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Testimonianza

«Un truffatore mi ha rubato l'identità: insultato e minacciato da mezza Italia»

20 gennaio 2018, 06:03

«Un truffatore mi ha rubato l'identità: insultato e minacciato da mezza Italia»

Laura Frugoni

«Quel tizio mi ha rubato l'identità per truffare il prossimo. L'ha fatto un sacco di volte, un professionista. E sai com'è finita? Tutti quelli che è riuscito a truffare sono venuti a cercare me: ho ricevuto minacce e insulti praticamente da tutta Italia...».

Massimo - il nome è l'unica «pennellata» di fantasia di questa storia assolutamente (sur)reale - è un giovane parmigiano di 32 anni, trasfertista di professione.

Tipo sveglio, simpatico e ciarliero: non si sente affatto una preda facile per i malintenzionati, piuttosto l'ennesima dimostrazione vivente di quanto sia facile - nel paese delle meraviglie di Internet - finire impigliati mani e piedi nella rete.

«La scorsa estate - comincia a raccontare - avevo messo la mia auto in vendita, una Lancia Y del 2010, su un portale specializzato. Chiedevo 4500 euro. Un giorno mi chiama un signore, dice che è molto interessato alla mia macchina. “Riesci a inviarmi altre foto così la guardo meglio?. Mi manda un messaggio: conferma l'interesse e chiede la fotocopia del libretto per farsi fare il preventivo dall'assicurazione. Fin qui non sento puzza di imbroglio. Dopo due giorni mi richiama: “ho deciso, la compro”. Mi pare un po' strano: ma come, non viene nemmeno a vederla? Ma quel tizio ci sa fare, è molto convincente: “mi fido, è un buon prezzo, piace anche a mia moglie”. Il giorno dopo si rifà vivo: “se mi mandi l'Iban e la fotocopia del documento domani ti faccio il bonifico”. Faccio come dice e da lì in poi comincia l'incubo».

La faccenda prende immediatamente una piega losca: l'aspirante acquirente scompare dall'oggi al domani.

«RIDAMMI I MIEI SOLDI»

Provare a chiamarlo è inutile: il telefono squilla a vuoto. Idem con gli sms: nessuna risposta. L'inserzionista prova per un po' a contattarlo, poi ci rinuncia senza dare troppo peso alla sparizione («avrà cambiato idea»).

«Dopo un paio di mesi, mi trovavo in Scozia per lavoro e mi chiama un ragazzo sul cellulare. Molto agitato: “voglio i miei soldi indietro, ti ho dato 300 euro di caparra per la macchina... ma tu mi vuoi fregare”.».

Massimo non ci mette molto a capire chi sia il vero artefice della fregatura: «Le foto della Lancia Y visionate dal ragazzo erano le stesse che avevo fatto io. Gli ho spiegato com'era andata, “siamo stati truffati tutti e due” e a quel punto ho deciso: appena rientrato in Italia sarei andato a fare denuncia».

Così è andata veramente: Massimo, una volta rientrato, è andato dritto alla polizia postale a raccontare tutta la storia. Senza sapere di essere ancora all'inizio del tunnel.

«Dopo un paio di giorni mi ha chiamato un finanziere di Lecce. Arrabbiatissimo, voleva indietro 2500 euro che un suo amico aveva appena sborsato per comprare la macchina».

PREZZO DIMEZZATO

Sì, perché a quel punto era il truffatore a pubblicare «a pioggia» gli annunci online a nome del vecchio inserzionista e per fare abboccare meglio i pesci aveva quasi dimezzato il prezzo originario (Massimo la vendeva a 4500 euro, lui a 2500) e ritoccato il chilometraggio: 80mila chilometri assicurava l'annuncio, mentre la Y ne aveva macinati il doppio. Come resistere al quell'affarone?

«Sai cosa faceva quel farabutto? Prendeva la mia foto dal profilo Facebook e la caricava sul suo cellulare: se gli inviavi un messaggio WhatsApp ti compariva la mia faccia, mentre i suoi riferimenti erano ovviamente tutti falsi. Alcuni dei truffati mi hanno rintracciato proprio attraverso Facebook: una coppia di Trieste è venuta fino a Parma, dopo aver letto il mio indirizzo sul libretto di circolazione. Peraltro vecchio: hanno chiesto di me ai titolari della pizzeria sotto casa, “è andato ad abitare via”.

INNOCENTE E «BRACCATO»

Massimo si ritrova così ad essere rincorso, braccato da una pattuglia spennata e imbufalita. Prendersela con lui diventa inevitabile: la reazione più logica. Non sempre solo parolacce, però. «Una signora si è messa a piangere al telefono - sospira il 32enne - non riusciva a capacitarsi, “ho speso tutti i soldi che avevo per comprarmi una macchina”».

PAROLACCE E LACRIME

Proprio qui sta la parte imperdonabile: in questo genere di raggiri gli specchietti per le allodole non sono macchinoni ma modeste utilitarie che i loro anni li dimostrano tutti. Sempre la stessa storia: colpire i più deboli è comodo e relativamente facile.

L'incubo di Massimo è andato avanti fino a fine novembre: il truffatore indomito continuava a proporre la fantomatica Lancia Y «e io periodicamente contattavo il portale di turno facendo presente che il proprietario dell'auto ero io e dovevano “bannare” l'annuncio. Tempo due settimane e quello lo rimetteva».

LA MOGLIE FURIOSA

Com'è finita? Al culmine dell'esasperazione Massimo è riuscito a vendere davvero la sua Lancia Y. L'orda dei gabbati furiosi pare essersi placata, anche perché nel frattempo qualcosa dev'essere successo. La montagna di denunce è lievitata «sicuramente ha colpito anche a Ravenna e chissà in quanti altri posti».

Mister-truffa nel frattempo deve aver perso un po' di smalto, forse comincia a sentire il fiato sul collo di qualche divisa. L'8 gennaio Massimo ha ricevuto un messaggio da un numero sconosciuto: mi chiami? E' urgente. Quando ha composto il numero è stato investito da una specie di Erinni: «Pezzo di m... Hai rovinato una famiglia, mio marito per colpa tua ha perso il lavoro e adesso come faremo a sfamare i nostri figli?».

Il giovane le ha risposto per le rime: l'unica persona che aveva denunciato in vita sua era nient'altro che un truffatore. Non è chiaro quale fosse il «lavoro» a cui alludeva la consorte ma probabilmente per lei era un dettaglio: dopo qualche altra parola irripetibile, s'è dissolta pure lei in un clic.

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