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HA SCIPPATO DUE ANZIANE

Rapinatore incastrato da una foto

16 gennaio 2018, 06:00

Rapinatore incastrato da una foto

Luca Pelagatti

Credeva di farla franca. E per farlo puntava su due assi nella manica. Il primo è il tempo: da quando per due volte in pochi giorni aveva aveva rapinato e gettato a terra due anziane per derubarle delle collane che portavano al collo è passato parecchio tempo. Per la precisione più di tre anni. E quindi confidava di essere stato dimenticato.

Il secondo era in apparenza ancora più vincente: in Italia non era mai stato censito e fotosegnalato, denunciato o controllato. E quindi, in teoria, era come un fantasma, un signor «nessuno» di cui pareva impossibile abbinare volto e nome.

Credeva di farla franca: ma come spesso accade aveva fatto male i conti e esagerato con la fiducia in sè stesso. E adesso che è in via Burla avrà tempo per riflettere.

La persona di cui stiamo parlando è un albanese poco più che ventenne e i reati sono stati commessi nel settembre del 2014. In quei giorni di quasi autunno due sconosciuti, giovani e spietati, hanno affrontato in via Barilla e in via Micheli due anziane, rispettivamente, di 75 e 79 anni. Veloce il colpo e brutale la dinamica: uno strattone alla collana e via di corsa. E pazienza se una delle due vittime è finita a terra riportando una frattura del bacino da trenta giorni di prognosi.

Ovviamente subito erano scattare le indagini da parte della sezione Antirapine della Mobile che si era trovata però davanti un sentiero accidentato. Chi aveva colpito infatti, non era gente del sottobosco locale, facce note agli inquirenti di casa nostra, ma piuttosto pendolari del crimine, balordi in perenne fuga tra una rapina e un furto.

Nonostante questo gli uomini della Mobile il risultato lo avevano portato a casa: e uno dei due, un piacentino di 21 anni era stato fermato e messo in carcere. Ma il complice no, per lui non c'era stato nulla da fare. Quell'albanese per quanto braccato era riuscito a passare l'Adriatico e rifugiarsi nel proprio paese. Ma il tempo passato da allora a Tirana forse l'ha reso troppo ottimista. Così quando l'altro giorno è atterrato all'aeroporto di Rimini non si aspettava di essere fermato dalla Polaria, allertata da una segnalazione arrivata dalla nostra Mobile: «E' un ricercato e va fermato».

Detto fatto, l'uomo è stato arrestato ma lui sapeva di avere quell'asso nella manica. E lo ha giocato. «Io in Italia non sono mai stato, non potete accusarmi, non avete prove», si è difeso parlando tutto d'un fiato. Non sapeva però un dettaglio: e cioè che gli uomini della Antirapine tre anni fa avevano recuperato un fotogramma di un alberghetto dove aveva dormito di nascosto con il complice. E quella immagine, inequivocabile, lo ha incastrato. Il fermo è stato confermato e adesso in carcere. Si sentiva sicuro di essere un invisibile, un signor «nessuno». Invece ha un nome e un accusa: rapina. E dovrà pagare il conto.

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