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EDITORIALE

Smartphone al volante? L'auto progredisce. L'uomo regredisce

di Aldo Tagliaferro -

19 gennaio 2018, 16:03

Smartphone al volante? L'auto progredisce. L'uomo regredisce

C'è una piaga quasi invisibile che ogni giorni mette in pericolo la vita di tutti noi. Miete più vittime del terrorismo eppure sembra non spaventare chi siede al volante e puntualmente armeggia con disinvoltura sul proprio smartphone. Trasformandosi in potenziale killer per colpa della mail di un cliente, o per un messaggio alla fidanzata, una chat con le amiche, una curiosità impellente da sfamare con wikipedia. Non fa differenza che sia per lavoro o per sollazzo: distrarsi mentre si guida può essere letale. Sembra banale ricordarlo, eppure i numeri sono agghiaccianti: una recentissima ricerca dell’ente americano National Safety Council ci racconta che lo smartphone si utilizza in media 3,5 minuti ogni ora che si è al volante. Lo ammette candidamente l’88% degli intervistati (3,1 milioni di automobilisti, non proprio pochi...). L'effetto è devastante: +6% i morti sulle strade nel 2017, +7% gli incidenti con feriti gravi e la causa principale è la distrazione al volante nonostante le auto siano oggi più sicure.

Non va molto meglio da noi, come testimoniamo a pagina 6 e 7, perché nella società digitalizzata il telefonino è diventato l'appendice irrinunciabile, la connessione malata con il mondo che ci fa preferire la vita su WhatsApp a quella reale. Però l'industria automobilistica (e anche quella dell'elettronica) stanno investendo somme enormi per costruire un futuro migliore che somigli tanto al passato delle carrozze, con la differenza che il cocchiere sarà un software e le auto si guideranno da sole, lasciandoci liberi di «pistolare» sul tablet, di leggere Guerra e Pace o di risolvere un Sudoku. Fantascienza? Tutt'altro. Anzi: la guida autonoma è già pronta e ogni Casa ha riunito team di ingegneri dediti all'autonomous driving in previsione di aver oltre 30 milioni di veicoli in circolazione nel 2040, praticamente dopodomani. I vuoti da colmare in questi anni saranno le infrastrutture, perché servono strade curate (segnaletica orizzontale in primis), miglioramenti tecnologici per la guida su ghiaccio e neve che rischia di «accecare» i sistemi, oltre agli accorgimenti legali e amministrativi da apportare al codice della strada.

Ma tanti di noi già si stanno allenando con la guida autonoma perché quasi ogni nuovo modello è dotato di sistemi capaci di mantenere la distanza dal veicolo che ci precede fino all'arresto completo, sa compiere una frenata di emergenza, mantenere la corsia, avvisarci di un veicolo nell'angolo cieco, parcheggiare da sola e così via in una giungla di acronimi inglesi che sintetizzano il primo passo verso la guida autonoma, e magari anche elettrica già che ci siamo. Un bagaglio tecnologico da astronauti, nel quale i sistemi Bluetooth per gestire le telefonate senza togliere le mani dal volante sono tanto diffusi quanto ignorati, così come i comandi vocali per gestire gli sms (presenti perfino su diverse utilitarie).

La tecnologia può fare passi da gigante per l'umanità ma un piccolo passo deve farlo anche l'uomo connettendo i neuroni e rinunciando per qualche minuto alla schiavitù del telefono. Guardatevi intorno: auto che oscillano o rallentano senza motivo nascondono spesso uno smartphone in azione. Peccato che anche il legislatore ci abbia messo del suo: l'estate scorsa il Ddl Meta puntava a raddoppiare le sanzioni (oggi fino a 600 e passa euro con sospensione della patente da 1 a 3 mesi se si reitera il reato) ma la proposta è rimasta tale. Complimenti.