dalla G.F. Nuove Tecnologie (l'impresa di Parma di cui Gigliotti è titolare insieme alla moglie), per il 20% da Maria Francesca Gigliotti, nipote di Franco e amministratrice formale della ditta, e per il 5% ciascuno da Tommaso Arena e Gabriele Cerchiara. Ma sarebbero le persone dietro le quinte a fare la differenza: Giuseppe Spagnolo, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa; Vittorio Bombardiere, Francesco e Gaetano Aloe, tutti e tre ritenuti uomini della cosca. Sarebbero loro, per gli investigatori, i soci «nascosti» della G-Plast.

Nelle maglie del sequestro preventivo, firmato dal gip De Gregorio, è finita anche la AG Film, già in liquidazione, che avrebbe avuto come socio occulto sempre il boss Spagnolo e sarebbe stata finanziata da Gigliotti, secondo gli inquirenti. Un'impresa con sede a Cirò Marina, in località Fatagò, dove si trova anche la base operativa della G-Plast.

In totale sono 60 le imprese, le aziende e le società in tutta Italia finite sotto sequestro. Sono poi state «congelate» centinaia di conti correnti e beni immobili. Nel mirino anche due degli arrestati a Parma: Vittorio Farao, figlio del boss Giuseppe (che sta scontando l'ergastolo), e Aldo Marincola, nipote di Cataldo, membro di spicco della cosca. Al primo sono stati sequestrati un appartamento su due piani a Cirò Marina, quattro auto, uno scooter e un quadriciclo. In più, gli sono stati bloccati 2.000 euro sui conti. Per quanto riguarda Marincola, poi, il gip ha dato il via libera solo al «blocco» di 2.000 euro e di un'auto.

Ma è chiaro che quando si tratta di beni personali, la caccia diventa sempre più difficile: le intestazioni sono spesso un problema insormontabile. A fare la differenza, però, facendo salire il valore dei patrimoni sequestrati sono le imprese e le società. E nell'operazione «Stige» ce ne sono di tutti i tipi: aziende di vari settori, pescherie, gelaterie, ristoranti e anche una ditta di pompe funebri. Ma i sigilli sono scattati anche per lo stabilimento balneare di Cirò Marina, «Nik Beach», già «Ninì Prince». Quello gestito (seppure in modo occulto) dal boss Spagnolo e in cui sarebbero finiti altri soldi di Gigliotti.

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