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CONDANNA

Docente universitario perseguitato dall'uomo della ex

12 gennaio 2018, 06:00

Docente universitario perseguitato dall'uomo della ex

Roberto Longoni

Da un'eternità aspetta l'ora del giudizio per il suo persecutore, ma proprio quando arriva, sul suo volto appare un'espressione assente. «Due anni e 4 mesi oltre al pagamento delle spese processuali» annuncia il giudice Adriano Zullo a carico dell'imputato. E lui 57enne professore universitario, vittima del coetaneo alla sbarra accusato di essere il suo stalker, pensa ai dieci anni che nessuno potrà mai ridargli indietro.

«Un inferno. Non so come sia stato possibile sopportare tutto senza impazzire». Il docente-professionista parla della «propria condanna», quella che nessun tribunale avrebbe mai potuto infliggergli: perché la sua unica «colpa» sembra sia stata quella di esistere e di essere ancora il padre dei suoi due figli. Imperdonabile, per l'ex moglie (per lei 6.600 euro di multa per avergli impedito di rivedere i due figli), ma soprattutto per il suo nuovo compagno condannato per stalking.

Questa volta vittima di atti persecutori è l'ex marito, quello che di solito siede sul banco degli imputati. Tra l'altro, fu la moglie, un medico in una struttura pubblica, a dire basta nel 2008. Pare che il consorte destinato a diventare ex si sia ritirato in buon ordine all'annuncio della svolta: 15 anni di matrimonio sembravano chiudersi così. E invece ci sarebbe stata una coda piena di veleno.

I primi tempi di separazione furono senza particolari scossoni. Il professionista andava a prendere i figli dall'ex moglie nei giorni e negli orari stabiliti. Ma all'improvviso gli incontri cominciarono a farsi difficili. Sempre più. La dottoressa e il suo paziente diventato anche suo nuovo compagno di vita presero a innalzare ostacoli.

«A causa del suo modo di fare violento» sarebbe poi stato scritto in una delle tante denunce sporte contro il padre dei bambini. Cominciarono i litigi. E le telefonate, le offese, le provocazioni. L'ex marito si accorse di non essere ex quanto avrebbe voluto: era scomodamente al centro dei pensieri del nuovo convivente della madre dei suoi figli.

Il professore, accusato pubblicamente di essere un violento, nel privato veniva invece sbeffeggiato come «codardo». Riceveva telefonate ed sms a ogni ora, con contenuti relativi al tema. Quando smisero quelli dal cellulare, cominciarono quelli dai bar, dalle cabine telefoniche. Il professionista trovava messaggi nella buca delle lettere. Oppure, veniva cercato in Università: nemmeno sul posto di lavoro veniva lasciato in pace.

Più volte l'altro gli si faceva sotto, a muso duro, sfidandolo a «mostrarsi uomo». Niente di più facile che fosse proprio questo il suo obiettivo: se fosse partito anche solo un cazzotto, l'altro sarebbe riuscito a ribaltare i ruoli, trasformandosi in vittima. Il piano non riuscì: così proseguì lo stillicidio persecutorio. Una guerra di logoramento tesa anche a isolare sempre più il professionista. L'uomo si stava rifacendo una vita con una nuova compagna: anche lei ben presto si trovò a subire questa situazione. Fu impossibile trovare la serenità necessaria per costruire una vera coppia. Dopo un paio d'anni, lei alzò bandiera bianca.

Anche il primo avvocato scelto dal professore, una donna, dovette arrendersi. Contro di lei furono stilati fumosi esposti all'Ordine. Era attesa sotto casa, e anche la sua famiglia alla fine si era sentita nel mirino. Dopo un po', il docente dovette cercare un altro legale. Ne aveva bisogno, perché nel frattempo stava facendo a sua volta una collezione di denunce di svariato tipo. Lui le sporgeva circostanziate (ne ha firmato almeno una dozzina, anche per il taglio di quattro gomme dell'auto in una sola sera) e dall'altra parte partivano alla cieca.

«Le sole accuse dalle quali non sono stato assolto - spiega lui, sforzando un sorriso - sono tutte quelle archiviate». Tuttavia, questa difesa impostata sull'attacco a testa bassa un effetto lo ottenne: i figli tolti all'ex moglie non poterono essere nemmeno essere affidati al padre. E nemmeno ai suoi tre fratelli. Perché tutti, chi più chi meno, erano stati denunciati a loro volta: i ragazzini dovettero vivere tre anni e mezzo in una casa famiglia. «Mi era stata fatta terra bruciata attorno» ricorda il professionista. Intanto, l'altro collezionava richiami, decreti d'allontanamento più volte violati, fino all'arresto e ai conseguenti cinque mesi ai domiciliari.

Definire fascicolo il promemoria giudiziario di questa vicenda sarebbe riduttivo. Ci sono voluti quattro faldoni, per raccogliere tutti gli atti: se impilati, raggiungono un metro d'altezza. Ieri, i due fogli della sentenza: lo spessore necessario per arrivare alla fine, almeno per il primo grado. Almeno per ora. L'ex moglie è stata assolta dall'accusa di stalking per non aver commesso il fatto. Per il suo compagno, invece, il pm Lino Vicini aveva chiesto due anni per l'imputato: e il giudice ha aggiunto 4 mesi, oltre al risarcimento di 7mila euro ciascuno per i due fratelli e per il cognato, e di 10mila per la sua principale vittima. L'imputato è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali delle parti civili (2.850 euro ciascuno) oltre a 3.420 euro per due delle parti civili. Cifre che chissà quando verranno mai versate. Del resto, lo stesso stalker aveva detto alla sua vittima: «Io non ho niente da perdere, tu tutto». Tutto meno 10 anni.

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