Sei in Archivio bozze

EDITORIALE

La paura ci ha tolto perfino il Carnevale

di Francesco Bandini -

15 gennaio 2018, 14:55

La paura ci ha tolto perfino il Carnevale

Carnevale, la festa che per definizione è sinonimo di anarchia e spensieratezza, dove tradizionalmente ciascuno si sente libero di lasciarsi andare e trasgredire, quest’anno dovrà darsi una regolata. Sembra una contraddizione in termini, eppure è così. Colpa (o merito, a seconda dei punti di vista) delle nuove disposizioni in materia di sicurezza che un po’ ovunque, là dove si celebreranno grandi eventi festaioli, porranno limiti e paletti ben precisi allo svolgimento dei vari appuntamenti. Specie nei luoghi più celebri, da Venezia a Viareggio, da Ivrea a Cento, sarà adottata una serie di accorgimenti rivoluzionari per queste manifestazioni: numero chiuso, varchi sorvegliati, divieti di alcol e bottiglie, rigida pianificazione di ogni aspetto, tanto per citare le novità più appariscenti. E c’è da aspettarsi che anche le manifestazioni carnevalesche minori non saranno esenti da forme di disciplina e prevenzione decisamente più stringenti rispetto al passato.
Era inevitabile e, in fondo, anche auspicabile. Che occorresse innalzare il livello di attenzione e prevenzione era apparso a tutti chiaro quando i terroristi di matrice islamista si sono messi al volante di auto e camion trasformandoli in armi improprie e iniziando a falciare la folla sulle strade delle città europee. Ma per noi italiani la necessità di darsi regole più serie ed efficaci è risultata evidente anche all’indomani della disastrosa serata in piazza San Carlo a Torino, dove in occasione della finale di Champions è andato in scena un dramma per la leggerezza nell’organizzazione e per la mancata osservanza delle più elementari norme di sicurezza, con la conseguenza che un nonnulla ha trasformato una marea umana in un killer, travolgendo, schiacciando, ferendo e anche uccidendo.
Che sia per la paura di attacchi terroristici o per l’altrettanto fondato timore della tradizionale italica disorganizzazione, qualcosa prima o poi doveva iniziare a cambiare. Ed evidentemente il momento è arrivato. Mettiamoci l’anima in pace: nulla sarà più come prima. E verrebbe da aggiungere: finalmente. Certo, i fatti che hanno portato a questa accresciuta severità delle disposizioni sono circostanze terribili e luttuose, ma se non altro sono servite da lezione per aiutarci ad avere una maggiore consapevolezza dei rischi a cui si può andare incontro e che non è più possibile trascurare.
Ogni epoca ha le sue priorità, le sue esigenze e anche i suoi pericoli: oggi, nell'epoca che stiamo vivendo, i nuovi rischi a cui siamo esposti ci sono ormai noti e quindi non si può più rimandare e sottovalutare. Può essere scomodo, fastidioso e perfino frustrante, ma una cosa è ormai certa: è inevitabile, anche a Carnevale, quando ogni scherzo vale, ma quando di sicuro non vale la pena rischiare. E anche a casa nostra, a Parma, in una piccola città di provincia: nemmeno qui nulla sarà più come prima, perché nessuno è immune dal pericolo, che sia dovuto a pazzi invasati o più semplicemente a leggerezze e sottovalutazioni. Abbiamo già cominciato a rendercene conto e ad attrezzarci: con i camion o gli autobus di traverso sullo Stradone in occasione delle partite del Parma calcio, oppure con il numero chiuso e i varchi presidiati in piazza Garibaldi per il concerto di Capodanno. Tutto cambia, spesso a prescindere dalla nostra volontà. Ma ci sono esigenze di fronte alle quali è doveroso adeguarsi, perché non farlo comporta solo pericoli inutili.
fbandini@gazzettadiparma.net