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Il caso

Zebre «private»: soci contro amministratori

18 gennaio 2018, 06:00

Zebre «private»: soci contro amministratori

Paolo Mulazzi

Alcuni soci di minoranza della vecchia società Zebre Rugby ssd srl (il presidente onorario Fir, Giancarlo Dondi, l’attuale presidente dell’Amatori, Daniele Ragone, in veste di legale rappresentante dello sponsor/partner Lavanderie Bowe, il nocetano e primo presidente dell’era Zebre, Daniele Reverberi, l’altro nocetano Gabriele Ruffolo, in veste di legale rappresentante della Seraco, Mario Percudani, Stefano Bellucci, Gianluca Facini, Gianfranco Martino e Massimo Nonnis) hanno presentato il ricorso a un arbitrato nei confronti di 9 amministratori tra presidenti (Stefano Pagliarini e Cosetta Falavigna) e membri del consiglio di amministrazione (Daniele Margherita, Carlo Rizzardi, Ennio Speranza, Ernesto Cavatorti, Luigi Rodi, Fabrizio Nolli, Corrado Azzali) in carica dalla data del 27 dicembre 2016 all’estate scorsa, quando finì l’epopea privata.

L’atto è stato già notificato alle controparti che possono evitare l’arbitrato transando. I tre arbitri nominati dal tribunale sono gli avvocati Ludovico Bazini, Francesca Di Sanza e Matteo de Sensi.

Dovranno verificare se quegli amministratori abbiano arrecato danno patrimoniale alla società Zebre Rugby ssd srl e ai soci, come ipotizzano i ricorrenti nell’atto avente oggetto l’azione di responsabilità, e nel caso quantificarne l’entità per il risarcimento, che detti ricorrenti verserebbero in un fondo destinato all’attività giovanile, dall’Under 14 a salire, di Amatori e Noceto (in sostanza le due società rappresentate dai ricorrenti). Perché quella data spartiacque? E’ il giorno dell’approvazione del bilancio, non sottoscritto dal collegio sindacale abolito in corsa dal consiglio d’amministrazione, atto consentito dallo statuto. Di lì a una decina di giorni, il presidente in carica, Pagliarini, avrebbe fatto un appello pubblico nella sede della Provincia chiedendo un milione di euro entro febbraio 2017, pena il non vedere un futuro.

Appello caduto nel vuoto e conseguente perdita che alla fine di quel mese sfiorava i 700 mila euro con relativo, verosimilmente, azzeramento del capitale sociale. Pagliarini si dimise poco dopo e gli subentrò la Falavigna. Il primo presidente del breve interregno privato, Gianluca Romanini, si era dimesso dopo pochi mesi dalla nomina in disaccordo con la maggioranza del cda, seguito, poi, da altri membri.

La srl è attualmente in procedura di liquidazione (lo sbandierato, con tanto di comunicato alla fine di marzo 2017, concordato in bianco per la continuità aziendale non è mai stato posto in essere). Questo passo formale è figlio del documento fatto mettere agli atti nell’ultima assemblea dei soci del 4 luglio scorso e di varie sollecitazioni con, sullo sfondo, anche i rapporti con la Fir, ora tornata socio unico con nuova società.

Le Zebre «private» sono state un matrimonio difficile sin dagli inizi, estate 2015, non una novità per il movimento locale. Una spaccatura risalente alla stesura dell’atto costitutivo, come raccontavamo a inizio luglio scorso, tra la maggioranza facente riferimento all’ala colornese e al consigliere federale Stefano Cantoni, promotore della privatizzazione e dell’azionariato popolare, e la «fronda Dondiana», estromessa, a detta di quest’ultima, grazie alla «scelta» di ridurre il numero dei consiglieri da 15 a 11 senza alcun loro componente, fatto che non sarebbe andato nella direzione dello slogan «rugby, la passione che unisce».

Ricorrenti, Dondi in primis, che avrebbero avuto alcuni sponsor pronti a investire, lo avevamo riportato giusto un anno fa, ma non se ne fece nulla per questioni di governance.

La partita, ora, è in mano agli arbitri, ma è già stata persa. Da tutti.

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