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L'INCHIESTA

Alluvione, il pm: «Pizzarotti non lanciò mai l'allarme, nemmeno dopo il crollo del ponte della Navetta»

18 gennaio 2018, 06:03

Alluvione, il pm: «Pizzarotti non lanciò mai l'allarme, nemmeno dopo il crollo del ponte della Navetta»

Georgia Azzali

«Abbiamo fatto tutto quello che si doveva fare, prima, durante e dopo. Mattino, pomeriggio e sera», dice Federico Pizzarotti. Parole lanciate sul profilo Facebook, poco dopo aver ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini sull'alluvione che il 13 ottobre 2014 ha inondato una fetta della città. Ma per la procura non diede nemmeno l'allarme dopo il crollo del ponte della Navetta. Il capo d'imputazione - disastro colposo aggravato - è uno stillicidio di accuse gravissime. Già nel giugno del 2016 la «Gazzetta» aveva rivelato la notizia dell'iscrizione del sindaco nel registro degli indagati, ma nel frattempo l'inchiesta, portata avanti dalla polizia municipale e coordinata dal pm Paola Dal Monte, ha portato alla luce una lunga serie di sottovalutazioni e negligenze.

Quel piano mai rinnovato

Omissioni quel lunedì, quando il Baganza ha rotto gli argini, nei giorni immediatamente precedenti e addirittura nei primi due anni dell'amministrazione Pizzarotti. Perché «pur essendovi obbligato già a far data dal 2012», si legge nell'avviso di conclusione delle indagini, il sindaco non aggiornò il piano comunale di protezione civile che risaliva al 2007. E da lì, con un micidiale effetto domino, derivò una serie infinita di inadempienze. Addirittura, secondo quanto riportato nel capo di imputazione, Pizzarotti non esercitò mai il suo potere di attivazione della fase di preallarme/allerta «neanche a seguito del crollo del ponte della Navetta».

Eppure il sindaco, quale autorità comunale di protezione civile, sapeva che quel tratto del Baganza era molto a rischio e che in quell'area della città ci sono l'Ospedale Piccole Figlie, la casa protetta Villa Parma, una scuola materna, un centro sportivo e un centro riabilitativo, oltre al centro Telecom, da cui partono tutte le linee, anche quelle di emergenza. Non solo il piano del 2007 era vecchio e inadeguato, ma Pizzarotti - scrive il pm nell'avviso di conclusione delle indagini - «non provvedeva neppure ad aggiornare i nominativi delle funzioni di supporto e i relativi contatti telefonici, fax e email, utili a consentire la necessaria divulgazione delle informazioni all'interno della struttura di protezione civile e del Comune di Parma rendendo di fatto impossibile la conoscenza di tutte le allerte pervenute a partire dall'8 ottobre 2014 a tutto il 13 ottobre 2014».

Nessun presidio territoriale

Eppure le allerte meteo, che arrivarono a partire dall'8 ottobre, segnalavano progressivamente un peggioramento della situazione meteo. Tuttavia, il sindaco «ometteva di attivare un adeguato sistema di osservazione e monitoraggio H24 della piena, attesa e/o in atto nei punti critici già identificati dal torrente Baganza», si legge nell'atto.

Dodici pagine zeppe di rilievi pesantissimi. E negligenze altrettanto gravi. Pur essendo da aggiornare, anche il vecchio piano di protezione civile del 2007 prevedeva una serie di contromisure da mettere in campo, che però il sindaco non mise in atto. «Ometteva di attivare il presidio operativo e territoriale per garantire le attività di ricognizione e di sopralluogo delle aree esposte a rischio - scrive il pm nel capo d'imputazione -, di verificare che ogni responsabile di funzione del Centro operativo comunale fosse pronto ad attivare le operazioni delineate dal modello di intervento, di attivare il monitoraggio diretto delle aste idrometriche» del ponte Nuovo sul Baganza e del ponte Verdi sulla Parma.

Popolazione all'oscuro di tutto

D'altra parte, il controllo del livello dell'acqua sarebbe stato indispensabile, secondo la procura, visto che ai cittadini non arrivò alcuna informazione. Ma ciò che si ritrova nero su bianco nell'avviso di conclusione delle indagini è un distillato di cose non fatte, di ritardi e sottovalutazioni. Perché durante la «fase di attenzione», che fu attivata l'8 ottobre, la popolazione potenzialmente esposta al rischio non fu avvisata del pericolo, ma nessuna informazione fu data anche «una volta superata la soglia idrometrica di preallarme alle ore 15,20 del 13 ottobre a ponte Nuovo», si legge nell'avviso di conclusione delle indagini. Crollò anche il ponte della Navetta, eppure il silenzio restò assordante. Così, tutti residenti della zona, compresi personale e pazienti delle Piccole Figlie, dovettero mettersi in salvo a torrente già straripato.

Feriti e danni milionari

Nessun morto, ma rischi altissimi per tutta la popolazione della zona. Traumi e lesioni subiti da una decina di persone sono finite negli atti dell'inchiesta, a partire dal caso di un anziano ospite di Villa Parma con forti problemi di dispnea per non aver potuto fare per ore l'ossigenoterapia a causa della mancanza di corrente. E poi ci sono i danni: 2 milioni solo per le strutture e gli impianti dell'ospedale Piccole Figlie. Ma il conto finale supera abbondantemente i 100.

Ora spetterà al sindaco - e agli altri indagati - scegliere se farsi interrogare, oppure depositare atti e memorie difensivi. Venti giorni di tempo, poi il pm deciderà se chiedere il rinvio a giudizio. Ma dopo oltre tre anni di indagine, una richiesta d'archiviazione pare piuttosto improbabile.

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