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Lutto

Addio a Giampiero Lombatti, dal Marocco a Casaselvatica

12 gennaio 2018, 06:02

Addio a Giampiero Lombatti, dal Marocco a Casaselvatica

Mara Varoli

Dalle Dolomiti alla Francia, ritornando verso il Lago di Garda: quanti viaggi su quella «vecchia signora» del '58. Una Mga color crema con gli interni di pelle bordeaux, che Giampiero Lombatti guidava con orgoglio, su strade di montagna e su vie più trafficate.

Il gusto per il bello, per l'arte, per i libri, per la musica e non per ultima, per la natura, Lombatti si lasciava trasportare volentieri dalle passioni raffinate di uomo colto ed elegante. Ma anche dalla curiosità, di cui l'intelligenza si alimenta. E la ricerca era la sua dote: «Un uomo forte, fortissimo - ricorda il figlio Vittorio -, pulito nei sentimenti, onesto e capace di grandi gesti di generosità. In una parola: raro». Tant'è che sono in molti oggi a piangere la sua scomparsa. Giampiero Lombatti aveva 64 anni e ancora tanti sogni da realizzare, nonostante una vita ricca di eventi e di successi professionali. Nato a Fornovo in una famiglia stimata, già per essere titolare della concessionaria di automobili, Lombatti si era diplomato al liceo classico Romagnosi, si era interessato al mondo delle scarpe. Un mondo che lo aveva portato fino in Marocco, dove a Casablanca aveva seguito la produzione per le aziende italiane. Un impegno durato trent'anni, senza però mai essere lontano da casa, dalla famiglia e dalla sua Parma. Una professionalità riconosciuta, convogliata poi in una nuova avventura, spinta dall'entusiasmo del figlio: «Negli ultimi anni, mio padre aveva abbandonato il lavoro in Marocco per condividere la realizzazione del mio sogno - continua Vittorio, 37 anni -. Era da tempo che volevo mettere in piedi un'azienda agricola per coltivare frutti antichi». E così è stato. Nel marzo del 2016 nel podere di Casaselvatica sono stati piantati i primi peri, meli, albicocchi e peschi: un frutteto biologico con 700 esemplari, che in primavera arriveranno a 2000. E così è nata l'azienda agricola Lombatti, sulle colline parmensi, per salvare piante che diversamente si perderebbero nella memoria: «Abbiamo sempre amato la natura e così insieme abbiamo pensato a questo progetto, in un posto che ci piaceva, come Casaselvatica - sottolinea Vittorio -. Un progetto di non facile realizzazione». Ma che con Giampiero, con il suo perfezionismo e con la sua capacità di ricerca e di cura dei dettagli, quel progetto riuscì senza grosse difficoltà. Là di fronte ai Salti del Diavolo. «Mio padre è stato in tutto e per tutto un punto di riferimento. Sempre. Oltre agli importanti valori che mi ha tramandato, ha sempre appoggiato le mie passioni, prima con la musica poi con il frutteto biologico», rammenta Vittorio. La famiglia ha infatti dominato la vita di Peo, come tutti lo chiamavano. La famiglia d'origine, con mamma Amelia, il fratello Paolo, che lo aveva raggiunto in Marocco per dedicarsi al turismo, e la sorella Barbara. Ma anche la bella famiglia che era riuscito a creare con l'amata Isabella: «C'eravamo conosciuti a 15 anni a Calestano - dice la moglie - e la nostra vita è stata molto felice: in pochi hanno avuto una vita così gratificante, proprio grazie a lui. Un marito impegnativo, per i suoi tanti interessi: il lavoro, ma anche le auto d'epoca, la cultura, lo sport, tra cui lo sci e la vela. Un marito che anche quando non c'era, perché lontano per impegni professionali, era comunque presente. Peo aveva tutto sotto controllo: era molto responsabile e le difficoltà non lo hanno mai intimorito. Era un uomo coraggioso. Ci ha lasciato un ventaglio di ricordi infiniti. E meravigliosi». I funerali si svolgeranno oggi alle 14,30 nella chiesa dello Spirito Santo in via Sant'Eurosia. Poi, Peo Lombatti tornerà a Casaselvatica, per riposare in quei boschi che lui tanto amava.

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