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INCHIESTA PASIMAFI

Fanelli: «Mai prelevato soldi dalle tasse versate per i master»

15 gennaio 2018, 06:00

Fanelli: «Mai prelevato soldi dalle tasse versate per i master»

Esce allo scoperto con una nota inviata alla «Gazzetta», Guido Fanelli. La nuova accusa di essersi intascato anche parte delle quote per l'iscrizione a un master in Terapia del dolore e cure palliative lo porta a replicare con decisione. «L'addebito di aver prelevato somme dalle tasse versate dagli iscritti è frutto di un clamoroso errore - scrive Fanelli -. Partendo infatti da una telefonata privata alla mia segretaria nella quale segnalavo la necessità di far fronte alle spese e ai compensi dovuti a tutti i docenti che avevano partecipato al master, è stato completamente alterato il senso e il contenuto del mio discorso, per di più senza fare alcun accertamento sulle risultanze contabili del fondo del master stesso intestato all'Università di Parma».

Arrestato lo scorso maggio, Fanelli, allora direttore della 2a Anestesia e Rianimazione del Maggiore e docente dell'Ateneo parmigiano, è rimasto per cinque mesi ai domiciliari e tuttora - pur essendo libero - ha l'obbligo di firma in caserma. Decine i capi d'imputazione che gli sono piovuti addosso, a partire dall'associazione a delinquere: corruzione, peculato, ma anche truffa e abuso d'ufficio. E' la maxi operazione «Pasimafi», dal nome dello yacht del professore, che ha scoperchiato un grande business tra case farmaceutiche e medici, di cui Fanelli sarebbe stato il punto di riferimento numero uno. Ma su quella nuova imputazione, ossia sull'accusa di aver fatto la «cresta» sulle tasse del master, l'ex primario del Maggiore (nel frattempo sospeso sia dall'Azienda ospedaliera che dall'Ateneo parmigiano) replica sostenendo che il significato della conversazione con la sua segretaria sarebbe stato frainteso. «Facevo riferimento all'esigenza di garantire la più che legittima percezione dei compensi ai professori del master di secondo livello - annota Fanelli -, come previsto dallo statuto dello stesso e dalle regole e dalle norme del Dipartimento a cui afferisco, circostanza che è attestata dai documenti dell'Università, tra i quali si trova anche l'autorizzazione ad erogare quelle somme come era doveroso ed è sempre stato fatto».

Ma per gli inquirenti Fanelli si sarebbe intascato circa 200mila euro di quelle quote nel corso degli anni. Complessivamente, comunque, al professore sono stati sequestrati beni per 1 milione e 700mila euro, al termine dell'inchiesta portata avanti dal Nas e coordinata dal pm Giuseppe Amara, che nei mesi scorsi ha ottenuto il trasferimento alla procura di Modena, ma che ha chiesto di essere applicato per il processo, mentre il fascicolo è passato alla collega Paola Dal Monte. Nella nota inviata, però, Fanelli insiste sulla questione del master. «Ricordo che l'attivazione di master universitari - scrive - è titolo di merito come previsto dalla legge 210, in quanto garantiscono introiti all'Università come autofinanziamento, e il relativo flusso economico è gestito dall'Università stessa che dispensa su richiesta motivata del direttore, secondo le regole, le necessarie autorizzazioni per l'erogazione del denaro necessario al mantenimento del master stesso».

Fanelli, poi, nella parte finale della nota passa al contrattacco: «Bastava aprire il fascicolo amministrativo di quel master per avere la prova che io non ho mai ricevuto denaro né tantomeno tasse di altri - sottolinea -. Perché questa semplice verifica non è stata fatta? - aggiunge -. E' una lacuna investigativa troppo grave, sulla quale la procura di Parma dovrà indagare per capire chi ha interesse a deformare la mia immagine di docente e di uomo di scienza».

L'inchiesta «Pasimafi», però, è arrivata a conclusioni diverse. Con una lunga serie d'accuse per Fanelli. r.c.

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