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CORNIGLIO

Bracconieri, strage di caprioli

12 gennaio 2018, 06:00

Bracconieri, strage di caprioli

Beatrice Minozzi

CORNIGLIO

Battute di caccia cinque giorni su sette, caprioli predati da bracconieri senza scrupoli e addirittura una carcassa lasciata a marcire nei bidoni dell’immondizia: questo, e molto altro, è accaduto nella zona di Villula, Agna e Ballone, nel cornigliese, durante la stagione di caccia sulla quale è appena calato il sipario.

Qualcuno sospira «finalmente»: sono alcuni abitanti della zona che non ne potevano più di vedere i boschi e gli animali selvatici predati da «cacciatori», se così si possono chiamare, anche nelle giornate in cui la caccia dovrebbe essere chiusa.

Secondo alcuni testimoni, infatti, per tre giorni a settimana queste persone cacciavano al cinghiale, attività consentita e regolamentata dal Calendario Venatorio Regionale, mentre gli altri due giorni si dedicavano ai caprioli, specie protetta il cui abbattimento è consentito solo ai «selecontrollori» - cacciatori di selezione che hanno frequentato un corso regionale per ottenere l’abilitazione - e solo in alcuni periodi dell’anno: dal 1 giugno al 15 luglio e dal 15 al 30 agosto per gli esemplari maschi adulti e «subadulti», e dal 1° gennaio al 15 marzo per le femmine e per i cuccioli nati l’anno precedente. «Li vedevo passare sotto casa mia tutti i giorni - come spiega un abitante della zona che preferisce rimanere anonimo per paura di ritorsioni - e il periodo era quello di caccia al cinghiale, durante il quale la caccia al capriolo non è consentita. Ormai sono 15 anni che questa storia va avanti».

«Le ho tentate tutte - aggiunge il testimone, che afferma di aver preso contatti anche con i Carabinieri Forestali - ma questi continuano a fare come gli pare». A parlare non è certo un animalista, che nutre sentimenti di avversione «a prescindere» verso ogni forma di caccia, ma una persona che vede la caccia «come uno sport, non certo come una forma di lavoro - come tiene a precisare -. Sì, perché questi individui cacciano per vendere la carne».

D’altronde, andando a caccia cinque giorni a settimana diventa anche difficile averlo, un lavoro. «Li sento sparare tutti i giorni - spiega -, li vedo perché passano davanti a casa mia. L’anno scorso ho anche provato a dire qualcosa e quest’anno, a fine novembre, mi sono ritrovato una carcassa di capriolo scuoiato nel bidone dell’immondizia davanti a casa».

Intimidazioni - forse - che sembrano prendere spunto da quei messaggi intimidatori di stile mafioso che non si penserebbe mai di poter ricevere in uno sperduto borgo appenninico. «Le foto scattate testimoniano questa mattanza - aggiunge un altro abitante della zona - e dovrebbero scuotere le coscienze delle autorità che dovrebbero porre un freno a questo scempio. Non ne possiamo più di assistere ad azioni spudorate di bracconaggio nei confronti dei caprioli, e come se non bastasse le carcasse e le teste vengono buttate nei bidoni del rifiuto residuo per urtare la sensibilità e la bontà delle persone a cui non vanno giù queste cose, neanche ci fosse la mafia di mezzo».

«Io spero che questo articolo possa servire a qualcosa - si augura il primo testimone, che ha anche fornito, appunto, una prova fotografica di quanto afferma -: a far cessare questo scempio o per lo meno a sensibilizzare le istituzioni sul tema. Se così non fosse, il prossimo anno tornerò alla carica nelle sedi opportune, facendo denuncia con nomi, cognomi e targhe».

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