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Polemica

Fecci: «I profughi non lavorano? Vadano a Sorbolo»

14 gennaio 2018, 06:03

Fecci: «I profughi non lavorano? Vadano a Sorbolo»

Non molla, Fabio Fecci. Dopo aver sollevato il caso, lo scorso dicembre, dei «profughi fannulloni» e dei patti non rispettati dalla cooperativa che li gestisce in merito ai lavori socialmente utili previsti (e di fatto interrotti), il sindaco di Noceto torna alla carica con una nuova lettera indirizzata alla cooperativa Biricc@ e per conoscenza al prefetto Forlani. Chiaro il messaggio: i richiedenti asilo non stiano più con le mani in mano.

«Gentilissimi operatori responsabili dei richiedenti asilo ospitati a Noceto in via Solferino - comincia la missiva - con la presente si intima la ripresa immediata dei lavori socialmente utili da parte di tutti i ragazzi ospitati dal 20 ottobre 2016 presso la struttura in oggetto, come stabilito nell'accordo firmato tra Comune di Noceto, Cooperativa Biricc@ e Associazione Impo, dove viene previsto lo svolgimento di un semplice servizio di pulizia aree verdi ubicate in un raggio di circa 1 km dal luogo di residenza, facilmente raggiungibili e ormai perfettamente conosciute dai soggetti interessati, considerato che i luoghi originariamente individuati non sono mai variati...»

Fecci ricorda che l'accordo è stato raggiunto e firmato «dopo più di quattro mesi dal loro arrivo a Noceto, considerato che gli ospiti erano sprovvisti di certificati di idoneità sanitaria, successivamente ottenuti a seguito delle mie continue pressioni presso gli enti competenti affinché fossero sottoposti a regolari visite mediche nel rispetto della loro salute e della integrità fisica, anche di tutta la comunità nocetana che li ospita. Sottolineo inoltre l'esortazione del vice prefetto Ubaldi, espressa durante il sopralluogo effettuato all'indomani dell'arrivo dei richiedenti asilo a Noceto presso l'abitazione - in mia presenza e di alcuni miei collaboratori del servizio sociale - con la quale veniva invitata la cooperativa ad attivarsi con urgenza per far sì che lavori socialmente utili e corsi di alfabetizzazione venissero previsti in maniera simultanea. E oggettivamente nulla di tutto questo è stato fatto per oltre quattro mesi, se non sporadiche e “casalinghe” lezioni di italiano».

Fecci, a cui la coop ha inviato una lettera nei giorni scorsi, sottolinea «la mancanza di rispetto da parte della cooperativa nei confronti della nostra amministrazione comunale» per non essersi preoccupata di comunicare a tempo debito l'interruzione dei lavori socialmente utili, svolti dai profughi da marzo a novembre 2017, pur riscontrando «finalmente che a un anno di distanza si sono programmati corsi di alfabetizzazione strutturati».

«Nella lettera - aggiunge il sindaco - viene disatteso nuovamente l'accordo a monte stipulato, che prevede che i ragazzi lavorino tutti i giorni della settimana per almeno tre ore al giorno, come ribadito anche alla presenza degli interlocutori che hanno fatto parte dei ripetuti tavoli di lavoro. Si chiede quindi formalmente di adempiere a quanto previsto nel suddetto accordo, provvedendo alla ripresa delle attività socialmente utili al mattino o al pomeriggio da parte di tutti i richiedenti asilo».

Nulla da dire sul comportamento dei profughi («i ragazzi si sono dimostrati socievoli e collaborativi»), Fecci punta il dito su chi ha la competenza della loro gestione «e deve fare in modo che non vengano rispettati i patti stabiliti. Altrimenti potrebbe essere una buona soluzione trasferire i profughi dove le cose ben funzionano come a Sorbolo, visto quanto dichiarato a mezzo stampa dal suo sindaco Nicola Cesari “dove studiano l'italiano, lavorano e riescono benissimo a fare tutto”, in evidente contrapposizione con le le mie dichiarazioni, considerato che pare proprio che certe cooperative non dispongano di personale adeguato per la gestione ottimale della loro accoglienza».

Ricorda, il sindaco, che per ogni richiedente asilo assegnato le cooperative ricevono 35 euro al giorno, «risorse che farebbero bene a tanti italiani che vivono sotto la soglia di povertà. Se ci sono delle regole, anche in casi come questi, vanno rispettate. Questo è un chiaro esempio di come in Italia anche le cose semplici non funzionano perché purtroppo vengono disattesi principi e regole elementari, gli stessi che gli stranieri che arrivano nel nostro Paese dovrebbero per primi a rispettare, ma ancor di più chi si assume la responsabilità di averli in carico e si fa garante di favorire il loro inserimento e la loro immagine presso la comunità ospitante, . Basta speculazioni economiche e sociali a discapito di chi le regole le rispetta». r.c.

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