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Anniversario

Filippo Ricotti, un anno dopo. La mamma: "Massese, nessuno fa nulla"

Lettera della madre del 17enne travolto e ucciso sulla Massese un anno fa a Cascinapiano

17 gennaio 2018, 06:03

Filippo Ricotti, un anno dopo. La mamma:

Sono la mamma di Filippo Ricotti, 17 anni, morto il 17 gennaio 2017. 

Morto sotto casa, travolto e ucciso, sotto gli occhi della sorella quindicenne, da un’auto che viaggiava a forte velocità. Filippo stava attraversando la strada per andare a prendere l’autobus che lo avrebbe portato a scuola.

Se il guidatore avesse rispettato i limiti di velocità previsti in quel tratto, Filippo sarebbe ancora vivo.

Negli anni scorsi, quando ancora i miei figli non utilizzavano mezzi pubblici, avevo segnalato alle autorità locali in più occasioni (prima verbalmente, poi anche per scritto) la pericolosità della strada, la mancanza di illuminazione, la velocità eccessiva dei mezzi (tutti i mezzi) che vi transitano, e la conseguente difficoltà di immissione per chi proviene da strade laterali.

Nessuna risposta.

Dopo il 17 gennaio, ho scoperto che tanti, prima di me, avevano segnalato gli stessi problemi e richiesto interventi.

Senza risultato.

Dopo il 17 gennaio, sono tornata in comune e, con mio marito, abbiamo chiesto da fare qualcosa perché non succedesse ad altri quello che è successo a nostro figlio.

Ci hanno detto che la loro autonomia è limitata, che alcuni argomenti sono di competenza del Comune, altri della Prefettura, altri ancora della Provincia o della Regione.

Nei mesi scorsi, a luglio, è stato illuminato il pezzo di strada davanti alla fermata dell’autobus (perché solo adesso?); questo rende, se possibile, ancora più angosciante ogni nostro rientro a casa.

Abbiamo chiesto un semaforo a chiamata, strisce pedonali, dissuasori, autovelox. Niente .

Sono stati effettuati controlli di velocità con pattuglie. Ma sappiamo tutti che, quando ci sono polizia o carabinieri, la postazione deve essere segnalata per legge e tutti rallentano, o perché se ne sono accorti perché gli altri glielo segnalano, con i fari…

Abbiamo chiesto di effettuare una rilevazione del traffico e della velocità, per creare maggiore consapevolezza in tutti gli interlocutori coinvolti.

A giugno, per alcuni giorni consecutivi, 24ore su 24, è stato installato un apparecchio per rilevare traffico e velocità sul tratto di strada dove Filippo è stato ucciso.

Ogni giorno transitano, nelle due direzioni, poco meno di 20.000 veicoli.

Più del 70%, in entrambe le direzioni, non rispetta i limiti di velocità.

Abbiamo chiesto l’installazione di un autovelox, fisso e sempre funzionante.

Non è chiaro a chi spetta l’ultima parola, chi debba/possa decidere. Sembra che la normativa non lo consenta.

Vengono stabiliti limiti di velocità e poi non esiste la possibilità di farli rispettare.

L’unica cosa che avrebbe potuto salvare Filippo, e che potrebbe salvare altre vite, non si può fare.

Non riesco, non posso, non voglio accettarlo.

TROPPI MORTI SU QUELLA STRADA

Chiara Cabassi

Appena dopo le prime luci del giorno il 17 gennaio di un anno fa, a Cascinapiano, all’altezza del bivio per Casatico, un’Alfa nera ha travolto in pieno uno studente. Filippo Ricotti stava attraversando la strada per andare a scuola. Con lo zaino su una spalla, come tutte le altre mattine. Quel 17 gennaio è stato l’ultimo giorno di un ragazzo pieno di vita. Non è stato dimenticato il ragazzo gentile, l’amico, il calciatore la cui vita è stata spezzata sotto gli occhi della sorella a due passi dalla loro casa. Al liceo Bertolucci, parla di lui la borsa di studio intitolata alla sua memoria, fortemente voluta e sostenuta dalla famiglia, che si è impegnata a finanziarla per i prossimi anni (le numerose e generose donazioni volontarie arrivate al liceo nel 2017 hanno già permesso di premiare quattro studenti meritevoli, ndr).

Al Bertolucci, dove Filippo frequentava la IV B, il murales, realizzato dai suoi amici e dai suoi compagni di classe, ricorda alcuni dei momenti passati insieme e racconta, con i colori, la vita a 17 anni. Sui campi della Langhiranese si è giocato e si giocherà ancora nel suo nome.

Anche un torneo di tennis e varie manifestazioni sportive hanno il nome di Filippo. Il suo ricordo, oltre a non essersi affievolito, è diventato, purtroppo, anche il simbolo di una strada «maledetta».

Quella Massese pericolosa su cui si concentrano gravi e frequenti incidenti (12 morti in 10 anni dicono le statistiche). Di recente, un intervento del Comune di Langhirano, ha migliorato l’illuminazione di quel tratto di strada. Ma all’altezza di Corcagnano, soltanto un mese fa, si è spezzata anche la vita di Giulia Demartis, 15 anni. Anche lei stava attraversando le strisce pedonali in un pomeriggio qualunque. Doveva andare in palestra. Un tratto di strada che molti pendolari percorrono migliaia di volte. In un senso e nell’altro. Sulla Parma-Langhirano i pedoni sono vulnerabili: i lampioni non illuminano abbastanza, le pensiline sono un filo d’erba senza protezione, gli attraversamenti mal segnalati, ed è un lungo susseguirsi di curve insidiose dove la fretta insiste sempre sull’acceleratore.

Paola Drago, la mamma di Filippo, è in prima linea affinché questa strada smetta di mietere vittime. Affida alla Gazzetta di Parma un appello, in questo primo anniversario della morte del figlio.

E’ una lettera (la trovate qui a fianco) che raccoglie il suo impegno, la richiesta delle cautele necessarie affinché altri genitori, altre famiglie non debbano vivere ciò che è toccato alla sua. «Apprendere della tragica fine di Giulia è stato come rivivere ciò che è accaduto a Filippo -. racconta Paola -. Non abbiamo previsto commemorazioni particolari per questo anniversario, abbiamo scelto di continuare a chiedere che questa arteria stradale, dove circolano ogni giorno migliaia di mezzi, venga messa in sicurezza. È un’arteria importante dove, però, la velocità delle auto è eccessiva e dove la carreggiata non consente un traffico sicuro. La Legge di Bilancio 2018 ha assegnato alle Provincie fondi per 1,6 miliardi e ribadito l’autonomia finanziaria degli enti. Nella conferenza stampa del 21 dicembre 2017 Il presidente della Provincia di Parma ha ribadito le priorità: sicurezza di strade ed edifici scolastici. Abbiamo chiesto un incontro al presidente e dovremmo vederlo a breve. Abbiamo incontrato il prefetto. Più volte il sindaco di Langhirano. Sappiamo che gli enti coinvolti sono diversi, ma siamo fiduciosi si possano trovare soluzioni condivise, chiediamo con forza che si concretizzino gli interventi necessari per cambiare le cose. Perché nessuno debba più morire».

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