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Ferrovia

I pendolari della Parma-Brescia: «Ogni giorno è un'odissea»

17 gennaio 2018, 06:00

I pendolari della Parma-Brescia: «Ogni giorno è un'odissea»

Cristian Calestani

Alle 6 del mattino la stazione di Colorno è avvolta dall’oscurità e dalla nebbia, quasi un presagio spettrale di quello che si può trovare salendo sui treni della linea ferroviaria Parma-Brescia, una delle 10 tratte peggiori d’Italia come «certificato» da un recente studio di Legambiente.

Tre rampe di scale proiettano dal parcheggio di via Roma in una sala d’attesa fatiscente dove i pavimenti sono sporchi, non c’è traccia di riscaldamento e le finestre hanno quasi tutte i vetri rotti, rattoppati in qualche modo con fogli di carta e cellophane dagli stessi pendolari. C’è e funziona, ed è già un lusso rispetto alla stazione di Casalmaggiore, la macchinetta automatica per i biglietti. Andata e ritorno per Casalmaggiore, da Colorno, costano 3 euro. Si timbra e si parte. Il treno delle 6.29 è puntuale. «Di solito a quest’ora va anche bene - spiega Mattia, studente 17enne colornese che frequenta l’istituto Santa Chiara di Casalmaggiore -. Il problema è al ritorno quando, in media, il treno che dovrebbe riportarci a casa ha quasi sempre tra i 10 e i 30 minuti di ritardo». Con lui c’è Rebecca, studentessa 14enne. «È capitato che il treno delle 14.15 da Casalmaggiore sia partito anche con un’ora di ritardo». Una situazione assurda se si pensa che il viaggio dalla stazione di Casalmaggiore a quella di Colorno, compresa la tappa alla fermata-rudere di Mezzano Rodani, necessita di una decina di minuti. Proprio a Mezzano Rondani salgono Silvia Allinovi, fisioterapista alla Fondazione Busi di Casalmaggiore, e la figlia 15enne Alice Tosi, studentessa del polo Romani. Dai dieci minuti di viaggio in auto da Mezzano Rondani, dove abitano, a Casalmaggiore si è passati ad un’ora di tempo per raggiungere posti di lavoro e scuola dopo la chiusura del ponte stradale.

«La beffa per noi - spiegano - è che il treno successivo a quello delle 6.29 è alle 8.29, quindi troppo tardi. La conseguenza è che alle 6.45 siamo già in stazione a Casalmaggiore pur iniziando lavoro e scuola alle 8. Nel mio caso - aggiunge Silvia - per un part time di 3 ore e mezza, resto fuori casa 6 ore». E così Silvia ed Alice, come altri pendolari, al mattino si fermano un po’ nella sala d’aspetto di Casalmaggiore, più ordinata rispetto a quella di Colorno ma comunque fredda. Ed anche qui le beffe non mancano. «I bagni ci sono e la luce al loro interno è accesa - raccontano -, tuttavia sono sempre chiusi ed inaccessibili». Manca la biglietteria automatica, ma se non altro il ticket per il viaggio si può fare anche sul treno rivolgendosi al controllore, senza sovrapprezzi.

Nel frattempo, intorno alle 7, la stazione di Casalmaggiore inizia ad animarsi. È in questo momento della giornata che arriva il maggior numero dei pendolari, ad occhio oltre 150 persone affollano lo spazio oltre la linea gialla. «Il treno arriverà puntuale o no questa mattina? Avrà tre o cinque carrozze?» sono le domande più ricorrenti di chi dallo scorso 7 settembre impiega in media due ore in più al giorno per andare e tornare dal lavoro. «Se il servizio funzionasse e i treni fossero in orario - spiegano alcune lavoratrici di Parmovo, casa della salute ed Asp di Colorno - il disagio della chiusura del ponte stradale sarebbe gestibile. Ma il problema è che viviamo nell’incertezza quotidiana di non sapere se il treno passerà o di quanto sarà il suo ritardo e quindi doversi giustificare sul posto di lavoro ed avvisare i colleghi». Tra i disagi maggiori alcuni pendolari segnalano quelli legati al treno di metà pomeriggio da Parma verso Casalmaggiore che compie i collegamenti, talvolta con una sola carrozza, costringendo gli utenti a restare compressi durante il viaggio. «Cancellazioni e soppressioni spesso non sono annunciate - aggiunge Monica Viola, pendolare da Colorno a San Giovanni in Croce -. Alle volte è lo stesso capotreno di un convoglio ad informare la gente in attesa in stazione. I treni sono vecchi e sporchi. In genere al mattino sono riscaldati, mentre quelli della sera capita che siano freddi».

In tanti ricordano poi gli annunci di incrementi di corse, promessi da Trenord ed istituzioni, non seguiti dai fatti. Inseriti, lo scorso 8 gennaio, e poi tolti, dicono i pendolari, anche i treni della navetta Parma-Piadena in partenza dalla nostra città alle 10.49 e alle 13.49 e dalla cittadina cremonese alle 12.10 e alle 15.15, in fasce orarie ritenute non strategiche dagli stessi pendolari. Intanto è ora di tornare nel Parmense. Si sale sul treno delle 7.15, quello più frequentato, e questa volta va tutto bene. Il convoglio arriva puntuale ed ha un numero di carrozze che permette a tutti di trovare un posto a sedere. Poi la discesa in massa tra Mezzano Rondani e Colorno. Da lì, da un paio di mesi, partono i bus navetta, finanziati dalla Provincia di Parma e fortemente voluti dal sindaco di Colorno Michela Canova, diretti ai quartieri industriali. «L’unica cosa che funziona - sussurra un operaio -. Ma appena migliorerà la stagione tornerò ad usare la bici per percorrere il ponte stradale».

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