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SCANDALO SANITA'

«Pasimafi», altri 8 medici indagati: sotto accusa anche Mutti e Caspani

16 gennaio 2018, 06:03

«Pasimafi», altri 8 medici indagati: sotto accusa anche Mutti e Caspani

Georgia Azzali

Il ciclone «Pasimafi» si è ingrossato. La calma, dopo la tempesta degli arresti di maggio, non è arrivata. La maxi inchiesta, portata avanti dal Nas, sul giro di mazzette che faceva andare d'amore e d'accordo medici e case farmaceutiche è stata chiusa, e gli indagati sono saliti da 75 a 87, con accuse che spaziano dall'associazione a delinquere alla corruzione, dal peculato all'abuso d'ufficio, dalla truffa al falso. Dirigenti e manager, ma anche camici bianchi: si sono aggiunti nuovi nomi, benché per 11 persone (oltre che per due società), inizialmente finite nel mirino degli investigatori, la procura abbia chiesto l'archiviazione. Sedici, inoltre, le aziende a cui viene contestata la violazione della legge 231 per non aver messo in atto modelli organizzativi tali da evitare i reati commessi dai propri dipendenti. Gli avvisi di conclusione delle indagini, firmati dai pm Giuseppe Amara e Paola Dal Monte, sono stati recapitati nei giorni scorsi. Il «numero uno», primo della lista degli indagati e primo come numero di accuse resta sempre lui: Guido Fanelli, il potente ex primario della 2a Anestesia e Rianimazione del Maggiore, in libertà da ottobre, ha accumulato 27 capi d'imputazione, compreso quello di essersi intascato 175.951 euro delle quote di iscrizione ai master sulla terapia del dolore e le cure palliative. «E' stato alterato il senso di una telefonata alla mia segretaria nella quale segnalavo la necessità di far fronte alle spese e ai compensi dovuti a tutti i docenti», ha scritto, ieri, in una nota Fanelli difendendosi. Peccato, però, che anche la sua segretaria - Katia Zatorri - sia indagata per peculato: sui suoi conti correnti sarebbero infatti transitati 54.000 euro, parte di quei 175.951 finiti nelle tasche dell'ex primario. D'altronde, secondo l'accusa, nel 2014 la segretaria avrebbe ottenuto una borsa di studio proprio grazie a un bando «predisposto appositamente affinché risultasse vincitrice». Un contratto poi rinnovato fino al 30 novembre 2016. Ma dichiarando il falso: è Fanelli che scrive l'attestazione da presentare al direttore del Dipartimento di Scienze chirugiche, Pierfranco Salcuni, per ottenere il via libera. «La ricerca di cui trattasi ha fornito esiti di sicuro interesse scientifico e necessità dì successivi stadi di approfondimento per il consolidamento dei significativi risultati già ottenuti e per lo sviluppo di ulteriori profili della tematica trattata», annota l'ex primario della 2a Anestesia. Ma in realtà il compito di Katia Zatorri, secondo gli inquirenti, era quello di gestire i rapporti burocratici e amministrative con le imprese farmaceutiche, non di fare ricerca. Restano le accuse contro Fanelli, nei confronti dei figli Roberto e Andrea, della moglie Fiorella Nobili e dell'ex braccio destro Massimo Allegri, ma anche quella contro l'ex rettore Loris Borghi: il famigerato «blitz» del 2015 - come lo stesso ex numero uno dell'Ateneo l'aveva definito in una telefonata - per fare entrare Allegri come ricercatore in pianta stabile all'Università. Concorso pilotato, secondo gli inquirenti, che è costato a Borghi l'accusa di abuso d'ufficio. E ora? Si va verso la richiesta di rinvio a giudizio, ma c'è ancora spazio per chiedere l'archiviazione da parte della procura. Gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere di essere interrogati. Poi, la procura deciderà se chiedere per tutti il processo.

Le rivelazioni sui medici indagati

Più che un reparto ospedaliero, un feudo. Da controllare e gestire con regole precise. Ma quelle - secondo gli inquirenti - erano le regole del grande capo, Guido Fanelli, primario della 2a Anestesia e Rianimazione del Maggiore, prima di finire ai domiciliari, lo scorso maggio. L'uomo che dava gli ordini - anche su chi fare entrare in corsia -, mentre qualcun altro avrebbe risposto accontendandolo e senza fare troppi problemi. Sono otto i nuovi camici bianchi finiti nelle maglie dell'indagine: nella lista compaiono Antonio Mutti, il primario di Medicina del lavoro e tossicologia industriale del Maggiore, nonché direttore del Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell'Università, e l'ex numero uno della 1a Anestesia e Rianimazione del Maggiore, Maria Luisa Caspani, in pensione da qualche mese. L'avviso di conclusione delle indagini è stato poi recapitato a Susanna Biondini, Fabiana Salici, Raffaella Di Pasquale, Adriana Valente, Michelina Ferro e Dario Bugada, tutti medici della 2a Anestesia del Maggiore, anche se alla Di Pasquale - secondo quanto riportato nell'avviso di conclusione delle indagini - è stato poi rescisso il contratto. Perché sono ancora due concorsi a finire nel mirino degli inquirenti. Selezioni pubbliche, per essere più precisi, ma in realtà - secondo gli inquirenti - costruite in modo da far entrare chi era stato scelto. Nel novembre 2016 esce il bando per due posti da dirigente medico nella 2a Anestesia: a capo della commissione esaminatrice c'è Fanelli, ma dell'organismo giudicante fanno parte anche Maria Barbagallo (indagata anche per il concorso del ricercatore Massimo Allegri) e Maria Luisa Caspani. Il risultato di quel bando, però, sarebbe già stato scritto: infatti, su indicazione di Fanelli, ai candidati che avrebbero dovuto superare le prove sarebbero state addirittura consegnate le domande in anticipo. Non solo. La graduatoria sarebbe stata predisposta ancora prima di verificare i risultati della selezione. Così, tra marzo e giugno del 2017, vengono assunte Salici, Biondini, Valente e Di Pasquale, ma a quest'ultima è stato risolto il contratto dopo l'acquisizione della documentazione messa insieme dal Nas. Sia i membri della commissione che i quattro medici sono indagati per concorso in abuso d'ufficio. Stesso reato anche per Michele Bocchi, il dipendente dell'Azienda ospedaliera responsabile del procedimento concorsuale. Fanelli, però, si sarebbe impegnato anche per fare arrivare alla sua corte un altro medico, Maurizio Marchesini, indagato pure per corruzione. Nel settembre del 2014, l'allora primario della 2a Anestesia, come presidente della commissione esaminatrice, avrebbe pilotato il concorso. Al suo fianco, come selezionatori, c'erano Maria Barbagallo e Michelina Ferro, anche quest'ultima medico del reparto di 2a Anestesia. Un'assunzione programmata ben prima del concorso, quella di Marchesini, «tanto da includerlo nei prospetti dei servizi del personale incaricato dei turni, ancor prima dell'espletamento delle prove concorsuali», si legge nel capo d'imputazione. E anche in questo caso, sia i tre commissari del concorso che lo stesso Marchesini sono indagati per concorso in abuso d'ufficio. E il primario Mutti? Nessun concorso contestato, ma un'accusa ancora più grave: peculato. Anche lui avrebbe infatti avuto un ruolo nell'affaire delle quote di iscrizione ai master su cui avrebbe messo le mani Fanelli. Dopo il pensionamento di Pierfranco Salcuni, Mutti - come responsabile del dipartimento di Scienze chirurgiche dell'Ateneo - avrebbe dato il via libera al pagamento di 37.088 a Fanelli «nonostante - si legge nel capo d'imputazione - la consapevolezza dell'illegittimità dell'impegno assunto dalla pubblica amministrazione in relazione all'oggetto inizialmente ipotizzato di "strategia articolata" di comunicazione per promuovere il IX congresso internazionale Simpar-Isura» di fine marzo a Firenze. Una causale che non avrebbe retto, così venne sostituita dalla dicitura: «quota iscrizione al congresso per specializzandi IX congresso internazionale Simpar-Usura». E questo sarebbe stato il modo per giustificare quella fuoriuscita di soldi, del tutto illegittima per gli inquirenti. Infine, tra i nuovi medici indagati compare anche il nome di Dario Bugada, un altro dei camici bianchi in forza all'ex reparto di Fanelli. Abuso d'ufficio, l'accusa. Secondo gli inquirenti, infatti, in accordo con il primario, nei primi mesi dello scorso anno avrebbe somministrato ai pazienti una combinazione di farmaci, violando però la disciplina sulle sperimentazioni cliniche, perché l'obiettivo era quello di favorire la Teleflex, la società brianzola che aveva bisogno di acquisire evidenze cliniche sull'utilizzo del farmaco Madnasal. Ma quella sperimentazione di fatto non sarebbe stata autorizzata. Otto medici in più, che vanno ad aggiungersi agli altri 12 già finiti sotto inchiesta nella prima fase delle indagini, tra cui il primario della Nefrologia, Salvatore David, e il cardiologo Luigi Vignali. Posizioni molto diverse, perché i reati contestati hanno un peso differente. E qualcuno potrebbe ancora uscire di scena, con una richiesta d'archiviazione. Ma la «scrematura» più consistente è forse già stata fatta.

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