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Il caso

«Io, musulmano, sono contro la chiusura delle "Luigine"»

16 gennaio 2018, 06:01

«Io, musulmano, sono contro la chiusura delle

Luca Molinari

«Sono orgoglioso di difendere i valori cristiani della scuola di mio figlio»: a parlare è l’imprenditore siriano (e musulmano) Radwan Khawatmi, rappresentante del comitato dei genitori dell’istituto scolastico Porta, in prima linea contro l’annunciata chiusura della storica scuola cittadina.

L’istituto di via Brigate Julia, gestito dalle suore Domenicane della beata Imelda (congregazione con cui si sono fuse le Luigine nel 2002), è il più antico della città e comprende tutte le fasce d’età, dai 3 ai 19 anni. Una vera e propria istituzione che ora rischia di sparire, mettendo in difficoltà tutto il sistema scolastico di Parma, oltre alle duecento famiglie che hanno uno o più figli iscritti all’istituto Porta. «Tutti mi chiedono come mai un musulmano difende una scuola cattolica – afferma Khawatmi – ma per me non c’è nulla di strano. Non vedo il problema. Sono orgoglioso, il cristianesimo è anche un patrimonio della cultura italiana. Ho famiglia a Parma, faccio l’imprenditore in Italia da quasi 50 anni, mi sento un siriano italianissimo. Quando ho iscritto il mio François a questa scuola di suore, ho firmato un patto per l’insegnamento religioso. A me importa che lui cresca con certi valori: cristiani o musulmani, non conta. M’importa che quel patto sia rispettato. E che quest’antica scuola non finisca qui».

Khawatmi non è nuovo a gesti che vanno al di là della propria appartenenza religiosa. Negli anni passati l’imprenditore musulmano aveva finanziato l’installazione di una nuova copertura in rame del fonte battesimale della chiesa di Maria Immacolata dopo che alcuni malviventi avevano compiuto un furto sacrilego, rubando l’arredo sacro dalla parrocchia di via Casa Bianca. Oggi Khawatmi è pronto a dare battaglia per fare in modo che l’istituto Porta non chiuda i battenti.

«Come comitato - spiega - abbiamo iniziato una serie di attività per la difesa della permanenza della scuola, una delle più antiche a livello italiano. Come genitori abbiamo firmato un patto con le suore per l’insegnamento sulla base dei valori cristiani e siamo molto delusi perché loro sono state le prime a non rispettarlo. Ci hanno inviato una lettera in cui si giustifica la chiusura dell’istituto per la carenza di vocazioni; uno scritto che ci ha lasciato perplessi, anche perché sembra prendere corpo l’ipotesi che dietro alla chiusura ci sia una operazione di speculazione edilizia». A preoccupare i genitori è anche il fatto che «non esistono scuole comunali in grado di assorbire un numero così elevato di studenti».

«Se le suore hanno intenzione di vendere la struttura ne prenderemo atto perché il bene è di loro proprietà – sottolinea il referente del comitato dei genitori -. Non possiamo però accettare che operazioni poco chiare passino sulla pelle dei nostri bambini. Per questo abbiamo comunicato alla superiora generale delle congregazione che qualsiasi trattativa andranno a intraprendere dovrà avvenire soltanto con la nostra approvazione».

«Chi acquisterà la scuola dovrà proseguire l’attività secondo il programma d’insegnamento cattolico da noi sottoscritto e mantenendo gli stessi docenti, senza smembramenti di alcun tipo. Solo a queste condizioni daremo il nostro assenso a una eventuale vendita».

Le suore della congregazione, da noi interpellate, non hanno ritenuto opportuno aggiungere nuove considerazioni sulla vicenda.

IN SOCCORSO

Sono giorni di trattativa fra la Congregazione delle suore domenicane della Beata Imelda e un soggetto privato, il cui nome viene tenuto riservato, per scongiurare la chiusura della scuola paritaria dell’infanzia e della scuola primaria «Santa Rosa» e delle scuole secondaria di primo e di secondo grado «Porta», gestite dalla congregazione.

In questa partita si è inserito anche il Comune, attraverso l’assessore ai Servizi educativi, Ines Seletti. «L’amministrazione vuole garantire la continuità didattica. Per questo motivo ho già incontrato le suore e un’altra società a cui ho proposto di prendere in gestione tutti i cicli educativi del plesso. Al momento, questa società sta studiando la situazione».

Il nome di questa realtà interessata a farsi carico della continuità didattica viene tenuto in cassaforte dall’assessore, che in questa delicata fase di trattative preferisce tutelare la privacy dell’ipotetico futuro gestore.

«Nel caso in cui l’operazione dovesse andare in porto si tratterebbe di una cessione del ramo d’azienda e questa è una soluzione che tutelerebbe gli insegnanti», ha spiegato l’assessore, durante la commissione consiliare Servizi educativi, affollata da tanti genitori i cui figli rischiano di restare senza scuola.

Nonostante la preoccupazione delle famiglie, esistono alcuni elementi che potrebbero far ben sperare a favore della continuità didattica, come l’incontro che è stato organizzato ieri pomeriggio fra la congregazione che gestisce le scuole e il privato interessato a subentrare all’attuale gestore.

«Mercoledì ci sarà l’incontro con il commercialista perché è emersa l’intenzione di andare avanti con l’affitto del ramo d’azienda», ha rivelato Ines Seletti, prima di specificare che il Comune «è disposto a partecipare a tutti gli incontri necessari affinché venga garantita la continuità didattica agli alunni».

L’assessore ha anche specificato che «l’interlocutore si impegnerebbe a mantenere la paritarietà della scuola». Il dirigente scolastico, Giovanni Ronchini, ha aggiunto: «Non facciamoci illusioni, ma possiamo dire che è stato avviato un percorso».

Nella peggiore delle ipotesi, fra i genitori c’è chi pensa di presentare una denuncia in procura per interruzione di pubblico servizio.P.Dall.

IL VESCOVO

«Io stesso sono venuto a conoscenza di questa decisione dalla stampa», afferma il vescovo Enrico Solmi in merito alla scelta delle suore imeldine di chiudere l’istituto Porta. «Non sono stato assolutamente avvisato – continua monsignor Solmi - e non ho avuto modo di interferire su una scelta che è stata presa in modo autonomo e che auspico, per il bene delle famiglie e dei lavoratori, che venga di nuovo rivalutata».

Non nasconde la propria amarezza il vescovo Enrico Solmi, che in questi giorni sta incontrando genitori, insegnanti e chiunque sia legato all’istituto Porta. «Come ho già fatto in questi giorni – afferma il vescovo – ribadisco la mia disponibilità a incontrare le persone toccate da questa decisione. Se dovessero esserci delle manifestazioni – conclude – sarò al fianco dei lavoratori e dei genitori, al pari di quanto avvenuto per i lavoratori della Froneri (il vescovo infatti nelle scorse settimane ha fatto più volte visita e ricordato nelle proprie omelie i lavoratori della vertenza Froneri ndr)». L.M.

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